I mille volti di Paolo Villaggio, talento comico straordinario
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I mille volti di Paolo Villaggio, talento comico straordinario

Aveva tante facce Paolo Villaggio, scomparso oggi a Roma all’età di 84 anni: attore, comico, scrittore, paroliere e sceneggiatore. Era associato SIAE dal 1972. La sua carriera è indissolubilmente legata alla figura del ragioniere Ugo Fantozzi, un meschino e grottesco impiegato tiranneggiato dal capufficio, che è stata la sua prima creatura letteraria e cinematografica, dai sorprendenti effetti comici.

Paolo Villaggio era nato a Genova il 30 dicembre 1932. Dopo aver frequentato il liceo classico "Andrea Doria", iniziò all'università gli studi di Giurisprudenza che però abbandonò per dedicarsi a diverse esperienze lavorative. Negli anni del dopoguerra Villaggio conobbe Fabrizio De André, diventandone intimo amico. L'amicizia, in seguito, si farà anche artistica e produrrà all'inizio degli anni Sessanta i testi di due canzoni, Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers.

Villaggio aveva iniziato il suo percorso artistico alla fine degli anni Sessanta nel cabaret ma approdò presto in televisione nel programma di Romolo Siena Quelli della domenica. Nel pomeriggio televisivo degli italiani apparve così un personaggio chiamato Fantocci, che poi cambiò il nome in Fantozzi. Era un ragioniere leccapiedi, ignorato dalle donne e appassionato di calcio, un perdente a prescindere che però in casa si trasformava in un Gengis Khan. Era una comicità nuova, paradossale, iperbolica, una comicità mai vista prima di Villaggio, che condensava con un lessico televisivo e cinematografico, assolutamente fuori dagli schemi, un modo rivoluzionario di essere attore. In Fantozzi ognuno ritrovava i caratteri del vicino, del cognato, del capufficio, del nemico da eliminare fisicamente, senza accorgersi di essere davanti a uno specchio. Ora Fantozzi è diventato un aggettivo e anche un modo di dire.

Al cinema, dopo un iniziale insuccesso con Eat it, scritto e diretto da Francesco Casaretti nel 1968, seguito l'anno dopo da I quattro del pater noster di Ruggero Deodato, interpretato con Lino Toffolo, Enrico Montesano e Oreste Lionello, nel 1970 Paolo Villaggio è l’ “alemanno” Thorz in Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli. E’ una figura che sembra ricalcata sul professor Kranz, altro personaggio comico creato per la trasmissione televisiva Quelli della domenica, un prestigiatore un po' stravagante ed un po' imbroglione, "stupido ed autoritario" secondo la stessa definizione del creatore, dal macchiettistico accento tedesco e dai trucchi ingenui. Il professor Kranz è una delle tre principali maschere comiche di Villaggio, assieme a Ugo Fantozzi e a Giandomenico Fracchia, "l'ipertimido, il caso patologico", a detta dello stesso Villaggio, che va spesso in ansia e si esprime con una voce sfiatata.

La svolta professionale arrivò nel 1971 quando la casa editrice Rizzoli pubblicò i suoi racconti sul ragionier Ugo Fantozzi, già usciti sulla rivista l'Europeo: il successo fu immediato. Quattro anni dopo Villaggio interpretò Fantozzi, diretto da Luciano Salce. La pellicola è stata inclusa nel 2008 nella lista dei 100 film italiani da salvare. Il personaggio di Fantozzi, nato come raffigurazione dell'uomo inetto e sfortunato vittima della prepotenza, è “il prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità”, come lo definì lo stesso Villaggio. Le storie di Fantozzi sono state narrate in una fortunata serie di racconti e di film scritti e interpretati dallo stesso Villaggio.

Maschera comica, grottesca e drammatica nello stesso tempo, Paolo Villaggio è stato capace di far ridere fino alle lacrime ma anche di commuovere nei ruoli drammatici che ha interpretato in film di registi importanti come Mario Monicelli, Ermanno Olmi e Federico Fellini, per il quale recitò nel 1990 in La voce della Luna, insieme a Roberto Benigni, ottenendo il David di Donatello come migliore attore protagonista (ne avrebbe vinto un secondo alla carriera nel 2009). Nel 1992 è stato diretto da Lina Wertmuller nel film Io speriamo che me la cavo, tratto dall'omonimo bestseller di Marcello D'Orta che raccoglie i temi scolastici di una terza elementare di Arzano in provincia di Napoli. Villaggio ha interpretato la figura del maestro, il filtro attraverso il quale i piccoli esprimono la loro visione del mondo. Nello stesso anno, in occasione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, Villaggio ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera, mentre nel 2000 è stato insignito del Pardo d'onore alla carriera al Festival del cinema di Locarno.

Con la morte di Paolo Villaggio "se ne va via un pezzo di vita", dice commosso Maurizio Costanzo, che ha avuto un ruolo centrale nel lanciare l'attore negli anni Sessanta in teatro e in tv. "Un giorno - racconta Costanzo - il regista Luigi Squarzina, condirettore dello Stabile con Ivo Chiesa, mi disse: 'Se hai tempo, vai a vedere al teatrino di via Marsala, in scena c'è un impiegato dell'Italsider, mi sembra interessante'. Io andai, e impazzii: con Villaggio ci vedemmo a cena e lui firmò su un tovagliolo un contratto per il cabaret che stavo lanciando in quel periodo a Roma, Sette per Otto, in una traversa di corso Garibaldi. Venne e fece il botto: il botteghino apriva alle 17, alle 17,20 era già esaurito”.

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