MUORE FRED BONGUSTO, 84 ANNI: NON SOLO “UNA ROTONDA SUL MARE” UN CROONER SOFISTICATO, UNA FACCIA DA SIMPATICA CANAGLIA
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MUORE FRED BONGUSTO, 84 ANNI: NON SOLO “UNA ROTONDA SUL MARE” UN CROONER SOFISTICATO, UNA FACCIA DA SIMPATICA CANAGLIA

Aveva 84 anni, da tempo era quasi sordo, una maledizione atroce per un musicista, ma continuava in privato a suonare la chitarra e il pianoforte. E fino a qualche anno fa non rinunciava a esibirsi in pubblico, sia pure faticosamente, a costo di qualche amara frustrazione personale.

Con Fred Bongusto, al secolo Alfredo Antonio Carlo Buongusto, molisano doc, muore un cantante/compositore di notevole livello, un artista che ha saputo attraversare mezzo secolo italiano azzeccando motivi che sono rimasti nella memoria di tanti. Chi ha superato i 60 non faticherà a ricordare canzoni come “Spaghetti a Detroit” o “Frida”, “Malaga” o “Accarezzame”, “Tre settimane da raccontare” o la sua versione di “Guarda che luna”.

La sua era una voce carezzevole, flautata, “confidenziale”, come si usava dire, e di sicuro rivaleggiò in amicizia con colleghi come Nicola Arigliano, Peppino Di Capri, Teddy Reno, Emilio Pericoli, anche se forse fu Bruno Martino, quello di “E la chiamano estate”, a condividere con lui quel gusto unico per le melodie jazzate, sofisticate, molto armonizzate, unite a testi venati di malinconia esistenziale. Non a caso Bongusto, anche ottimo compositore,  fu amico di Chet Baker e collaborò con Vinicius De Moraes.  

Io l’ho conosciuto tardi, grazie all’amico regista Giorgio Verdelli. Ricordo, come fosse oggi, una sera di tanti anni fa: venne a casa mia dopo una cena e io gli chiesi, timidamente, di cantare non “Una rotonda sul mare”, che pure sembrava così legata alla mia città di Senigallia (dico sembra perché non tutti concordano sulla genesi), bensì una dimenticata canzone che negli anni Sessanta aveva fatto da colonna sonora, nel sua versione in inglese, allo spaghetti-western “Un dollaro bucato”, con Giuliano Gemma allora ancora Montgomery Wood sui titoli di testa. Era “Se tu non fossi bella come sei”. Lui non si fece pregare, prese la chitarra ed eseguì per noi astanti, con la voce vellutata di sempre, quel brano che a me sembra ancora bellissimo, a suo modo struggente.
Bongusto era un “crooner” ispirato e spiritoso allo stesso tempo, con una faccia da simpatica canaglia, i capelli lunghi, gli occhiali a goccia, lo sguardo da “impunito” che piace alle donne, insomma una specie di Belmondo italiano. Nel 1995 accusò un po’ a sorpresa, insieme all'amico Franco Califano col quale incise “Ma dove sei…” sul tema, una certa tipologia di cantautori italiani “di sinistra”, tra Francesco Guccini e Francesco De Gregori, non si capisce bene perché. Disse che componevano musica elementare, “offensiva”, che godevano di “sponsor politici”, e mise nel mucchietto esecrato perfino Bob Dylan. Vabbè. E pensare che, almeno allora, c’era spazio per tutti.

Michele Anselmi per SIAE

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