IL DAVID DEL “COME TI SENTI?” CONTI “BEL MORETTO” PER LA SANDRELLI, I MANETTI BROS TRIONFANO CON “AMMORE E MALAVITA”, AMELIO DIMENTICATO
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IL DAVID DEL “COME TI SENTI?” CONTI “BEL MORETTO” PER LA SANDRELLI, I MANETTI BROS TRIONFANO CON “AMMORE E MALAVITA”, AMELIO DIMENTICATO

Diciamolo. È stato un po’ il David del “Come ti senti?” e “Che effetto ti fa?”. Cioè le due domande ripetute all’infinito ai suoi ospiti da Carlo Conti, chiamato a riportare il premio cinematografico su Raiuno dopo un biennio yé-yé targato Sky. Due ore e tre quarti di trasmissione, incluse le pubblicità, una roba infinita, a tratti noiosetta; ma forse, con tutte quelle statuette da consegnare, sia pure attraverso modalità diverse, non se ne esce. Gli Oscar restano un’altra cosa, e anche quelli non terminano mai.
Ha fatto il pieno Ammore e malavita dei Manetti Bros, cioè Antonio e Marco: cinque premi, a partire dal più importante, quello per il miglior film. In sala l’atipico musical napoletano che scherza sulla camorra non ha riscosso purtroppo il successo che Raicinema si aspettava dopo l’incoraggiante anteprima in concorso alla Mostra di Venezia. Si è fermato a poco più di 1 milione e mezzo di euro, sicché il trionfo ai David di Donatello suona, in tutti i sensi, come un risarcimento da parte del mondo del cinema, fors’anche un incoraggiamento a non battere sempre le stesse strade.
Peccato per La tenerezza di Gianni Amelio, che avrebbe meritato sicuramente di più, a mio parere il premio principale; ma almeno c’è il David a Renato Carpentieri, come migliore attore protagonista, e nel merito davvero non ci piove.

Tra gli altri David attribuiti, per restare alla fascia alta: Jonas Carpignano migliore regia per A Ciambra, Jasmine Trinca migliore attrice protagonista per Fortunata, Claudia Gerini e Giuliano Montaldo migliori attori non protagonisti rispettivamente per Ammore e malavita e Tutto quello che vuoi, Pivio e Aldo De Scalzi migliori musicisti per Ammore e malavita, Donato Carrisi migliore regista esordiente per La ragazza nella nebbia (e qui passa perfino la voglia di polemizzare per quanto appare insensato il riconoscimento). Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, i registi del notevole Sicilian Ghost Story, portano a casa il David per la migliore sceneggiatura non originale, mentre alla Susanna Nicchiarelli di Nico, 1988 va quello per la migliore sceneggiatura originale.
Si poteva votare meglio o diversamente? I circa 1.500 giurati hanno deciso così, quindi inutile questionare a cerimonia conclusa. Si può dire però che il verdetto ha riconosciuto la varietà espressiva del cinema italiano, il quale non se la passa troppo bene sul piano commerciale, a parte due o tre exploit di questi primi mesi del 2018, ma mostra una certa originalità di proposte.
La nuova presidente e direttrice artistica, Piera Detassis, s’è detta “confusa ma contenta” prima di attribuire il premio più atteso ai Manetti Bros, e certo il sostegno ricevuto dal Ministero ai Beni culturali, dall’Anica e soprattutto dalla Rai, per una spesa totale di circa 1 milione e 200 mila euro, la autorizza al sorriso. Le cerimonie televisive di premiazione sono sempre un rischio, specie se devi consegnare una trentina di statuette, tra annessi e connessi, ma bisogna riconoscere a Carlo Conti, al di là di una certa cine-retorica insita nell’eventone Rai, di aver provato a sveltire l’infilata di allori. Purtroppo sono stati i premiati, con qualche lodevole eccezione (Carpentieri, Grassadonia e Piazza, Carrisi), a non sforzarsi di impacchettare un discorsetto sensato, magari spiritoso o spigliato, preferendo la solita solfa dei ringraziamenti a pioggia.
Non a caso a cavarsela meglio, nella diretta tv, sono stati i due divi americani di passaggio a Roma ingaggiati per dare un tocco di glamour hollywoodiano alla serata. Ovvero Steven Spielberg e Diane Keaton, destinatari di un David alla carriera e di un David speciale. L’elegante Spielberg ha sfoderato il tono giusto nel rievocare un’amabile passeggiata per Roma con Fellini ai tempi del suo esordio con Duel; la survoltata  Keaton, conciata alla Keaton con tanto di cappello, ha risposto per filo e per segno a tutte le domandine di Conti, alla fine ha pure intonata una canzoncina tratta da Tre soldi nella fontana di Jean Negulesco.
La battuta migliore, ma chissà quanto l’hanno capita, è venuta da Pierfrancesco Favino, uno dei premiatori: Conti gli ha chiesto in che film lo vedrebbe, lui ha risposto “Il genio della lampada”, alludendo alla perenne abbronzatura del conduttore toscano (pure Stefania Sandrelli, altro David speciale, aveva alluso alla faccenda chiamandolo “bel moretto”).
Il monologo di Paola Cortellesi, piazzato in apertura di serata, era imperniato sulla coloritura offensiva che prendono certe parole se declinate al femminile (zoccolo o zoccola, massaggiatore o massaggiatrice…). Si direbbe un retorico tributo al generico manifesto “Dissenso comune” firmato qualche settimana fa dalle “donne del cinema italiano”, inclusa Detassis. La cronaca registra l’umore plumbeo, diciamo da incavolato nero, stampato sul volto di Paolo Genovese: si aspettava qualcosa per The Place, invece nisba.
PS. Continuo proprio a non capire perché Giuliano Montaldo, protagonista assoluto di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, sia stato premiato come miglior attore "non" protagonista. I David sono strani, a volte, si sa.

Michele Anselmi per SIAE

 

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