CORTI MA LIRICI, OVVERO LA LIRICA FATTA DAI GIOVANI. AL TEATRO ELISEO IL 20 E IL 21 MAGGIO
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CORTI MA LIRICI, OVVERO LA LIRICA FATTA DAI GIOVANI. AL TEATRO ELISEO IL 20 E IL 21 MAGGIO

È stato presentato questa mattina al Teatro Eliseo un progetto nato su misura per giovani talenti creativi. Si chiama “Corti ma lirici” e mette insieme un format cinematografico come quello del cortometraggio con la lirica, con l’intento di renderla più fruibile. Venerdì 20 e sabato 21 maggio (ore 20) la storica sala di Via Nazionale mette in scena l’idea di Roberto Cavosi: un’idea sostenuta da SIAE che coinvolge circa 50 giovani – 46 giovani artisti, 3 disegnatori scenografi, 9 costumisti, 10 musicisti esecutori, 18 cantanti, 3 librettisti, 3 compositori, 1 direttore d’orchestra – e istituzioni come il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, l’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Accademia di Costume e di Moda, il Teatro Eliseo E l’Associazione Culturale Oltreconfine, diretta dallo stesso Cavosi, che ha creato un laboratorio per autori librettisti under 30 con i quali ha realizzato tre libretti della durata di circa venticinque minuti ciascuno. Ogni corto sviluppa una parabola assolutamente autonoma ma in qualche modo legata alle altre dal tema prescelto: il mistero di vivere.

Tre sono le opere, scritte da Aurora Martina Meneo (E luce fu), Fabio Marson (Rest in picture) e Sara Cavosi (La sopravvivenza della specie), tutte e tre rappresentate ciascuna delle due sere. Il Conservatorio di Santa Cecilia ha individuato tre suoi allievi compositori ai quali è stata affidata la composizione dei tre libretti, e ha poi messo a disposizione i suoi allievi, esecutori e cantanti. Gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma hanno elaborato vari grafici come fondali scenici e quelli dell’Accademia di Costume e di Moda hanno realizzato i costumi. Completano l’opera i tecnici del Teatro Eliseo.

«Confrontarsi con questi corti richiede cura e poesia: i temi in qualche modo metafisici dei tre libretti nonché la musica che li accompagna – spiega Cavosi, anche regista degli spettacoli - vanno trattati come piccole preghiere anche se naturalmente laiche. Nelle tre opere emergono infatti le contraddizioni del nostro vivere comune contrapposte al grande mistero della vita e della morte, un confronto anche tragicomico che mette a nudo le nostre debolezze, la nostra tanto ineluttabile quanto umoristica fragilità umana».

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