SARÀ RIPARTENZA VERA? IL KOLOSSAL “TENET” ESCE IN 700 COPIE. NOLAN BARA DI NUOVO SUL TEMPO. ROMPICAPO O ROMPI… ?
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SARÀ RIPARTENZA VERA? IL KOLOSSAL “TENET” ESCE IN 700 COPIE. NOLAN BARA DI NUOVO SUL TEMPO. ROMPICAPO O ROMPI… ?

Michele Anselmi per Siae

La notizia incoraggiante è che “Tenet” esce in Italia, mercoledì 26 agosto, in circa 700 copie. Dopo la micragna dei mesi scorsi, il filmone da 205 milioni di dollari firmato Christopher Nolan segna ufficialmente la riapertura della stagione cinematografica in sala (o “in presenza” come s’usa dire oggi). La Warner Bros avrà fatto pronostici e conti prima di orchestrare un lancio così impegnativo, quasi da stagione pre-Covid. Certo incuriosisce che l’opus numero 11 del regista britannico molto coccolato a Hollywood, grazie ai tre “Batman” e a titoli come “Inception”, “Interstellar” e “Dunkirk”, arrivi nelle sale prima in Europa e solo il 3 settembre negli Stati Uniti, causa effetti della pandemia.

“Tenet” non è un cognome anglosassone, bensì una parola di origine latina che si legge nello stesso modo dall’inizio o dalla fine. Sta al centro del cosiddetto “Quadrato di Sator”, antica iscrizione dal sapore magico, composta dalle parole Sator, Arepa, Tenet, Opera, Rotas. Leggendo il palindromo da sinistra verso destra si ottiene una frase che potrebbe tradursi: “Il seminatore, col suo carro, tiene con cura le ruote”. Ma l’interpretazione è controversa, e sono fioriti nei secoli diversi significati, anche di tipo religioso.

Di fatto, quelle cinque paroline tornano nel film, variamente intrecciate: ad esempio il gran cattivo della storia, un oligarca russo che sembra uscire da un film di James Bond, fa di cognome Sator; e la vicenda comincia al Teatro dell’Opera di Kiev con un brutale sequestro terroristico durante un affollato concerto.

Si sa, a Nolan piace bluffare col tempo, anche barare, in verità; ne ha fatto un marchio di fabbrica, una cine-poetica, oltre che un espediente furbetto (per non spiegare tutto). Il cinquantenne adora i film rompicapo, dove una fantascienza realistica titilla la riflessione “filosofica”, magari - vai a sapere - con un occhio a Zenone e Parmenide o al più vicino Kant. Purtroppo i film rompicapo non mettono a dura prova solo la mente di chi guarda, spesso rompono qualcos’altro; ma so benissimo che Nolan è cineasta di culto, molto amato dai giovani, proprio per quel suo moltiplicare gli indovinelli e complicare le cose.

“Tenet”, rispetto ai precedenti, sembra rispondere a una logica meno ambiziosa e cupa, resta in buona sostanza un action-movie spionistico e fracassone, ricolmo di sparatorie, corpo a corpo e sfracelli; anche se quasi subito Nolan introduce una delle sue trovate, nella fattispecie una pallottola “invertita” che arriva dal futuro. Un’entità criminale non meglio definita (una specie di Spectre o la Cattiva coscienza del pianeta?) avrebbe deciso di scatenare una specie di “guerra fredda” per azzerare l’umanità. Una guerra non nucleare, bensì temporale, attraverso una sofisticata tecnologia, appunto detta Tenet, che inverte l’entropia degli oggetti e delle cose.

In questo contesto piuttosto campato per aria, benché Nolan si diletti di fisica/meccanica quantistica, si sviluppa la missione impossibile di un giovane e tosto agente nero, detto il Protagonista, il cui compito è “salvare il mondo da quello che poteva accadere” insieme a un ambiguo collega biondino. L’eroe è incarnato da John David Washington, figlio di quel Denzel che ha già passato i suoi guai col tempo in “Déjà vu”; mentre il socio è Robert Pattinson, non più vampiro sexy-amoroso e già alle prese con la maschera del nuovo Batman.

Fino a metà film si capisce tutto, o abbastanza; poi Nolan piglia a riavvolgere e stravolgere la nozione di tempo, moltiplicando i piani del racconto, facendo addirittura muovere i personaggi all’indietro, come in certe comiche, confondendo all’infinito le cose. In contrasto con l’adrenalina delle sparatorie i dialoghi suonano un po’ sentenziosi o sedicenti spiritosi, tipo “Hai un futuro nel passato”. Quel ripetuto “Viviamo in un mondo crepuscolare” sembra evocare la poesia di Walt Whitman, e comunque tutto si gioca, a livello di suggestione, nell’andirivieni frenetico tra passato, presente e futuro, in modo che lo spettatore, a un certo punto, capisca poco o nulla.

Girato in posti suggestivi, alla maniera di 007 o di “Mission: Impossibile”, il film si muove tra Amalfi, Oslo, Mumbai, la Danimarca, l’Ucraina, l’Estonia e la California. “Tenet” dura 150 minuti, e chi ama il genere troverà, credo, di che divertirsi. Io sono troppo vecchio per questi intorcinamenti temporali. Nel cast c’è anche la glaciale e filiforme Elizabeth Debicki, che replica pari pari il ruolo svolto in una notevole miniserie di spionaggio intitolata “The Night Manager”. Quanto al “villain” della situazione, il mercante d’armi russo che allestisce la distruzione per motivi pure personali, Branagh si limita al minimo sindacale, ma è divertente l’idea di fargli misurare le pulsazioni ogni volta che compie uno sforzo, incluso spaccare la testa di un sottoposto con un lingotto d’oro.

Leggo su Facebook il fulminante commento del collega Akim Zejjari: “Una supercazzola quantistica spettacolare che ti fa sentire scemo”. Un po’ è così. Basta, a evitare di deprimersi, non farsi troppe domande.

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