UN MESE DOPO VENEZIA ESCE “LACCI” DI LUCHETTI (DA STARNONE) “PER RESTARE INSIEME BISOGNA PARLARSI POCO”: SARÀ VERO?
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UN MESE DOPO VENEZIA ESCE “LACCI” DI LUCHETTI (DA STARNONE) “PER RESTARE INSIEME BISOGNA PARLARSI POCO”: SARÀ VERO?

Un mese dopo aver inaugurato fuori concorso la Mostra del cinema di Venezia arriva nelle sale, oggi 30 settembre, “Lacci” di Daniele Luchetti. E magari, fuori da una certa fibrillazione festivaliera, il film sarà visto con occhi diversi. A molti colleghi non piacque proprio, io trovo invece che, nonostante alcuni vistosi difetti, sia il più riuscito tra gli ultimi del regista romano. Alla base c’è un romanzo di Domenico Starnone del 2014 ripensato per lo schermo dal regista insieme a Francesco Piccolo: una storia coniugale d’amore e disamore, nel corso di circa tre decadi, partendo dai tormenti di Aldo e Vanda.

“Per restare insieme bisogna parlarsi poco: l’indispensabile. Tacere sì, tanto”: la pensa così il maschio della coppia; mentre lei, estenuata dal tran-tran coniugale, ammette a un certo punto: “Abbiamo vissuto nel disastro”.

Scrivevo dal Lido che a tratti viene da pensare a “Il padre di famiglia” di Nanni Loy, con Nino Manfredi e Leslie Caron, anche se Luchetti predilige altri climi e scansioni, con un di più di cattiveria mista a cinismo. La definirei una cine-pièce in tre atti; i primi due si intrecciano sul piano temporale, mentre il terzo, risolutore, custodisce una sorpresa asprigna, ben preparata, forse la cosa migliore del film.

Napoli, primi anni Ottanta. Aldo e Vanda hanno due figli piccoli: lui giornalista radiofonico spesso a Roma per le sue trasmissioni a tema letterario, lei insegnante precaria sopraffatta dalle incombenze domestiche. Sembrano una copia affiatata, ma c’è il verme dentro. Quando lui confessa di essere andato a letto con un’altra, che scopriremo essere la bella e sensuale Lidia, lei replica fredda: “Perché me lo dici?”. Sarà l’inizio di un crudele corpo a corpo, con Vanda che sbrocca, in ogni senso, mentre lui, razionale e incassatore, un po’ la giustifica: “È difficile soffrire in modo simpatico”.

Se Luigi Lo Cascio e Alba Rohrwacher sono i due da “giovani”, Silvio Orlando e Laura Morante sono i due trent’anni dopo. Bisogna crederci parecchio (per dire: Lo Cascio ha 52 anni, Orlando 63), ma “Lacci” non cerca la verosimiglianza nei volti, preferisce mostrare, senza nulla concedere alle qualità umane dei personaggi, quanto siano devastanti le conseguenze di un amore tenuto insieme con lo sputo.

Il titolo allude ai lacci delle scarpe, oggetto di un episodio, ma soprattutto alle costrizioni soffocanti dalle quali i due, una volta tornati insieme, non sanno come liberarsi. Filo spinato più che lacci amorosi, tra equivoci da vocabolario sul nome di un gatto e foto audaci nascoste in un cubo. Ne consegue che il gioco al massacro è più azzeccato nei duetti senili, s’intende abrasivi.

Sul piano dello stile Luchetti introduce per contrasto, forse in omaggio a "Io la conoscevo bene" di Paolo Pietrangeli, il motivetto pop anni Sessanta “Lasciati baciare col LetKiss” delle gemelle Kessler, sia pure immerso tra arie di Bach e Scarlatti (alto e basso docet); mentre lascia mute, riprese da lontano come fossero in un acquario, le scene ad alto tasso collerico, condite di strilli e gestacci.

Agli attori già citati vanno aggiunti Adriano Giannini, Giovanna Mezzogiorno e Linda Caridi nei ruoli dei due figli ormai grandi e della mitica amante per la quale tutto si compì. Producono Beppe Caschetto e Rai Cinema. Se vi piacciono queste storie, io un salto al cinema lo farei (tenendo ben incollata sul volto la mascherina).

Michele Anselmi per Siae.it

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