UN PONTEFICE TIRA L’ALTRO. DA DOMANI SU SKY “THE NEW POPE”. SARDONICO E MEDITABONDO, SORRENTINO SI MONUMENTALIZZA
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UN PONTEFICE TIRA L’ALTRO. DA DOMANI SU SKY “THE NEW POPE”. SARDONICO E MEDITABONDO, SORRENTINO SI MONUMENTALIZZA

Un pontefice tira l’altro. Così se su Netflix si può vedere il notevole “I due Papi” di Fernando Meireilles con Jonathan Pryce e Anthony Hopkins che rivaleggiano nei panni di Bergoglio e Ratzinger, su Sky arriva, da venerdì 10 gennaio, l’atteso “The New Pope” di Paolo Sorrentino, con Jude Law e John Malkovich che fanno qualcosa di simile agli illustri colleghi sopra citati.

Confesso di aver visto solo il secondo e il settimo episodio di “The New Pope”, cioè i due presentati, a mo' di antipasto-evento, alla scorsa Mostra di Venezia. Trattasi, come saprete, del seguito ufficiale di “The Young Pope”, infatti torna il carismatico pontefice Pio XIII interpretato con atletica baldanza da Law, anche se non sta troppo bene.

Finito in coma dopo il discorso in piazza San Marco che chiudeva la prima stagione, il pontefice sexy e reazionario è stato sostituito dall’italiano Francesco II, che schiatta subito per un (sospetto) attacco di cuore. Il riferimento a papa Luciani è evidente.

Al segretario di Stato, lo scaltro Voiello incarnato da un “andreottiano” Silvio Orlando, non resta che correre ai ripari sottoponendo al Conclave il sofisticato e moderato cardinale inglese Sir John Brannox con la faccia e i modi di John Malkovich: “un uomo che sembra fatto di velluto”, colto e fragile, incline alla depressione, teorico di una morbida “middle way”. Solo che Pio XIII si risveglia a sorpresa dodici mesi dopo, a Venezia, e a quel punto si profila, non proprio come nella realtà vaticana ma ad essa alludendo, uno scontro tra due Papi viventi, opposti per stile e personalità.

Sorrentino da tempo pratica l’accademia di sé stesso: col risultato che ogni pregio sembra essere diventato un difetto, l’esibizione di un “brand” estetico-espressivo ripetuto all’infinito. Almeno così a me pare. Folgoranti immagini notturne, dialoghi di taglio aforistico, apparizioni eccentriche e spiritosaggini varie, il sesso etero o gay continuamente evocato, l’uso costante di canzoni in inglese, una barocca messa in scena tra sardonico e meditabondo, frasi del tipo: “Posso indebolire i forti, non dare forza ai fragili”, la solita fotografia smaltata di Luca Bigazzi. C’è pure Lenny Belardo che, in ralenti, sfila indossando solo slip bianchi, sulla spiaggia davanti all’Excelsior veneziano, tra due ali di adoranti donnine in costume che lo desiderano carnalmente.

Pare di capire che ognuna delle nove puntate custodisca una sigla a sé, magari per rafforzare l’effetto-evento; mentre Sorrentino descrive così il senso di questa seconda parte: “Esploro l’ambizione di due grandi Papi. Essere dimenticati. Veri servi di Dio, hanno bisogno di sbiadire per lasciar fiorire brillare il nitore della fede, l’utopia della purezza”. Suona bene. Ma, a vedere le due puntate, non si direbbe.

PS. La serie si potrà vedere anche nelle sale, ogni lunedì due puntate, con Circuito Cinema e Vision Distribution.

La recensione di Michele Anselmi per Siae

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