Filippo Sugar: per il diritto d’autore la liberalizzazione è una questione complessa
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Filippo Sugar: per il diritto d’autore la liberalizzazione è una questione complessa

“Oggi SIAE è una società gestita dagli autori e dagli editori, com’era alle sue origini. Fino al 2012 non è stato così” dice il Presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori Filippo Sugar, intervistato da Giovanni Iozzia di economyup.it. E precisa subito: “Questo è un settore particolare che non rientra nello schema liberalizzazione =opportunità. La questione è molto più complessa e direi più complicata di quanto si voglia far credere”. La complessità comincia dalla varietà di diritti da tutelare (riproduzione, esecuzione, diffusione, distribuzione, elaborazione) fino alla molteplicità di autori per una stessa opera. Se ognuno si affidasse a una diversa società, non potrebbe che aumentare. “Le grandi piattaforme digitali come Spotify non hanno interesse a trattare con decine di interlocutori, anzi ci spingono ad aggregarci” sintetizza Sugar. Il collecting è dunque un lavoro complicato e non sembra facile uscire rapidamente da questa complessità. “Ok liberalizzare il mercato – dice Sugar - ma non pensiamo che potranno esserci 10 player per ogni Paese. Non conviene a nessuno”.

A proposito del recepimento della direttiva Barnier in Italia, il Presidente SIAE assicura che “verrà fatto presto e per noi non ci sarà alcun problema perché siamo conformi in tutto. Oltretutto il nostro essere ente pubblico fa sì che non gestiamo solo diritti musicali ma repertori la cui raccolta costerebbe più di quanto fanno incassare, come il teatro o la lirica”.

Guardando fuori dall’Italia, negli Stati Uniti non sembrano preoccuparsi della concorrenza e ci sono diversi soggetti a occuparsi di diritti: può accadere che ci siano 5 autori su uno stesso brano tutelati da diverse società, magari con tariffe diverse. Quindi – commenta Giovanni Iozzia - si può fare. “Certo ma negli Usa la capacità di incasso è tre volte inferiore che in Europa - ribatte Sugar - Se lo possono permettere perché gli artisti americani hanno come mercato il mondo. Solo SIAE raccoglie per artisti americani 40 milioni l’anno, ma ne riceve solo 1,5. Diciamo che il sistema Usa è in grado di sopravvivere grazie all’efficienza altrui”.

“Il monopolio è solo di licenze su alcuni diritti. Sull’online non c’è più alcun monopolio – precisa poi il presidente SIAE - Noi abbiamo più di mille autori non italiani iscritti a SIAE. E viceversa artisti italiani iscritti a collecting straniere. Non c’è alcun vincolo né tantomeno obbligo per gli autori”.

Filippo Sugar vuole completare il suo mandato, fra circa un anno, con una SIAE moderna e lontana dall’immagine diffusa del carrozzone pubblico. I costi? “In discesa. Il nostro costo medio per autore nel 2015 è stato del 15,3%. Era il 17,7% nel 2011". L'innovazione? “Abbiamo una nostra Agenda Digitale e stiamo portando tutti i servizi on line. Con qualche ritardo ma quest’anno abbiamo fatto molto. A fine 2016 avremo investito 12 milioni di euro". Da febbraio è stato introdotto il borderò digitale e a luglio verrà lanciata una campagna di sensibilizzazione: l’obiettivo è eliminare 1,4 milioni di borderò cartacei l’anno. “Bisogna far capire che conviene a tutti perché aumenta la precisione della raccolta e velocizza tutto il processo” sottolinea Sugar, che aggiunge: “SIAE monitora 30mila eventi a settimana solo di musica dal vivo. Ogni anno gestisce 1,2 milioni di contratti per l’uso del repertorio. Non vedo come sia possibile che qualcuno riuscirà a raccogliere più diritti gestendo un repertorio limitatissimo”.

Foto Marco Rossi