Gli autori parlano di satira, televisione e new media al convegno ANART
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Gli autori parlano di satira, televisione e new media al convegno ANART

Troppa comicità commerciale e poca satira. Le ragioni della censura e dell'autocensura. Il genere satira, il ruolo dell’autore, il confronto con la politica. Si è discusso di questo ieri al Maxxi di Roma nel corso del convegno Satira, televisione e new media organizzato dall'Anart, l’associazione più rappresentativa del settore dell’intrattenimento radiotelevisivo, e Premio Ideona con il patrocinio di SIAE. Un momento di approfondimento sui temi della libertà d’espressione e della tutela del diritto d’autore e per esplorare soluzioni per lo sviluppo di nuovi contenuti per un nuovo pubblico.

“L’Anart ha organizzato un convegno su satira e libertà d’espressione constatando che negli ultimi anni nei media gli spazi per i programmi satirici sono sempre più limitati – ha detto Linda Brunetta, Presidente Anart e Presidente Commissione DOR-SIAE, nella sua relazione introduttiva -  Per quanto riguarda noi autori l'oscuramento della satira va di pari passo con la chiusura di spazi di lavoro. Scrivere un pezzo di buona satira è molto difficile, significa essere autori con la A maiuscola, al quale sono dovuti i diritti d’autore, la cui eliminazione sembra essere un punto chiave della strategia delle emittenti per risparmiare risorse. Vogliamo difendere il talento, le possibilità creative e l’originalità degli autori italiani, difendendo questo genere, antichissimo, popolare e letterario nello stesso tempo: basti pensare a Mistero Buffo, uno spettacolo sulla satira nel Medioevo, il cui insigne autore Dario Fo, uno dei primi censurati della televisione italiana, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura”. 

Protagonisti del convegno sono stati gli autori stessi. “Noi facevamo satira con serissima leggerezza” ha detto Valentina Amurri, che ha ricordato l’esperienza della TV delle Ragazze, e ha sottolineato che nei nuovi autori che si dedicano a questo genere riscontra un minore lavoro di ricerca. Per Filippo Giardina bisogna cercare nuovi spazi invece di parlare di programmi di molti anni fa perché “oggi la satira dai giovani è concepita in maniera diversa, non c’è filtro, scrivono davanti ad uno specchio nero, non c’è una responsabilità etica sul web. Probabilmente oggi fare satira in un mondo polarizzato come quello di internet significa soltanto farsi capopopolo di qualcosa”. Per Edoardo Novelli, docente di Comunicazione Politica all’Università di Roma 3, il concetto di autoralità sta profondamente cambiando. La rete sta sicuramente determinando una ridefinizione dei criteri che avevano retto per molti anni. La satira è sempre stata un ingrediente fondamentale per la televisione ma probabilmente oggi è stata completamente inglobata nel linguaggio della televisione ed è stata assoggettata alla commistione di generi perdendo una sua dignità.

Per Diego Cugia, se le nuove tecnologie stanno cancellando vecchie professioni e mestieri “un programma per prendere vita ha bisogno dell’alito divino come Adamo ed Eva, perché una tv senza idee è un paradosso come McDonald’s senza hamburger. Quindi se c’è un mestiere del quale le nuove tecnologie e la sempiterna tv non potranno mai fare a meno è quello dell’autore. E invece no. Anche l’autore è a rischio”. Secondo Cugia negli ultimi vent’anni c’è stata una precipitosa fuga dagli autori puri, sostituiti dai “pusher del consenso, scritto e gridato”. “Un mondo interconnesso non è per questo un paradiso d’idee ma è più facile che sia un inferno di banalità – ha aggiunto - Perché la condizione stessa dell’interconnettività è il pensiero formattato globale. Un autore puro, invece, è artefice del processo inverso, è sconnesso dalla realtà e produce sconnessioni, la sua creatività genera un corto circuito nella cosiddetta realtà, con una ‘morte’ dell’ovvio e una rinascita del pubblico in uno stadio di coscienza superiore”.

Nel suo lungo intervento, arricchito dal racconto di diversi episodi della sua lunga carriera, Sergio Staino ha sottolineato la difficoltà nella situazione attuale di fare satira politica. Il disegnatore ha ricordato che nel Sessantotto vi era una vivace satira contro il potere ma si voleva rompere l’ipocrisia con grande allegria. Oggi invece per Staino la situazione è molto cambiata ed è caratterizzata da un grigiore mediatico che richiede un’azione molto provocatoria. Una società senza satira è infatti una società povera sia dal punto di vista culturale che sociale. Carlo Freccero ha sottolineato invece che la satira che sopravvive si concentra nelle televisioni che hanno al centro dei loro palinsesti l’informazione. In un certo senso la satira è una forma di informazione più libera perché quest'ultima, a differenza della satira, ha un limite nella censura. Tuttavia negli ultimi anni alla coppia informazione-satira si sostituisce quella infotainment-straniamento e nasce una comicità dell’assurdo.

Per Andrea Purgatori la satira non c’è più perché la qualità di chi dovrebbe avere la curiosità e il gusto di scommettere sulla satira in televisione è molto bassa e perché la tv, come i giornali, è diventata uno strumento di poteri altri rispetto all’informazione. Se si perde la satira come momento di riflessione e non solo come divertimento, anche la politica perde la capacità di capire dove sta andando il Paese. David Riondino ha posto l’accento sulla difficoltà di trovare un interlocutore che si prenda la responsabilità di sostenere e valorizzare un progetto in televisione. Molta satira è nel web ma il problema è la retribuzione del lavoro degli autori.

Sabina Guzzanti ha parlato del suo ultimo programma TG Porco, nato come striscia satirica sul web, e passato poi solo per un breve periodo in televisione. Il punto su cui riflettere per Sabina Guzzanti è la censura nei confronti di chi fa satira. Per l’autrice la censura è la nemica della creatività in generale. Combattere contro la censura mantiene viva la creatività.

Dal punto di vista della tutela del lavoro degli autori, Raffaella Celentano, direttore Sezione DOR SIAE, ha precisato che negli ultimi anni le opere tutelate dalla Società Italiana degli Autori ed Editori sono rimaste in numero costante, anche se non sono molto numerose. Questo è un segnale preoccupante perché significa che la tutela degli autori si sta riducendo ed è sempre più frutto di compromessi. La satira fa parte di quei generi tipici che vengono dichiarati a SIAE e hanno una remunerazione piena perché rappresenta uno dei nuclei più importanti della creatività dell’autore. Purtroppo però è uno dei settori in cui si stanno affermando pratiche contrattualistiche o cessione di diritti che escludono la possibilità per SIAE di intervenire. E’ stato avviato tuttavia un lavoro in SIAE in collaborazione con gli autori per definire standard contrattuali che permettano di mantenere il giusto livello di tutela del diritto d’autore. Raffaella Celentano si è soffermata anche sull’elemento dell’improvvisazione, che non esclude l’intervento di SIAE in quanto è una caratteristica dell’opera che non impedisce la tutela se è creativa.

Tra gli altri autori ed esperti intervenuti: Bruno Voglino, Luca Martera, Andrea Blarzino,  Alessandro Grieco, Mario Maffucci, Mario Natangelo, Carlo Amatetti, Matteo Andreone, Stefano Sarcinelli, Stefano Di Segni, Ivo Mej, Elisabetta Ramat, Stefano Balassone, Edoardo Ferrario, Roberto Gavelli e Federico Palmaroli. 

 

Nella foto di Maria Rosaria Grifone: Andrea Purgatori, Sergio Staino e Linda Brunetta

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