LE GIORNATE DEGLI AUTORI (ANNO XVI) VOGLIONO RUGGIRE A VENEZIA: IN GARA “5 È IL NUMERO PERFETTO” DI IGORT CON SERVILLO CHE SPARA
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LE GIORNATE DEGLI AUTORI (ANNO XVI) VOGLIONO RUGGIRE A VENEZIA: IN GARA “5 È IL NUMERO PERFETTO” DI IGORT CON SERVILLO CHE SPARA

Sotto la bocca chiusa del leone si intravvedono i volti dei registi Alice Rohrwacher e Edoardo De Angelis, un maschio e una femmina, per parità di genere e di locandina. Magari un modo per dire che le Giornate degli autori, giunte alla sedicesima edizione, intendono ruggire più del solito. La rassegna, ospitata all’interno dalla Mostra del cinema di Venezia (28 agosto- 7 settembre) e patrocinata dalle associazioni Anac e 100autori, ha un nuovo presidente nella persona di Andrea Purgatori, mentre il direttore-selezionatore, che viene chiamato chissà perché “delegato generale”, resta Giorgio Gosetti, ormai consolidato timoniere. Il quale, metaforicamente alzando gli occhi al cielo, spiega: «Nello storico cinquantenario dello sbarco sulla luna, noi pensiamo che questa edizione delle Giornate nasca sotto una buona luna».

Vedremo al Lido se Gosetti e i suoi collaboratori avranno scelto i film giusti, ma intanto Purgatori, che sostituisce il veterano Roberto Barzanti, invita a non sedersi sugli allori: «Anche se ogni anno tutto sembra più difficile, non abbiamo mai perso il desiderio né la volontà di ritrovarci, autori e spettatori, nel difendere un’arte in evoluzione continua, che non ha mai smesso di raccontare storie e ci emoziona».

Sulla carta il programma è affollato: 18 le nazionalità rappresentate, 11 i titoli in concorso, più 1 fuori concorso in chiusura, 2 “Miu Miu Women’s Tales”, 6 eventi speciali, 6 “Notti veneziane”, premi a Marco Bellocchio e Margarethe Von Trotta, omaggi vari. C’è molta Italia, come sempre, e del resto sarebbe curioso se accadesse il contrario, anche se in gara figura un solo film tricolore, quel 5 è il numero perfetto, con un Toni Servillo nasuto che spara come un matto, Valeria Golino e Carlo Buccirosso. Il film  segna il debutto alla regia di Igort, al secolo Igor Tuveri, pure autore della graphic novel omonima.

Nell’aprire l’incontro all’affollata Casa del cinema, Purgatori dedica un pensiero gentile agli scomparsi Ugo Gregoretti, Mattia Torre e Pietro Coccia, due autori di diversa estrazione e un fotografo caro alla gente del cinema. Un video-saluto di David Sassoli, neopresidente del Parlamento europeo, è servito invece a introdurre i tre finalisti del Premio Lux legato all’Unione europea. «Molte le proposte arrivate, purtroppo il nostro campo di gioco è stretto» anticipa Gosetti nel ringraziare anche gli esclusi, che sono tanti. Sono circa 1.000, infatti, i film passati al vaglio dei selezionatori per mettere a punto il menù del concorso, il cui vincitore, al quale andrà un assegno di 20mila euro, sarà scelto da una giuria formata da 28 giovani spettatori provenienti da tutti i Paesi dell’Unione europea. Si parte con il poliziesco Seules les bêtes di Dominik Moll, si chiude con Les chevaux voyageurs di Bartabas, al secolo Clément Marty; in mezzo, pescando nelle varie sezioni, titoli come Lingua franca del transgender Isabel Sandoval, La Llorona di Jayro Bustamante,  Un divan à Tunis di Manele Labidi, Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano Cipani, i documentari Scherza coi fanti di Gianfranco Pannone e Mondo Sexy di Mario Sesti.

Tendenze? Sempre azzardato dirlo, benché le co-selezionatrici Gaia Furrer e Renata Santoro parlino per il concorso «di un ritorno ai temi spirituali, quasi a smentire un certo pragmatismo post-ideologico»; un riflesso “situazionista” si registrerebbe invece nelle proposte raccolte sotto l’ombrello “Notti veneziane”

Il tutto costa circa 600mila euro, servizi inclusi. Non pochi soldi, in buona misura tirati fuori da Mibac, Bnl, Miu Miu, Lux Film Prize e Siae (circa 90mila).

 

Michele Anselmi per Siae

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