Quarant’anni senza Luchino Visconti, il ricordo del Presidente del David di Donatello Gian Luigi Rondi
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Quarant’anni senza Luchino Visconti, il ricordo del Presidente del David di Donatello Gian Luigi Rondi

“Quando Visconti girava La terra trema lui e i suoi giovani aiuto registi, Zeffirelli e Rosi, interrogavano i pescatori di Aci Trezza, annotavano le loro risposte e le trasformavano poi in battute per il film. Luchino è stato un pioniere del cinema italiano” Parla così Gian Luigi Rondi, Presidente a vita del David di Donatello e decano dei critici cinematografici italiani. Che, a quarant’anni esatti dalla morte di Luchino Visconti, ricorda questo grande padre del neorealismo. 

Milanese di nascita, regista e sceneggiatore, Visconti è stato una figura di spicco nel panorama artistico e culturale italiano e internazionale del ventesimo secolo. Ha firmato pellicole - come La terra trema, Il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli, Morte a Venezia, L'innocente - che sono diventati patrimonio costituente la memoria collettiva del cinema italiano. Con Visconti è nato il neorealismo, termine coniato dal montatore Mario Serandrei dopo aver visto le riprese del film Ossessione. “Non so come potrei definire questo tipo di cinema – scrisse Serandrei al regista – se non con l'appellativo di neorealismo”.

In altre parole, Visconti ha lasciato un segno indelebile nella storia della settima arte. Dice di lui il Presidente Rondi: “Ho molti ricordi soprattutto nel campo degli affetti. Da Visconti ho ricevuto un affetto quasi paterno, che è durato tutta la vita e che io contraccambiavo. Questo affetto nasceva anche dalla reciproca stima e, per quanto mi riguarda, dalla profonda ammirazione per il suo cinema. Non dobbiamo mai dimenticare il grande apporto di Visconti al cinema italiano, a cominciare da quel periodo nero che è stato il Fascismo, quando con Ossessione è riuscito a creare su un testo americano lo stesso realismo che il suo maestro Jean Renoir gli aveva insegnato. Realismo portato a perfezione con il capolavoro La terra trema, girato in Sicilia con autentici pescatori. Visconti aveva rivisitato il testo letterario I Malavoglia di Giovanni Verga facendo in modo che i protagonisti - tutti scelti tra veri pescatori di Aci Trezza – non recitassero le battute del romanzo, ma invece dicessero quelle frasi che lui ascoltava proprio da loro quando chiedeva: ‘In questa situazione, che cosa direste?’. Ho assistito personalmente a queste scene: lui con i suoi aiuto registi Franco Zeffirelli e Francesco Rosi annotava tutte le risposte dei pescatori, che poi venivano ripetute davanti alla macchina da presa. La terra trema è stato il culmine. In occasione di un incontro in televisione, poco prima che venisse ritrasmesso La terra trema, fu lo stesso Visconti a dirmi: ‘Il neorealismo è nato con me e poi non c’è più stato’. Ma Luchino Visconti è stato anche un grande romanziere: tutti i suoi film sono romanzi, non tanto perché derivati da opere letterarie, ma perché sapeva raccontare come si racconta in letteratura. Nell’immediato dopoguerra e per qualche tempo dopo è stato l’autore che meglio ha saputo coniugare la letteratura con il cinema, rifacendosi addirittura a romanzi come L’innocente di D’Annunzio. Quando vidi il film, rimasi stupito e gli dissi: ‘Non ho mai stimato D’Annunzio, ma adesso vedo che ha tutto un suo significato’. Lui mi chiese: ‘E secondo te, da dove viene questo significato?’. Io gli risposi: ‘Sarò sincero: viene dal fatto che, anziché raccontare i modi di D’Annunzio, hai raccontato i modi di Cechov’. ‘Bravissimo, mi disse allora, hai capito il mio segreto!’”

Presidente Rondi, tra i numerosi e celebri mittenti delle missive da lei raccolte nel volume “Tutto il cinema in 100 (e più) lettere” c’è anche Visconti. Che cosa le scriveva?

Ci siamo scritti molto e curiosamente ogni sua lettera la intitolava ‘Mon cousin’, anche se non eravamo affatto cugini. Però attraverso un mio zio, che mi aveva adottato come figlio, c’era una parentela con altri esponenti dei Visconti di Modrone. Ma pure se non era una parentela diretta, lui mi chiamava ‘Mon cousin’, anche con riferimento a Ludwig che avevamo visto insieme in proiezione privata. In questa pellicola, i personaggi di Ludwig II di Baviera ed Elisabetta - che erano veramente cugini e parlavano in francese, al tempo la lingua di corte - si chiamano reciprocamente ‘Mon cousin’ e ‘Ma chère cousine’. E Visconti aveva adottato con me questa formula, che per metà era una citazione di un suo film e per metà era un modo per mettere l’accento su questa nostra pseudo-parentela.

Lei è stato con Visconti tra i fondatori di Spoleto Cinema nel 1969. Cosa ricorda di quella esperienza?

D’accordo anche con Giancarlo Menotti e Suso Cecchi D’Amico abbiamo voluto portare il cinema al Festival dei Due Mondi di Spoleto, che fino a quel momento non si era occupato di film. Per alcuni anni abbiamo seguito l’evoluzione dell’arte cinematografica e in questo era fondamentale l’aiuto di Luchino e di Suso Cecchi D’Amico. Abbiamo ottenuto buoni risultati assegnando premi che riscuotevano grande consenso sia dalla stampa che dal pubblico.

Un episodio particolarmente importante è quello del sostegno di Visconti alla sua candidatura a Direttore della Mostra del Cinema di Venezia nel 1971. Che cosa successe esattamente?

Prima della mia designazione a Direttore nel 1971 ci furono polemiche da parte di alcuni attori e anche di alcuni politici, soprattutto del Partito Comunista. Allora Luchino scrisse una lunga lettera al rappresentante della cultura del Partito Comunista, che era l’onorevole Giorgio Napolitano, parlando molto bene di me e ottenendo una risposta un po’ sospesa. Quando poi, decenni dopo, Napolitano fu eletto Presidente della Repubblica e venimmo ricevuti al Quirinale con i candidati al David, Napolitano stesso mi disse: ‘Forse tra noi c’è stata qualche incomprensione, ma ora tutto questo è finito’.

Nell’ambito dei Premi David di Donatello nel 1976 lei ha istituito il Premio Luchino Visconti per autori di cinema, votato da una giuria di critici. Ce ne vuole parlare?

Quando nel 1976 Luchino morì, presi l’iniziativa di intitolare uno dei David alla sua memoria e il premio è andato avanti per molti anni. Io avevo molte ambizioni, ho voluto avere una giuria di soli critici cinematografici e volevo che i candidati fossero i massimi autori del momento. Ma dopo un po’ ci fu il vuoto: e abbiamo dovuto interrompere questo premio. Sempre nel 1976 portai al festival di Cannes in anteprima mondiale L’innocente per tributare un grande omaggio a Visconti, assumendomene io stesso tutte le responsabilità: lo straordinario successo che questo film ha riscosso mi ha ripagato.

 

Intervista di Maria Rosaria Grifone

 

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