Cinema, i diari di Gian Luigi Rondi in un volume
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Cinema, i diari di Gian Luigi Rondi in un volume

E’ stato presentato ieri sera nella Biblioteca Angelica di Roma il volume Le mie vite allo specchio. Diari 1947-1997 di Gian Luigi Rondi. Oltre 1.300 pagine in cui il grande protagonista della critica cinematografica e della politica culturale del Novecento del nostro Paese svela i retroscena della sua vita e della sua attività professionale. Cinquant'anni di diari, annotazioni e analisi di quella che certamente è un’esperienza personale e intima, ma che attraverso il racconto e la storia diventa la narrazione privilegiata della società, della politica, della cultura e del cinema dal dopoguerra agli ultimi anni del secolo scorso.

“Ho scritto questi diari nella coscienza che non sarebbero stati pubblicati – ci ha spiegato Gian Luigi Rondi – Li scrivevo su quadernetti di scuola e li tenevo riservati perché erano cronache di cinema, ma anche cronache di me stesso. Quando qualche anno fa ho deciso di donare le lettere ricevute in mezzo secolo da attori, scrittori e registi al Centro Sperimentale di Cinematografia, che sono state raccolte in un volume dall’editore Simone Casavecchia, ho mandato tutto il materiale in copisteria per farlo riprodurre. In quella occasione Simone Casavecchia mi ha chiesto di leggere i miei diari e si è appassionato molto. E’ stato lui a propormi di pubblicarli”.

La sua biografia si sovrappone per un lunghissimo periodo alla storia del cinema italiano e non solo. La pubblicazione dei resoconti di tantissime esperienze è sicuramente un contributo prezioso per ricostruire momenti importanti della vita culturale del nostro Paese. Ha qualche ricordo in particolare?

“Sono talmente tanti i ricordi in cinquant’anni. L’anno santo di Pio XII mi commosse molto. Io sono un cattolico praticante e lo seguivo tutti i giorni. Mi colpì soprattutto la sua figura ieratica e mi rimase molto nel cuore anche quando morì. Poi ho fatto tanti viaggi per ragioni cinematografiche. Sono stato in Giappone, in Messico, in Argentina. Ogni sera scrivevo le piccole cose che mi accadevano e soprattutto quello che succedeva intorno a me e che mi aveva colpito da viaggiatore. E’ stato molto importante anche un viaggio in Israele in cui conobbi lo sviluppo della letteratura, dell’arte e della musica in quel Paese. Per me fu un momento di formazione particolarmente rilevante e anche un’esperienza nei luoghi santi molto significativa per la mia fede. Gli incontri di cinema poi sono stati tantissimi. Ricordo quando ho diretto la prima volta la Mostra di Venezia in un periodo turbolento come gli anni Settanta e il mio ritorno nel 1983 in un momento più tranquillo”.

Le sue numerose esperienze professionali in ambito cinematografico si sono intrecciate inevitabilmente con gli avvenimenti che hanno segnato un lungo capitolo della nostra storia. Dal suo punto di vista qual è stato il contributo del cinema proprio alla storia del nostro Paese?

“Ho avuto la possibilità di seguire il cinema sin dal 1945-46 e ho visto che non era tanto il costruttore dell’Italia, quanto lo specchio della ricostruzione del nostro Paese. In tutti questi anni per me è stato molto importante seguire il cinema che a sua volta seguiva la nostra società e la nostra cultura. Ho avuto la fortuna di seguire questo specchiamento e farne tesoro nella mia lunga attività”.

 

Intervista di Maria Rosaria Grifone

 

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