Franco Califano, il cantautore della romanità
CondividiShare this article Google+ Facebook twitter Email

Franco Califano, il cantautore della romanità

“L’urtimo amico va via”. Era intitolata così una delle più belle canzoni di Franco Califano, dedicata a quell’eterna precarietà della vita che aveva raccontato in versi teneri e struggenti, dove l’uso del dialetto opponeva uno schermo d’apparente disincanto alla sua acuta sensibilità di poeta. Una sensibilità che lui stesso aveva declinato nella maggior parte delle sue canzoni in versi autobiografici: “Io piango quanno casco nello sguardo / de' 'n cane vagabondo perché / ce somijamo in modo assurdo”. Tre anni fa è toccato a lui andare via lasciando il suo pubblico che, per oltre quarant’anni, non ha mai smesso di manifestargli una fedeltà ed un consenso che vengono tributati solo agli “artisti di valore” (per parafrasare un suo celebre brano scritto per Mina).

Esponente di spicco di una generazione di “poeti in musica” che hanno lasciato un segno nella canzone d’autore italiana, Franco Califano era iscritto alla Società Italiana degli Autori ed Editori dal 1964. Moltissimi i brani di successo scritti per altri interpreti: dalla celebre Minuetto, su musica di Baldan Bembo, affidata all’interpretazione di Mia Martini, ad un classico estivo come E la chiamano estate, cantata da Bruno Martino, passando, via via, per le canzoni per Ornella Vanoni, per Mina, per Peppino di Capri e i Vianella. Fino alla svolta “cantautorale” degli anni Settanta e l’adozione del dialetto come cifra stilistica della sua ispirazione poetica.

“Io nun piango pe’ quarcuno che more” aveva scritto in ricordo dell’amico Piero Ciampi. Perché non può morire chi lascia un affettuoso ricordo in molti cuori. E meritato privilegio di un grande artista, come è stato Franco Califano, detto il Califfo, è di sopravvivere attraverso l’emozione collettiva condensata nei versi del suo vasto repertorio creativo.

Il 30 marzo 2014, ad un anno dalla scomparsa, Califano era stato ricordato ad Ardea, la cittadina in provincia di Roma dove è sepolto, con l’inaugurazione di una casa museo, una scuola di musica e di una fondazione in una giornata di celebrazioni. Un’iniziativa sostenuta da SIAE che già si era mobilitata per dare una degna sepoltura all’artista e fare in modo che riposasse proprio nel cimitero di Ardea vicino al fratello e al nipote, secondo le sue volontà. Oggi, nel terzo anniversario della morte, la casa museo sarà aperta dalle 14. A Roma, invece, sarà presentata la prima edizione del Premio Che fine hai fatto cantautore?, intitolato a Franco Califano. Il concorso, dedicato alla canzone d'autore, prende il titolo dall'omonimo singolo del Califfo, composto sulle musiche di Fred Bongusto e Alberto Laurenti. In occasione del terzo anniversario della scomparsa di Califano, inoltre, il musicista Frank Del Giudice con Mita Medici ha realizzato un medley formato da due brani significativi per la carriera del cantautore, Vivere e volare e Tutto il resto è noia, entrambi composti da Califano insieme allo stesso Frank Del Giudice e inclusi all'interno dell'album Tutto il resto è noia del 1977.  

Nella foto: la casa museo di Ardea inaugurata nel 2014

Related