IL FOLK DI GIUDITTA SCORCELLETTI, OVVERO L’ORIGINALITà DELLE NOSTRE RADICI
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IL FOLK DI GIUDITTA SCORCELLETTI, OVVERO L’ORIGINALITà DELLE NOSTRE RADICI

Abita a Pescia, in provincia di Pistoia, la città toscana scelta per essere la Capitale della Cultura 2016. Vive con due figlie e il compagno, Alessandro Bongi, anche lui musicista, che arrangia con lei le sue canzoni. Un lavoro confezionato nella sala prove della loro casa, visto che – prima che gli americani puntassero l’attenzione su di lei - Giuditta Scorcelletti non si occupava solo di musica.

“Facevo molti lavori, e ho fatto anche l’attrice teatrale, ma l’incontro con Michael Hoppé (il produttore che, tra gli altri, ha scoperto Jean-Michel Jarre e Vangelis e che, sentendola cantare per le strade di San Gimignano, si è fermato a conoscerla, ndr) mi ha spinto a dedicarmi unicamente alla musica”.

Giuditta, classe 1976, porta avanti un discorso molto personale e originale sulla musica folk, un genere non frequentatissimo in Italia ma che le sta assicurando un buon successo in America (è stata in corsa per la 58° edizione dei Grammy Awards) e in Corea. Da dove nasce la passione per la musica folk?

“Sono laureata in geo-antropologia e ho sempre studiato i canti popolari. Ma in fondo non faccio che cantare quello che cantava mia nonna. Porto avanti da 15 anni il discorso delle musiche popolari toscane perché non mi arrendo al fatto che sia considerata una musica di nicchia. Sono le nostre radici, la nostra anima che si è persa omologandoci poi tutti. Ogni regione ha il suo folk, per questo la musica popolare serve anche a riscoprire le differenze. Per esempio, i toscani sono parlatori per eccellenza, e il canto lirico toscano nasce proprio dalla passione per il racconto intorno al fuoco. Mentre, per esempio, il folk pugliese è più legato al ballo. La canzone nasce dai climi, dalle atmosfere, dalle abitudini di un popolo. Ci si trova quello che siamo, i nostri nonni non sono poi così lontani da noi nel tempo, ci sembra tanto tempo fa perché oggi va tutto troppo veloce”.

La prossima settimana c’è il Festival di Sanremo, che quest’anno premierà anche gli autori del testo e della musica. Che ne pensa?

“Penso che sia un’iniziativa molto importante: è necessario che gli autori siano premiati quando sono bravi, perché in questo momento l’Italia è povera sia di autori che di testi. La cosa di cui abbiamo bisogno è l’originalità”.

Che consiglio darebbe ai giovani che iniziano oggi?

“Di non pensare a quello che il pubblico vuole e si aspetta, ma a quello che hanno urgenza di esprimere, perché è solo dalla libera espressione di se stessi che nasce l’arte”. 

 

Intervista di Paola Polidoro

La foto è di Francesco Degli Innocenti

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