L’ITALIA DESIGNA “DOGMAN” PER L’OSCAR (NON SIGNIFICA CANDIDATO) LA VOTAZIONE FINALE ALL’ANICA: 5 A 4 SU “LAZZARO FELICE”
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L’ITALIA DESIGNA “DOGMAN” PER L’OSCAR (NON SIGNIFICA CANDIDATO) LA VOTAZIONE FINALE ALL’ANICA: 5 A 4 SU “LAZZARO FELICE”

Alla fine è andata come previsto dagli osservatori del ramo.  Dogman di Matteo Garrone è il film designato dall’Italia in vista dell’Oscar, categoria “Best foreign language movie”, cioè non girato in inglese. Non che sia stata una scelta facile: ci sono volute cinque votazioni per arrivare al verdetto conclusivo, dove per un solo voto, cioè 5 a 4, il film di Garrone ha superato Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher. Poche chance, solo 1 suffragio nella penultima votazione, per Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, dato in crescita nelle ultime ore. In ogni caso, Dogman resta, a parere del sottoscritto, la migliore scelta che si potesse sottoporre all’Academy Awards, nella speranza che il bel film di Garrone, dallo stile impeccabile e dalla storia feroce ispirata al “Canaro” della Magliana, sia accolto in quella cinquina. Non capita, salvo errori, dal 2014 di La Grande Bellezza, poi uscito vincitore.
Riuniti presso l’Anica, la Confindustria del cinema, i nove esperti hanno cominciato a votare stamattina, 25 settembre, attorno alle 10. I loro nomi? La giornalista Stefania Ulivi, i registi Maria Sole Tognazzi e Silvio Soldini, i produttori Maria Carolina Terzi e Marta Donzelli, il distributore Antonio Medici, lo sceneggiatore Enrico Vanzina, lo studioso e conservatore Gianluca Farinelli, il responsabile della Direzione cinema Mibac Nicola Borrelli (l’unico a non variare di anno in anno).
Francamente non si capisce perché continuare a mantenere segreta fino all’ultimo, cioè fino alla votazione, la composizione della “giuria”: una decisione rivendicata da Francesco Rutelli, presidente dell’Anica. Se ne parla come di un modo per evitare pressioni, telefonate e scocciature ai commissari in vista del voto; io credo invece che sia pieno diritto di produttori e registi sapere, a prescindere dal numero dei film in gara, chi valuterà e deciderà.
Ciò detto, erano davvero troppi, quest’anno, i titoli candidati dai rispettivi produttori alla cifra di 500 euro cadauno. Nel mucchio, citando un po’ alla rinfusa, A casa tutti bene di Gabriele Muccino, Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani, Dove non ho mai abitato di Paolo Franchi, Napoli velata di Ferzan Ozpetek, Una storia senza nome di Roberto Andò, La terra dell'abbastanza dei fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo. Nick Vivarelli di Variety si è chiesto perché non ci fosse il dittico Loro di Paolo Sorrentino, evidentemente alla produttrice Indigo Film hanno pensato che le smanie estive di Berlusconi non avrebbero riscosso interesse agli Oscar, benché sia stata preparata per il mercato estero una versione unica, non divisa in due parti.
Adesso Raicinema e Mibac dovranno mettere mano ai portafogli, in modo da favorire un’adeguata campagna promozionale di Dogman in terra straniera. Paolo Del Brocco, ad di Raicinema, ha già promesso un congruo sostegno. Giova ricordare che l’annuncio delle nomination è previsto per il 22 gennaio 2019, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles domenica 24 febbraio.
In ogni caso non sarà una passeggiata per Dogman: il Messico ha già designato Roma di Alfonso Cuarón (Leone d’oro a Venezia), la Francia La douleur di Emmanuel Finkiel, l’Ungheria Sunset di László Nemes, la Danimarca The Guilty di Gustav Möller, e siamo solo all’inizio. Molti altri si aggiungeranno alla contesa.

Michele Anselmi per SIAE

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