Vent’anni senza la voce anticonformista e le parole poetiche di Fabrizio De André
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Vent’anni senza la voce anticonformista e le parole poetiche di Fabrizio De André

Fabrizio De André ci ha lasciato l’11 gennaio di vent’anni fa, ma da allora le sue canzoni non hanno mai smesso di fare proseliti e continua ad essere amato profondamente da milioni di persone di tante generazioni diverse. Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco, Fabrizio De André è considerato uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese.

Era nato a Genova il 18 febbraio 1940. Sfollato con la famiglia per la guerra, era rientrato nel 1945 nella sua città, dove aveva compiuto tutti i suoi studi (interrotti quando gli mancavano sei esami dalla laurea in giurisprudenza). Studente inquieto e discontinuo, preferiva i bassifondi genovesi alla feste delle buona borghesia. Tra i suoi amici c’erano Paolo Villaggio, Gino Paoli, Umberto Bindi.  La passione per la musica cominciò con il violino, ma preferiva il Roby Bar dove incontrava Luigi Tenco.

Nel 1958 esce il primo disco di De André: un 45 giri contenente due canzoni non sue, Nuvole barocche  e E fu la notte. I suoi dischi cominciano a circolare con una piccola casa discografica, ma passano dieci anni prima che La guerra di Piero, La ballata dell'eroe, Il testamento, La ballata del Michè, Via del Campo, La canzone dell'amore perduto, La città vecchia, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (scritta con Paolo Villaggio) e La canzone di Marinella (che nel '68 viene incisa da Mina) vengano raccolti in album organici e reperibili.

Nel 1971 esce Non al denaro non all'amore né al cielo, ispirato da L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters con la collaborazione di Fernanda Pivano. Rimane un disco d'elite, come del resto il successivo Storia di un impiegato di cui si ricorda soprattutto Verranno a chiederti del nostro amore. Nel 1974 comincia l'amicizia e la collaborazione con Francesco De Gregori. I due sono uniti dalla smisurata passione per Dylan, Leonard Cohen e Brassens che si coglie nell'album Canzoni del 1974 e anche nel successivo e più fortunato Volume 8, uscito nel 1975. Negli anni Settanta De Andrè matura altre due convinzioni. La prima è che bisogna uscire dalla formula del menestrello e decide che un cantautore deve essere sorretto da una buona band. Così viene affiancato, con esiti davvero eclatanti, dalla Premiata Forneria Marconi. La seconda è che lui da solo si annoia a scrivere: così fa coppia fissa con un brillante giovane autore veronese, Massimo Bubola col quale pubblica nel 1978 l'album Rimini, di cui resta memorabile Andrea. Nello stesso anno il live con la PFM e, ad agosto, il rapimento in Sardegna insieme alla moglie Dori Ghezzi.

Il primo disco di cui si occupa, dopo questa drammatica esperienza, è proprio un album di Dori Ghezzi dedicato alla figlia Luvi e intitolato Mamma Do Dori. E’ invece del 1981 il disco più strettamente legato al rapimento in cui spicca una canzone proprio sulla prigionia intotolata Hotel Supramonte. Nel 1984, con la collaborazione di Mauro Pagani, arriva quello che è considerato il suo capolavoro, Creuza de ma, che in genovese significa "Mulattiera sul mare". Attraverso strumentazioni mediterranee narra la metafora dell'umanità che affronta il mare per poter sopravvivere.

Dopo una pausa di sei anni, nel 1990, arriva Nuvole, disco molto politico ma anche orecchiabile. Don Raffaè, dedicata al boss Raffaele Cutolo, è la parabola dello Stato che si piega, di fatto, al potere della criminalità organizzata. Nel 1996 pubblica Anime salve, un viaggio musicalmente affascinante, con l'impiego di strumenti di diversa origine, un disco mistico-anarchico di rara bellezza e profondità musicale e poetica. L’anno successivo esce Mi innamoravo di tutto, una raccolta di live e studio in cui duetta con Mina ne La canzone di Marinella, e che sarà l'ultima pubblicazione della sua vita.

Fabrizio De André è stato un artista capace di travalicare i limiti della canzone d'autore e diventare con i suoi testi un mito anche per chi non lo ha mai conosciuto. Per questo quello che ha scritto non subirà mai l’usura del tempo che passa.

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