PARTE LA 76ª MOSTRA CON IL NUDO INTEGRALE DI HEDY LAMARR BARATTA SALUTA, ARRIVANO BONISOLI E TRIA PER IL GOVERNO
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PARTE LA 76ª MOSTRA CON IL NUDO INTEGRALE DI HEDY LAMARR BARATTA SALUTA, ARRIVANO BONISOLI E TRIA PER IL GOVERNO

La Mostra di Michele Anselmi / 1

Salvo sorprese, sempre possibili, sarà l’ultima Mostra del cinema sotto la presidenza di Paolo Baratta. Dopo 16 anni alla guida della Biennale (non tutti di seguito), il manager ed ex ministro lascia a fine anno, auspicando in un’intervista al “Corriere della Sera” quello che definisce “un passaggio di consegne, non un trauma”.
Che cosa vorrà dire? Vai a saperlo.

Baratta si dice comunque “soddisfatto e sereno, ma qualche nostalgia prenderà anche me”; e certo, per quanto è riuscito a fare sul piano delle strutture e degli orientamenti culturali, molti rimpiangeranno la sua presidenza.
A partire naturalmente dal direttore della kermesse veneziana, Alberto Barbera, che invece “scade” nel 2020, ma siccome piace a tutti può aspirare a un’altra riconferma appena si saprà chi decide, ovvero il nuovo ministro ai Beni culturali.

Il vecchio, Alberto Bonisoli, intanto volerà domani mercoledì 28 agosto qui al Lido insieme al collega Giovanni Tria e alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni per presenziare all’inaugurazione ufficiale della 76ª edizione, che parte con “La vérité”, il film di Kore-eda Hirokazu, regista giapponese ma ambientazione francese, con il trio di star Catherine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke.

Il clima al Lido è quello classico della vigilia. La facciata del Palazzo è quasi pronta, gli operai lavorano alle ultime rifiniture, gli accreditati sono arrivati in massa, i cronisti cercano qualcosa da scrivere.

Naturalmente c’è la curiosità di vedere, stasera alla 21 in Sala Darsena, il restaurato “Estasi”, 1933, diretto da Gustav Machatý, protagonisti Hedy Lamarr (allora Hedy Kiesler), Aribert Mog e Zvonimir Rogoz. Come i cinefili sanno bene, il film cecoslovacco contiene la prima scena di nudo integrale, almeno così si narra, ma c’è chi dice che bisogna risalire a una pellicola greca di due anni prima, “Dafni e Cloe”; e soprattutto sfodera un’ispirata espressione di godimento sessuale femminile.

Anche per questo “Estasi” ha subito, nel tempo, tagli e censure, il che autorizza una legittima curiosità nei confronti dell’edizione integrale proposta dalla Biennale. Con l’aria che tira anche il sesso è stato dimenticato dal cinema d’autore, niente più scandali e scene hot, sicché anche un ripescaggio da cineteca torna buono in attesa che la Mostra entri nel vivo.

Intanto Barbera scrive nell’introduzione al catalogo: “L’auspicio è che dall’esperienza della Mostra di quest’anno si possa uscire un po’ rassicurati sul futuro che ci attende, e assai meno inquieti per quella che appare come una deriva inarrestabile, ma che forse tale non è”, A dirla tutta, io non vedo tutta questa inquietudine.
Poi, certo, il cinema in sala è costretto misurarsi con nuove piattaforme e nuovi formati, anche se “Il Re Leone”, solo qui in Italia, incassa 16 milioni di euro in sei giorni. Sono cifre da record, che nessun film d’autore, vincesse pure il Leone d’oro in questa Venezia 2019, potrà mai neanche lontanamente lambire.

E tuttavia, almeno sulla carta, i 21 titoli del concorso ufficiale sfoderano un discreto appeal, e non sarà facile per la giuria presieduta dall’argentina Lucrecia Martel (in quota Italia c’è Paolo Virzì) decidere su chi puntare. I colori nazionali sono difesi da Mario Martone, Franco Maresco e Pietro Marcello, rispettivamente con “Il sindaco del rione Sanità”, “La mafia non è più quella di una volta” e “Martin Eden”; ma forse il film più atteso è quel ”J’accuse” che l’ottantaseienne Roman Polanski ha dedicato al famoso “affaire Dreyfus” srotolatosi in Francia tra il 1894 e il 1906.

Per chi ama le inaugurazioni veneziane, la cerimonia, ripresa in diretta da Rai Movie a partire dalle 18.45 di mercoledì, sarà pilotata dall’attrice Alessandra Mastronardi. Non chiedetemi, vi prego, da quale gran sarto sarà vestita.

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