VERONESI FA IL BIS CON I SUOI MOSCHETTIERI, RIMASTI IN TRE CLIMA GOLIARDICO TRA CITAZIONI E FREDDURE (IL 25 SU SKY)
CondividiShare this article Google+ Facebook twitter Email

VERONESI FA IL BIS CON I SUOI MOSCHETTIERI, RIMASTI IN TRE CLIMA GOLIARDICO TRA CITAZIONI E FREDDURE (IL 25 SU SKY)

Bisogna prenderlo per una strenna natalizia, senza andare tanto per il sottile. Due anni dopo “Moschettieri del re – La penultima missione”, arriva il seguito, “Tutti per 1 – 1 per tutti”, che si potrà vedere il 25 dicembre su Sky, diciamo gratis (anche su Now Tv on demand). Naturalmente c’è sempre Giovanni Veronesi alla regia, stavolta in combutta con ben tre sceneggiatori, ovvero Ugo Chiti, Giulio Calvani e Nicola Baldoni. Magari si sono sentiti i quattro moschettieri della commedia in costume, benché Aramis stavolta manchi all’appello. Il più fighetto dei moschettieri è morto in missione, pare che Sergio Rubini avesse un suo film da preparare; però la sua voce torna qua e là, essendosi lo spadaccino reincarnatosi in un lupo che ricorda quello di “Balla coi lupi”.

Il tono è goliardico, un po’ da cazzeggio tra ilare e crepuscolare, in chiave di farsesco metacinema; si mischiano secoli, riferimenti, tormentoni e freddure, in una sorta di collage dove tutto confluisce: Brigitte Bardot, Pinocchio, la saga di 007 con tanto di “Q” e gadget speciali, l’armata Brancaleone, le Frecce rosse, “nani e ballerine” di craxiana memoria, Lucio Battisti, Franco Battiato… E proprio “La cura” di Battiato fa da leit-motiv: alcune parole del testo sono messe in bocca al lupo Aramis, il motivo musicale viene riarrangiato in toni folk, nella cavalcata in sottofinale irrompe invece la canzone come la conosciamo.

Se l’altro film ricostruiva “la penultima missione” qui siamo all’epilogo definitivo, almeno credo. Esaurito il prologo contemporaneo, con tanto di mascherine a scuola, ci si ritrova, inseguendo la fantasia di un bambino innamorato e infelice, nel Seicento più o meno canonico,  stavolta ricreato in Toscana.

Athos, Porthos e D’Artagnan, cioè Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea e Pierfrancesco Favino, sono a un passo dalla pensione, perfino i cadetti si burlano di loro. Athos soffre di labirintite e ci sente poco, Porthos è bloccato dal colpo della strega, D’Artagnan ha i soliti problemi con le parole difficili, gli dicono vettovaglie e lui cerca tovaglie. Nondimeno la regina Anna d’Austria, ovvero Margherita Buy, pure lei immalinconita per l’età e dedita al vino, ha un compito speciale per i suoi moschettieri, “o quel che resta”: debbono scortare l’adolescente principessa Ginevra e sua madre Enrichetta I d’Inghilterra, ossia Sara Ciocca e Anna Ferzetti, fino ai confini con l’Olanda, in vista di un matrimonio d’interesse reale.

L’andamento itinerante serve a Veronesi per orchestrare una scorribanda fantastica, s’intende di cappa e spada, nel quale pigiare, senza ritegno, strizzatine d’occhio di ogni tipo. Ecco un Cyrano de Bergerac che parla siciliano alla Modugno e guida la repubblicana Corte dei Miracoli (Guido Caprino); ecco una selvatica/sexy veggente ribattezzata Tomtom, un po’ fool e un po’ navigatore ante-litteram (Giulia Michelini sotto la parruccona riccia); ecco un mostruoso eremita dal cuore gentile, Beghelì, che tutto sacrificò per salvare dei bambini da morte sicura (Giulio Scarpati).

Anche il titolo scritto così, a modificare appena il celebre motto dei quattro moschettieri, alla fine si spiega: tutti gli eventi, nell’andirivieni temporale, sono visti con gli occhi dell’impavido bambino di cui sopra, chiamato Buffon, e quindi titolare di una specie di maglia con il numero “1” bene in vista (è Federico Ielapi).

Avendo ricevuto carta bianca da Sky, Veronesi procede per accumulo ribaldo di sketch, c’è pure un buffo canto sardo di fronte alla tomba di Aramis; sarà per questo che il film dura due ore e non si nega nulla, perfino le amichevoli comparsate di Adriano Panatta e Giuliano Sangiorgi nei panni rispettivamente del ciambellano di corte e del venditore di meloni. Ne esce una commedia “family”, insieme sfrontata e stiracchiata, nella quale il regista pratese celebra il proprio amore per i generi cinematografici, anche “Il mio West” nasceva così, con l’aria di chi può fregarsene di tutto, allegramente, recensioni incluse. D’altro canto non ha nemmeno da misurarsi con gli incassi della sala cinematografica, che sembra ormai quasi un reperto; Sky punta sul giorno di Natale per la “prima” e il probabile lockdown farà il resto.  

Michele Anselmi per Siae.it

Related