STRANEZZE ITALIANE: PER EVITARE “PRESSIONI” SULL’OSCAR GLI ESPERTI ANICA VOGLIONO RESTARE SEGRETI FINO AL VOTO
CondividiShare this article Google+ Facebook twitter Email

STRANEZZE ITALIANE: PER EVITARE “PRESSIONI” SULL’OSCAR GLI ESPERTI ANICA VOGLIONO RESTARE SEGRETI FINO AL VOTO

La designazione del titolo italiano da spedire all’Oscar ai primi di ottobre, s’intende nella speranza che entri nella cinquina per il “Miglior film straniero” (capita sempre più di rado, purtroppo), non è una cosa di poco conto. Si fece molta festa, giustamente, per la statuetta andata nel 2014 a La grande bellezza, e di sicuro Paolo Sorrentino non fu più lo stesso, nel bene e nel male, dopo quel prestigioso riconoscimento planetario.

Per questo non si capisce proprio perché l’Anica, cioè la Confindustria del cinema, da due anni a questa parte non voglia più rendere nota in anticipo, come correttamente succedeva prima, la composizione della ristretta commissione che a fine settembre, in linea coi i tempi richiesti, sceglie per votazione, appunto, il film italiano da spedire all’Academy Awards.

Non che ci siamo dubbi, a occhio, sul titolo che quest’anno sarà indicato: salvo sorprese, sarà Dogman di Matteo Garrone, ma comunque gli esperti dovranno riunirsi, discutere e infine votare a maggioranza.

L’anno scorso la scelta fu assai tormentata, come qualcuno del ramo forse ricorderà:  fu designato, 5 a 3, A Ciambra del giovane italo-americano Jonas Ash Carpignano, molto apprezzato dalla critica, da Nanni Moretti e sostenuto da Martin Scorsese; e tuttavia il film rimase a bocca asciutta, non riuscendo a entrare nemmeno nella shortlist di 9 che l’Oscar riserva a quella categoria. Solo dopo la votazione si conobbero i nomi dei votanti, che erano: Felice Laudadio, Malcom Pagani, Cristina Comencini, Francesco Piccolo, Federica Lucisano, Carlo Cresto-Dina, Nicola Maccanico e Nicola Borrelli.

Borrelli, in quanto responsabile della Direzione cinema presso il ministero ai Beni culturali, è l’unico membro fisso del consesso variabile che si riunisce presso la sede dell’Anica, il che significherà pure qualcosa. Infatti, come ricorda Alberto Pasquale, «l’Anica è privata, anche se fra i suoi associati c’è la Rai, ma tutti i film ricevono, direttamente o indirettamente, contributi pubblici. Infatti in commissione c’è sempre il Direttore cinema del Mibac». E ancora: «Andare agli Oscar ha riflessi economici importanti. Sapere chi decide, in anticipo, non è questione di rottura di scatole (se non ne vuoi, rinuncia), è questione di trasparenza. Se, per esempio, un conflitto di interessi si scopre prima della votazione, si fa in tempo a rimediare. Dopo è troppo tardi».

Sembra una cosa sensata, tanto più alla luce di quanto accadde nel 2005, quando la commissione, allora presieduta da Bernardo Bertolucci, designò Private di Saverio Costanzo, salvo accorgersi qualche giorno dopo che il film, essendo stato girato in inglese, non poteva essere proposto per l’Oscar. In quel caso solo una seconda votazione, accordata una tantum dall’Academy, permise di rimediare con La bestia nel cuore di Cristina Comencini.

Invece anche quest’anno, nonostante la critiche piovute da ogni parte, l’Anica presieduta da Francesco Rutelli ha deciso di mantenere il riserbo sul nome dei commissari. Perché? La motivazione sarebbe questa: per evitare pressioni da parte dei produttori e dei distributori. Insomma, i giurati chiedono l’anonimato fino alla scelta finale, solo dopo si saprà chi ha deciso. In un comunicato ufficiale di qualche giorno fa si legge tra l’altro: «Le candidature dovranno pervenire all’Anica entro giovedì 13 settembre 2018. La commissione di selezione visionerà i film candidati e si riunirà per la designazione, che dovrà essere comunicata all’Academy entro lunedì 1° ottobre 2018».

Non si fa un nome, né si intende farlo. Alla faccia della più elementare forma di trasparenza, pure di rispetto nei confronti di chi s’è candidato. Non capita per i premi ai festival, per i David di Donatello o i Nastri d’argento, per i finanziamenti ministeriali o altre faccende di cinema.  Eppure, se io fossi un regista che propone il suo film nella speranza di essere designato dall’Italia per l’Oscar, vorrei sapere chi mi giudica e alla fine vota. Voi no?

Michele Anselmi per SIAE

Related