LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: IL DIRITTO DI UCCIDERE
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LE RECENSIONI DI GIAN LUIGI RONDI: IL DIRITTO DI UCCIDERE

I droni, dunque. Se ne scrive e se ne parla ogni giorno, se ne discutono l’efficienza e anche quei cosiddetti effetti marginali dato che i missili telecomandati lanciati in queste guerre di oggi cadono sì su obiettivi studiati con la maggior precisione possibile, ma arrecano anche danni spesso molto gravi alla popolazione civile. Da qui, prima di decidere un lancio, le tante precauzioni da prendere assumendone di conseguenza ogni responsabilità.

È il caso de “Il diritto di uccidere”, film inglese diretto da Gavin Hood, Premio Oscar nel 2005 per “Il suo nome è Tsotsi”. Siamo in un Paese euroasiatico: da una parte un gruppo di terroristi che, nella casa in cui si nascondono stanno fornendo a dei giovanissimi kamikaze tutto l’equipaggiamento che servirà loro al momento di farsi esplodere per provocare una strage certa di militari. Dall’altra parte una postazione di alti ufficiali con la precisa missione di eliminare quei terroristi finalmente individuati e adesso sotto tiro. Si tratta solo di far lanciare da un drone un missile sull’obiettivo giusto, coadiuvando le decisioni che dovranno prendere i responsabili con dei minuscoli robot a forma di insetto che possono trasmettere le immagini dei luoghi incaricati di sorvegliare. Un’altra novità di queste guerre di oggi!

È qui che cominciano i guai. I missili sono pronti sui droni, basta dare l’ordine ed è fatta. Ma sorge subito il problema delle possibili (anzi certe) vittime civili, complicato dal fatto che non si tratta solo di numeri e di statistiche, ma di una bambina che vende parecchie pagnotte e ci mette ovviamente molto tempo per liberarsi di tutte. Ecco, tremenda, la tensione. Ogni minuto che passa sempre più angosciante. Nell’obiettivo preso di mira c’è gente - proprio quei terroristi tanto temibili e finalmente rintracciati - che potrebbero muoversi e scomparire di nuovo. Mancano al massimo una decina di minuti, tocca decidere immediatamente, chi però si prenderà quella drammatica responsabilità? Il generale che comanda la missione sembrerebbe deciso e così il colonnello che ha sottomano tutti i comandi operativi, ma ci sono lì anche dei politici che possono mettersi in contatto a Londra con i più alti rappresentanti del governo. Intanto però i minuti passano e quelli laggiù potrebbero scomparire di nuovo!

Erano anni che al cinema non provavo un’ansia simile, costruita, architettata, sostenuta da tutti i mezzi più moderni di cui i cineasti oggi dispongono quando debbono mozzare il respiro agli spettatori. Gavin Hood e i suoi hanno fatto centro. Applaudiamoli e applaudiamo anche Helen Mirren che dopo essere stata in “The Queen”, la Regina Elisabetta, ha accettato qui di essere un semplice colonnello; sia pure responsabile dei comandi operativi.

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