PAOLA CORTELLESI COME LA SORELLA MINORE DI CHECCO ZALONE: “MA COSA CI DICE IL CERVELLO”, SPY-STORY PER RIDERE DI NOI
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PAOLA CORTELLESI COME LA SORELLA MINORE DI CHECCO ZALONE: “MA COSA CI DICE IL CERVELLO”, SPY-STORY PER RIDERE DI NOI

Il cervello ci dice che Paola Cortellesi è diventata un po' la sorella minore di Checco Zalone. Tutti la vogliono, insomma garantisce incassi sicuri. Specialmente dopo il dittico Come un gatto in tangenziale e La Befana vien di notte, l’attrice romana ha saputo imporsi come cine-beniamina degli italiani. Mi sbaglierò, ma ormai si va a vedere «un film con Paola Cortellesi», anche un po’ a prescindere. Poi, certo, servono una trama che funzioni e un regista capace di estrarre il meglio dalle capacità trasformistiche della mattatrice. In questo caso di nuovo Riccardo Milani, compagno anche nella vita dell’attrice.

Ma cosa ci dice il cervello esce giovedì 18 aprile con Vision Distribution (produce la Wildside, collabora Tim Vision), in centinaia di copie, e sono certo che allieterà la Pasqua degli italiani, specie se il clima non sarà clemente. D’altro canto c’è bisogno di un successo tricolore, dopo mesi sconfortanti: pensate, il primo film italiano che compare in classifica, Bentornato Presidente, è solo all’undicesimo posto, con un incasso disarmante di 1 milione e 440 mila euro.
Il titolo, al pari di Come un gatto in tangenziale, è evasivo, spiazzante, nulla spiega, anche per depistare, trattandosi di una storia di spie. Spie patentate. Infatti Cortellesi è Giovanna Salvatori, una tosta agente della Sicurezza nazionale che vive “sotto copertura”: e la sua copertura consiste nel fingersi impiegata ministeriale, addetta alle buste paga e alle ritenute d’acconto, una donna scialba e vagamente noiosa, pure divorziata, alle prese con una figlia silenziosa che non la stima e una madre esuberante che la sfotte.

Naturalmente il modello è True Lies di James Cameron, solo che al posto di Schwarzenegger c’è lei, appunto Cortellesi, sexy quando serve, s’intende poliglotta e supertecnologica, soprattutto sulle tracce, tra Marrakech e Mosca, di un pericoloso terrorista internazionale, un certo Eden Bauer.
Alla maniera delle serie tv americane, il film intreccia storie verticali e linea orizzontale, in modo da giocare su un doppio binario, diciamo, espressivo: la commedia generazionale e l’action movie. Destinati ad intrecciarsi nel finale a Siviglia, magari un po’ a coda di pesce, ma in fondo intonato all’atmosfera generale del film, scritto da Cortellesi & Milani insieme a Giulia Calenda e Furio Andreotti.
Bisogna riconoscere che le due anime di Ma cosa ci dice il cervello trovano un amalgama simpaticamente pop. Specialmente quando, sottraendosi all’immagine della secchiona spentasi nel lavoro ministeriale, Giovanna decide di usare le proprie capacità non comuni, oggi si direbbe skills, per vendicare, a loro insaputa, quattro ex compagni di liceo angariati sui rispettivi luoghi di lavoro: un professore, un allenatore di calcio, una dottoressa, una hostess. E mi fermo qui per non rovinare la sorpresa, perché ne accadono di cose nel corso dei quasi 100 minuti.

Una battuta chiave recita: «Noi dobbiamo proteggere i cittadini senza che se ne accorgano, non educarli. Lì sì che sono cazzi amari». Così la cornice da spy-story serve in realtà per squadernare, coi toni della commedia pure farsesca, un catalogo di “normali” vizi italici: scarso senso civile, arroganza diffusa, scemenze verbali, mode kitsch, eccetera. Giovanna è una “raddrizzatorti” che agisce per il bene altrui, ma saprà dare una raddrizzata anche alla propria vita?
Se Cortellesi si diverte più che in passato a indossare parrucche, tatuaggi, divise, accenti e comportamenti, pure zompando dai tetti come la Jennifer Lawrence di Red Sparrow, gli interpreti si adeguano al tono dell’operina buffa, a partire dai compagni di scuola artefici della rimpatriata, che sono Stefano Fresi, Vinicio Marchioni, Claudia Pandolfi e Lucia Mascino.
Si ride? Sì, con un pizzico di critica sociale e uno sguardo non del tutto peregrino sui difetti nazionali. Non sarà molto, ma è abbastanza.
PS. A quanto pare Three Little Birds di Bob Marley è in gran spolvero. Anche qui fa da leit-motiv, esattamente come nel francese Il viaggio di Yao.

 

Michele Anselmi per Siae.it

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