MARESCOTTI FA UNA SPECIE DI SAN GIUSEPPE NEL SUD MULTIETNICO SECONDO FILM INEDITO SU RAIPLAY, BASE PARTE DA MONS. RAVASI
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MARESCOTTI FA UNA SPECIE DI SAN GIUSEPPE NEL SUD MULTIETNICO SECONDO FILM INEDITO SU RAIPLAY, BASE PARTE DA MONS. RAVASI

Dunque c'è un libro di monsignor Gianfranco Ravasi, “Giuseppe. Il padre di Gesù” (Edizioni San Paolo, 2014), alla remota base del nuovo film di Giulio Base che approda gratuitamente sulla piattaforma di RaiPlay giovedì 28 maggio. È il secondo, dopo “Magari” di Ginevra Elkann, di un quartetto di titoli mai usciti in sala a causa del virus; e ci si augura che stavolta il server del canale digitale non faccia le bizze.

Sulla copertina di quel volumetto si vede un Giuseppe vegliardo e canuto, con in braccio il figlioletto divino. Spiega Base, cineasta di forte devozione cattolica, classe 1964: “Mi ha ispirato. Non conoscevo questa figura di uomo silenzioso, lavoratore, umile, obbediente, aperto, sensato. Il Vangelo lo definisce giusto, lo nomina nove volte, in cui non parla mai”.

Il silenzio eloquente di Giuseppe nel film è incarnato da Ivano Marescotti, in una chiave di trasfigurazione moderna, “non catechistica” secondo il regista, tra allegoria e favola. Siamo infatti ai giorni d’oggi, dalle parti di Bitonto, in Puglia, anche se non si dice mai. Giuseppe, trasferitosi lì dal nord molti anni prima, gestisce un bar in mezzo al nulla, con annesso distributore di benzina. Nell’incipit la moglie amatissima si accascia per terra mentre sta alzando la serranda all’alba. I due figli, uno è un onesto fornaio, l’altro un violento “balordo”, vorrebbero che il padre lasciasse perdere col “Bar Giuseppe”; ma lui, sempre laconico e abbacchiato, pure ingrugnito, riapre l’attività e assume addirittura una ventenne africana, Bikira, perché gli dia una mano ai tavoli.

Perché proprio lei? Perché è solare, bella, gentile, ha bisogno di guadagnare qualcosa per vivere, come del resto gli altri, pure italiani, che Giuseppe incontra prima di decidere. Mentre cresce l’ostilità razzista verso la “straniera” (la comunità multietnica è attraversata da riflessi xenofobi), Giuseppe fa un ulteriore passo destinato a menar scandalo in paese: sposerà Bikira, cha ha un terzo dei suoi anni. Lei lo ama, lui appare sessualmente distratto, e tuttavia a un certo punto la ragazza confessa di essere incinta. Che la gravidanza della novella Maria discenda da un destino divino?

Base non rivela, però allude molto. Infatti il suo Giuseppe fa il falegname nel tempo libero, vive in una specie di grotta-loft, non parla mai a vanvera, raddrizza le piccole ingiustizie. “Il film è un viaggio nel corpo e nel carattere dell’uomo che mi piacerebbe essere” ha confessato il regista ad Arianna Finos di “la Repubblica”; anche se quest’uomo “giusto e mite”, a dirla tutta, finisce un po’ col dare sui nervi. Sarà perché non si capisce bene dove porti e a cosa tenda il suo comportamento, così enigmatico e ulcerato, quasi rinunciatario. Il miracolo, insomma, resta un po’ sospeso nell’aria.

“Bar Giuseppe” esalta fotograficamente i paesaggi rurali pugliesi, la luce livida dell’alba e del tramonto che rimbalza sul neon, le suggestioni etnografiche di un Sud impoverito ma solidale, e tuttavia strada facendo si perde il senso di quella che Base chiama “attualizzazione”.

Se è chiaro l’intento di rivolgersi a laici e credenti, facendo germogliare un seme narrativo che non sia a senso unico, meno risolto è lo stile adottato per sostenere il tutto. Il balletto collettivo davanti alle pompe di benzina suona già visto, un po’ “Bollywood”, e la recitazione, che arpeggia sui toni della “parabola”, risulta a tratti artificiosa, pure urlata, abrasiva, s’intende per far risaltare la quieta laboriosità del padrone di casa.
Ivano Marescotti è un (san) Giuseppe diciamo un po’ in trance, Virginia Diop una Bikira a tratti maliziosa e fresca di gioventù, Nicola Nocella fa il figlio buono e tuttavia lambito dal pregiudizio.

Per la cronaca, “Bar Giuseppe”, dopo l'anteprima alla Festa di Roma 2019, sarebbe dovuto uscire nelle sale questo 19 marzo, proprio il giorno di San Giuseppe. Intanto Base è già al lavoro su un nuovo progetto: “Un cielo stellato sopra il Ghetto di Roma”.

Michele Anselmi per Siae.it

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