Istat: i segnali di ripresa fanno aumentare l’ottimismo degli italiani
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Istat: i segnali di ripresa fanno aumentare l’ottimismo degli italiani

Gli italiani ricominciano a guardare al futuro con fiducia. E’ quanto emerge dai dati del terzo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile dell’Istat, che è stato presentato ieri. In questa terza edizione del documento, l'Istituto Nazionale di Statistica offre un quadro integrato dei principali fenomeni sociali, economici e ambientali che hanno caratterizzato l'evoluzione del nostro Paese nell'ultimo periodo, assumendo come punto di partenza la multidimensionalità del benessere e analizzando un ampio numero di indicatori.

Nel 2014 è cresciuto infatti l'ottimismo nei confronti del futuro, anche se il numero degli italiani soddisfatti per la propria vita rimane stabile. Se nel 2013 il 24% di persone sopra i 14 anni riteneva che la propria situazione sarebbe migliorata nei 5 anni successivi, nel 2014 la percentuale è salita al 27%. "L'ottimismo per il futuro - ha sottolineato Linda Laura Sabbatini, che dirige il dipartimento per le Politiche Sociali dell'Istat - cresce soprattutto per il segmento giovanile, nonostante siano proprio i giovani i soggetti più colpiti dalla crisi". Il Rapporto Bes registra un aumento della soddisfazione per il tempo libero, che dal 63% sale al 64,6%, e di quella per la condizione economica, passata dal 40,1% al 43,4%. L'indice di soddisfazione per la propria vita invece, dopo un forte crollo nel 2012, quando è sceso da 100 a 89,1, è stabile da due anni a quota 89. 

Migliora la situazione economica degli italiani, grazie anche ai cambiamenti del mercato del lavoro, all'innalzamento del tenore e della durata della vita. Secondo il documento aumentano il reddito disponibile (dello 0,7% nel 2013 e dello 0,1% nel 2014), e il potere d'acquisto, cresce la spesa per i consumi e sempre meno famiglie mettono in atto strategie per contenere la spesa. Il Rapporto segnala che il rischio di povertà e la povertà assoluta sono in diminuzione, anche se cresce la quota di individui che vivono in famiglie che hanno intensità lavorativa molto bassa, cioè dove le persone hanno lavorato meno del 20% del potenziale, arrivata al 12,1%. La fotografia scattata dall’Istat evidenzia tuttavia delle disuguaglianze all’interno del Paese: "Il Mezzogiorno - sottolinea il documento - oltre ad avere un reddito medio disponibile decisamente più basso del Nord e del Centro, ha anche la più accentuata disuguaglianza reddituale: il reddito posseduto dal 20% della popolazione con i redditi più alti è 6,7 volte quello posseduto dal 20% con redditi più bassi, mentre nel Nord il rapporto è di 4,6".

Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile è nato in Italia da un’iniziativa congiunta del Cnel e dell’Istat. Il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile mira a valutare il progresso di una società e di una comunità tenendo in debito conto, oltre agli aspetti economici, importanti fattori ambientali generali e specifici, declinati in base a fondamentali criteri di equità e sostenibilità sociale e collettiva. Per calcolare periodicamente la multidimensionalità del benessere, gli analisti prendono in considerazione dodici indicatori e la percezione che di essi hanno i cittadini interessati dal campione statistico: salute, istruzione e formazione, lavoro e tempi di vita, benessere economico, relazione e sociale, politica e istituzione, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e beni culturali, ambiente, ricerca e innovazione e qualità dei servizi.  

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