LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: TOMMASO
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LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: TOMMASO

Tra i molti pregi di Kim Rossi Stuart autore e attore, c’è la conseguenza. Così dopo aver felicemente esordito con Anche libero va bene, subito premiato con un David di Donatello per l’opera prima, eccolo tornare a un personaggio di quel film, Tommaso, che allora era un bambino e che, avendo subíto dei traumi a causa delle continue assenze della madre, adesso, da adulto, è costretto a frequentare vari psicoterapeuti perché mettano un po’ di ordine nei suoi continui turbamenti. Il più grave e doloroso riguarda proprio le donne, le ama tutte, puntando ripetutamente sul sesso, ma dopo un po’ le stanca, se ne vede abbandonato e quasi sempre con lacerazioni cui non riesce a far fronte senza l’aiuto, subito discretamente sollecitato, ma quasi inutile, dello psicoterapeuta di turno e poiché li sceglie sempre bene li sente regolarmente risalire a quel bambino che era stato e che adesso ha un approccio difficile nei confronti delle donne e del sesso (sempre a causa di quella madre spesso troppo assente). Seguiamo Tommaso attraverso tutte le vicissitudini che adesso lo separano dagli altri, soprattutto dalle donne che, pur desiderate e ricercate, finiscono per farsi da parte lasciandolo sempre solo nonostante lui aspiri non soltanto alla loro compagnia, ma anche a una vera unione e cioè al matrimonio come grida disperato proprio a una di loro.

Per arrivare alla conclusione, con la pacificazione di Tommaso, Rossi Stuart ha aperto ampi spazi alla psicanalisi lasciando alle immagini di parlare per lui riassumendo con quelle i significati cui ora tende. Ecco così tutti quei bambini in costume da bagno per illustrare la piena libertà di cui ora gode il protagonista, sciolti finalmente i legacci che lo imprigionavano, nuotano allegramente fra le onde, mentre si propongono due versioni della stessa madre, una egoista e una generosa, con le conseguenti reazioni di Tommaso, lasciando che narrativamente si susseguano situazioni fitte di simboli. Dei simboli però cui Rossi Stuart, con la maturità espressiva ormai raggiunta, vieta in qualche passaggio possibili ricadute nell’onirico rispettando invece quel limpido realismo cui sono intenzionalmente affidate sia la recitazione sia l’ambientazione, con asciutta sobrietà.

Certo un film complesso e non sempre di lettura immediata. Concorre però alla sua lettura proprio Kim Rossi Stuart come attore. Sicuro sempre, sia sui toni alti sia su quelli sommessi. Una interpretazione da premio.

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