Addio a Luigi Albertelli, autore di indimenticabili successi che hanno accompagnato intere generazioni
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Addio a Luigi Albertelli, autore di indimenticabili successi che hanno accompagnato intere generazioni

Era un atleta del cuore, Luigi Albertelli. Centinaia di metri di versi per oltre mille canzoni, sono lì a inseguire quelli percorsi sulle piste delle staffette giovanili nella sua Tortona, in un Paese da poco uscito dagli orrori della guerra, quello dove un giovane velocista faceva correre le gambe in attesa di far scorrere parole.

E chissà se il perimetro di una pista di atletica basti a contenere l’elenco dei grandi artisti che hanno interpretato i suoi testi, da Mia Martini a Drupi, passando per Milva, Mina, Nomadi, Caterina Caselli, solo a citarne alcuni, di sicuro a malapena contiene la “furia” del cavallo del west “che va più forte di un jet”, o le prodezze spaziali di Goldrake rese più “umane”, solo alcuni dei miti televisivi ricordati soprattutto per le potentissime sigle da lui ideate.

Del resto dare voce alle gesta di Capitain Harlock o immaginare i tormenti e le speranze rimesse da Iva Zanicchi nella mani di una “Zingara”, trionfo a Sanremo nel 1969, (scritta insieme a Enrico Riccardi) svela un comune denominatore per Albertelli, quello di provare a rendere meno spaventoso il destino, che sia evocato da mondi frutto della fantasia o quello che crediamo di accettare mentre ammiriamo ancora intatta dopo anni la grinta di Fiordaliso che canta le sue parole in “Non voglio mica la luna”.

Illustri interpreti maschili hanno altresì magnificato le sue parole, come quelle de La notte dei pensieri, con cui Michele Zarrillo vinse tra le giovani proposte nell’edizione del 1987 del Festival di Sanremo, letteralmente “per aprire queste braccia verso mondi nuovi”, un po' come quelle spalancate di Adriano Pappalardo che dona la sua ruggente voce alle parole di “Ricominciamo”, ormai diventato un inno alla gioia e alla speranza del ritrovarsi e amarsi ancora.

E chissà se colui che amava tanto la pittura quanto la musica e gli anime giapponesi al pari delle piste di atletica, (non a caso ideò il programma televisivo Pentatlon di Mike Bongiorno), abbia mai interrogato il destino rimettendo le sue mani così prolifiche e narratrici di storie incredibili, di sentimenti potentissimi e viaggi interstellari, alle profezie di una donna che ne sveli i segreti.

Luigi Albertelli se ne va in un freddo giorno di febbraio all’età di 86 anni, lasciando vuoti siderali nell’immaginario musicale di grandi e piccini, ma suggerendoci egli stesso il pensiero più bello con cui lo si potrà ricordare, sicuri che anche lui, come il suo amato Ufo Robot, “si trasformi in un razzo missile con circuiti di mille valvole, e fra le stelle sprinta e va”.

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