L’ALTRO NATALE AL CINEMA: “RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME” UNA STORIA DI DONNE NELLA FRANCIA 1770, DA NON PERDERE
CondividiShare this article Google+ Facebook twitter Email

L’ALTRO NATALE AL CINEMA: “RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME” UNA STORIA DI DONNE NELLA FRANCIA 1770, DA NON PERDERE

C’è da augurarsi che la scena lesbica dell’ascella, rilanciata da un articolo di Davide Turrini per “il Fatto Quotidiano” sulle nuove frontiere feticistiche del cosiddetto “armpit sex”, non oscuri il valore estetico e drammaturgico di “Ritratto della giovane in fiamme”. Trattasi di film francese, diretto dalla regista Cécile Sciamma, premiato a Cannes 2019 per la migliore sceneggiatura, nelle sale pre-natalizie con Lucky Red da giovedì 19 dicembre.
Un film davvero bello e profondo, pure impegnativo, che usa la pittura per parlare d’amore, in questo caso un amore omosessuale, dentro una cornice per nulla prevedibile: un’isola dalle alte scogliere e dal mare burrascoso nella Francia pre-rivoluzionaria del 1770. Sciamma ha scritto e diretto partendo da un’idea meritoria, poco praticata oggi: niente colonna sonora, solo il silenzio, il vento e le voci, lasciando che i due “intermezzi” musicali, uno dei quali viene da “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi, siano diegetici, cioè originati dalla realtà narrata, all’interno delle sequenze.
Chi è la giovane in fiamme? Il titolo è simbolico e letterale al tempo stesso, anche se nessuno prende fuoco davvero e si ustiona. Però nell’incipit vediamo un quadro dimenticato, che mostra una fanciulla di spalle nella notte mentre un lembo della lunga gonna è lambita dalle fiamme: e da lì parte il lungo flashback.
La bella e volitiva Marianne, pittrice di talento, dedita a fumare la pipa e a non farsi umiliare, è ingaggiata da una contessa di origine italiane perché ritragga di nascosto la figlia Héloïse, appena uscita dal convento e promessa in sposa a un facoltoso milanese. La vergine s’è già rifiutata di posare, illudendosi di ritardare le nozze; sicché Marianne, presentata come nuova dama di compagnia, ha il compito di dipingerla di nascosto, mentendole, confidando sulla memoria e sulla perizia.
Se nella prima parte il film rievoca l’incontro tra le due donne, così diverse e isolate in quella casa un po’ in stile “Cime tempestose”, accudite solo dalla servetta Sophie che custodisce un segreto, nella seconda scatta un amore travolgente e inatteso, sessualmente goduto, all’insegna di un’uguaglianza (il concetto è caro alla regista) che scardina barriere di classe e differenze caratteriali. “Bisogna essere in due per essere allegri” sospira la bionda Héloïse alla castana Marianne; e a quel punto, nell’approfondirsi dell’intimità e della fiducia reciproca, anche il sospirato quadro verrà fuori.
Perfino l’usurato mito di Orfeo e Euridice trova una nuova sfumatura nella chiave che Sciamma adotta per descrivere la sostanza poetica di un sentimento in bilico tra amicizia gentile e attrazione passionale. Marianne a suo modo è una donna moderna, emancipata: i tabù dell’epoca le proibiscono di ritrarre nudi maschili ma lei sfida comunque le convenzioni, anche solo indossando una gonna con le tasche. Mentre Héloïse incarna una femminilità infelice, dolce e misteriosa, tuttavia capace di liberarsi dalle cinghie aristocratiche che la imbrigliano.
Il film, lungo due ore, procede per silenzi, passeggiate, sguardi, anche torsioni drammatiche, dentro una luce naturale, quindi per nulla “effettata”, che accarezza i visi delle due protagoniste davvero ben assortite: Noémie Merlant è Marianne, Adèle Haenel è Héloïse. Nel cast essenziale spunta fuori anche la nostra Valeria Golino: è la contessa piena di rimpianti, né buona né cattiva, forse solo figlia del suo tempo.
Apprezzabile la ricostruzione d’ambiente, a partire dagli abiti pensati come “divise” per caratterizzare il lato psicologico dei personaggi; e per fortuna pubi e ascelle non appaiono depilati come spesso accade nei film in costume. In Italia qualcosa del genere lo raccontò, assai meno bene, Donatella Maiorca con il suo “Viola di mare” del 2009.

recensione di Michele Anselmi per SIAE

 

Related