LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: PERICLE IL NERO
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LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: PERICLE IL NERO

Sono contento di aver salutato con una certa speranza l'esordio al cinema di Stefano Mordini nel 2004 con Provincia meccanica, seguito otto anni dopo e in modo anche più convincente, da Acciaio. Eccoci al suo terzo film, Pericle il Nero, che ha tutte le carte in regola, perché, insieme con Valeria Golino, è coprodotto da Riccardo Scamarcio per l'Italia e dai fratelli Dardenne per il Belgio. Alla base ha un romanzo di Giuseppe Ferrandino, uscito da noi nel 1993 con un successo ottenuto solo in Francia cinque anni dopo quando venne pubblicato nella celebre “série noir” di Gallimard.

L'azione, nel romanzo, si ambientava esclusivamente a Napoli, tra napoletani, Mordini, invece, l'ha spostata soprattutto in Belgio (con una puntata in Francia, a Calais), pur continuando a mantenere fra i personaggi una numerosa presenza di napoletani e non lesinandone gli aspetti oscuri come la camorra. Pericle, così, è un emigrato napoletano che vive in mezzo alla camorra. Ne è stato quasi allevato e la considera come una famiglia; del resto è orfano di una madre la cui tomba fa tener pulita spedendo a Napoli, una volta al mese, il denaro necessario. Per la camorra, cui si sente in debito esercita, agli ordini di un boss, il triste mestiere di raddrizzatori, a danno di chi, naturalmente, la contrasta. Un giorno si scontra con un parroco che tenta di resistergli, ma alla scena assiste anche una ragazza subito diventata ai suoi occhi una pericolosa testimone, così la uccide. Non sa però che è la figlia di un altro boss che dopo anni di feroce rivalità sta cercando argomenti per una pacificazione reciproca. Il “braccio violento” del primo boss di trasforma così nel perseguitato dei due boss ormai decisi entrambi a farlo fuori...

Mordini ha manovrato i personaggi e le fosche situazioni che li avevano al centro con un piglio molto sicuro evocandovi attorno, in modo duramente realistico, le atmosfere in cui erano immersi, senza far mai sentire quei napoletani spesso truci estranei alle loro origini, segnalandovi anzi ciascuno con accenti molto veri, a cominciare da Riccardo Scamarcio che, come torvo protagonista sta ancora una volta dimostrando di aver preso la direzione giusta quando ha abbandonato, a favore dei drammi seri, le sue interpretazioni patinate di una volta.

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