MCKELLEN VS MIRREN: “L’INGANNO PERFETTO” CON SORPRESA UN TENERO AMORE SENILE, MA CHI È IL GATTO E CHI IL TOPO?
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MCKELLEN VS MIRREN: “L’INGANNO PERFETTO” CON SORPRESA UN TENERO AMORE SENILE, MA CHI È IL GATTO E CHI IL TOPO?

Il titolo originale recita “The Good Liar”, al singolare, ma si sa che il bugiardo patentato, al cinema, non è mai solo. Infatti nel piacevole thriller di Bill Condon, ribattezzato “L’inganno perfetto”, le sorprese fioccano, sulla falsariga del romanzo di Nicholas Searle, che sarà in libreria dal 3 dicembre con Rizzoli, mentre il film esce, targato Warner Bros, due giorni dopo, giovedì 5 dicembre.

Siamo a Londra, nel 2009. Due single ultrasettantenni si conoscono tramite Internet, si scambiano fotografie, decidono di vedersi al ristorante. Sono entrambi vedovi, forse un po’ immalinconiti. Lei, Betty McLeish, vive in una zona residenziale nei sobborghi di Londra, annegata nel beige; lui, Roy Courtney, è un londinese doc, un concentrato di elegante “inglesità”. Si studiano a tavola, scambiano battute spiritose, anche qualche piccola verità, di sicuro si rivedranno per coltivare l’amicizia affettuosa.

Ma noi sappiamo, il regista lo rivela subito, che Roy non è l’uomo mesto e valetudinario che dice di essere: trattasi di un “mago della truffa”, arguto e diabolico, capace di svuotare i conti bancari delle sue vittime con la complicità di un amico avvocato. E Betty, così ammodo, gentile, ingenua, pure assai benestante, sembra perfetta per mandare a segno un nuovo colpaccio. Basterà raggirarla sul piano sentimentale e al momento opportuno rubarle tutto.

“L’inganno perfetto”, l’avrete capito, gioca con una materia classica, cioè gli amori senili che rimettono in moto la vita e riaccendono il sorriso; anche se la vicenda, archiviato quel tono da commedia romantica, fa affiorare un cuore piuttosto macabro, da “crime story”, che affonda in un passato tragico. Occhio ai dettagli: viene evocato l’architetto nazista Albert Speer, i due innamorati vedono al cinema “Bastardi senza gloria”, progettano addirittura un viaggio a Berlino…

Cucito direttamente addosso a Ian McKellen e Helen Mirren, 80 anni lui, 74 lei, il film di Condon è di quelli che adorano spiazzare lo spettatore, tra allusioni e indizi, senso della recita e vapori della vendetta; anche perché i due sublimi attori britannici, gigioneggiando quel tanto che serve, duellano su un terreno infido, sdrucciolevole, nel quale non si capirà più bene chi sia il gatto e chi il topo (bisogna arrivare fino in fondo per saperlo).

Naturalmente consiglio la versione in lingua originale con i sottotitoli, ma bisogna riconoscere che i due doppiatori, Michele Kalamera e Ada Maria Serra Zanetti, restituiscono bene inflessioni, tic e semitoni della coppia McKellen-Mirren; mentre gli estimatori di “Downton Abbey” gioiranno nel rivedere Jim Carter, stavolta non nei panni del maggiordomo Carson.

La recensione di Michele Anselmi per Siae

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