A PROPOSITO DELL’EDITORIALE DEL SENATORE ICHINO
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A PROPOSITO DELL’EDITORIALE DEL SENATORE ICHINO

In un recente articolo pubblicato dal Senatore Ichino viene proposta una comparazione tra le capacità di incasso della SIAE e delle altre società di collecting estere in materia di riproduzione a stampa e di diritto di prestito.

Simile comparazione offrirebbe una chiara dimostrazione delle (generali) inefficienze di SIAE.

Ora, va anzitutto sottolineato che le tabelle pubblicate in collegamento all'articolo ( Tabella 1, Tabella 2 ), a loro volta tratte da un documento dell'AIE (associazione operante nel settore librario), si riferiscono esclusivamente ai settori della "riproduzione a stampa" e al "diritto di prestito".

Ci si riferisce, dunque, allo specifico settore librario.

In proposito, pur nel rispetto delle opinioni espresse dal Senatore Ichino, SIAE ritiene utile chiarire l'equivoco di fondo dal quale l'articolo del Senatore si muove: i settori della "riproduzione a stampa" e del "diritto di prestito" in materia libraria non sono soggetti ad esclusiva SIAE.

SIAE non ha alcun ruolo nel settore. Essa non riceve mandato dagli autori. Non svolge attività di intermediazione.

SIAE, semmai, è coinvolta solo limitatamente all'equo compenso per la reprografia, ovvero per i casi di fotocopiatura di un'opera a fini personali (e non commerciali). Ma la reprografia (e la relativa disciplina e compenso) è cosa assai diversa dall'attività di "riproduzione".

Va allora precisato che i sistemi adottati dai diversi Paesi europei in materia di "riproduzione a stampa" e soprattutto la stessa estensione delle licenze sono profondamente diversi da Paese a Paese, e i relativi dati non sono in alcun modo confrontabili.

E tanto meno, nel relativo eventuale confronto, può trovare spazio SIAE.

Lo stesso deve dirsi per il cosiddetto "diritto di prestito" che, addirittura, è regolato da fondi appositamente stanziati di anno in anno dal Governo.

Tutto ciò, del resto, è espressamente chiarito dal documento AIE dal quale sono tratte le tabelle poi commentate dall'articolo del Senatore Ichino. Nel sostenere la propria candidatura ad un ruolo (in esclusiva?) nel settore, AIE è costretta a precisare (subito prima delle tabelle poi riprese dall'articolo del Senatore Ichino) che "le ragioni del ritardo italiano [i.e. minore incasso] sono molteplici: i sistemi di gestione dei diritti in questo ambito sono molto diversi tra loro, il che rende difficile associare i risultati a specifici fattori. Inoltre, poiché il settore pubblico è il principale acquirente di tali diritti (le biblioteche per il prestito; scuole, università e biblioteche per le fotocopie) i risultati sono influenzati dalla sensibilità politica al tema e in generale dalla cultura pubblica del diritto d’autore".

Insomma, il settore va male perché, secondo AIE, non è adeguatamente protetto.

Ma ciò dipende dalla disciplina che ad essa si applica (per vero almeno in passato sostenuta dall'AIE), e non certo da SIAE.

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