LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: LA CANZONE DEL MARE
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LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: LA CANZONE DEL MARE

Esce nelle nostre sale il primo disegno animato che ci arriva dall’Irlanda. In 2D. Non ne potevo più di quei pupazzi in 3D che Hollywood ci ammannisce di continuo. Ed è firmato da un autore, Tomm Moore (la doppia emme vi eviti di confonderlo con l’americano Tom Moore) già felicemente accolto in Irlanda con un’opera prima dello stesso tipo del film di oggi che, per il suo racconto si rifà apertamente al folclore e alle conseguenti leggende, pur prima quelle delle “selkie”, creature di favola che quando sono in mare sono foche e quando sono in terra diventano belle ragazze o addirittura delle bambine.

Una bambina, così, la gentile Saoirse, è al centro della bella invenzione con cui si costruisce tutto il film. Fra gli umani, infatti, è figlia del guardiano di un faro e ha come fratello un ragazzino che, sulla terra, la accompagna sempre e dovunque lei glielo chieda. Ma attorno c’è molto mare e ci sono anche molte foche... È proprio prendendo le mosse da quelle che i due fratelli compiono un viaggio meraviglioso tra cielo e terra il cui scopo finale, tra gli umani, avrà quello di riportarli al faro dove li attende il padre di entrambi. Il film è questo viaggio durante il quale i disegni animati si sbizzarriscono per evocarvi attorno mondi fantastici, visioni colme di prodigi, figure ora realistiche ora solo immaginate dipinte sempre dei colori più meravigliosi possibili, spesso con il segno di pittori notissimi non solo irlandesi, da Kandinsky a Klee, allo stesso Jean-Michel Basquiat. Mentre nella colonna sonora dilagano a pieno volume delle preziose musiche originali composte da Bruno Coulais, un musicista molto noto nel suo Paese, che ha avuto la felicissima idea di mescolarvi con finezza e abilità, un ampio repertorio delle arie tradizionali del folklore irlandese composte in collaborazione con il gruppo Kila e spesso interpretate, per le canzoni, dalle voci meglio conosciute dai pubblici locali tra cui quella, malinconica e dolce, di Lisa Hanningan.

A dimostrare il rispetto e la simpatia con cui in molte nazioni d’Europa si è guardato a questa impresa per metà di intrattenimento ma per metà certamente culturale basti indicare le produzioni che, oltre a quella irlandese, l’hanno sostenuta, dal Belgio al Lussemburgo, dalla Danimarca alla Francia. L’Unione Europea a servizio del cinema colto.

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