Ci lascia a 93 anni la regista Lina Wertmuller
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Ci lascia a 93 anni la regista Lina Wertmuller

Avrebbe voluto dare un nome femminile a quella statuetta.

Quando due anni fa salì sul palco a ritirare l’Oscar alla Carriera propose il nome di “Anna” per identificare quel premio ancora così connotato in un mondo dominato dall’articolo maschile in cui solo lei aveva saputo impugnare l’unica arma al cui articolo femminile dare lustro e potenza: la macchina da presa.

Prima donna nella storia ad essere candidata dall’ Academy Award per ben tre premi Oscar grazie a quel sontuoso “Pasqualino Settebellezze“ con cui nel 1977 entrò nella storia delle candidature e a gamba tesa nell’immaginario cinematografico di narratrice sagace con disincanto romantico e chirurgico al tempo stesso, con cui dipinse luci e ombre di una variopinta umanità imprimendo sulla pellicola il più genuino spirito italiano nell’arco di oltre 40 anni di spettacolo e costume.

Cominciò nel 1963 raccontando come si stava da “giovani” nelle terre de “I basilischi”, tra Basilicata e Puglia dove in fondo erano le sue origini da cui mai si separerà, così come dall’amore per Napoli e per la sua umanità consacrata con gioia e acume sullo schermo grazie alla fervida capacità immaginifica con cui festeggiava vizi e virtù dei tempi senza mai fare sconti.

Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, sono solo alcuni delle icone del Cinema italiano e internazionale che hanno interpretato le sue sinfonie, da “Mimì metallurgico ferito nell’onore” a “Fatto di sangue tra due uomini per causa di una vedova”, passando per Ugo Tognazzi e Gastone Moschin in  “Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada”, a “In una notte al chiaro di luna” con Rutger Hauer e Natassjia Kinski, fino a “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti” con Angela Molina ed Harvey Keitel.

I titoli dei suoi film sono lunghi perché complessa è la dinamica delle relazioni tra uomo e donna, ad ogni latitudine ed età, stratificato il disagio ma grottesco e ilare, il più delle volte, il modo in cui cerchiamo riparo dalla realtà dolorosa, e Lina sapeva trasformare ogni più grigio ostacolo in technicolor perché è sempre la gioia che ci salva.

Dietro quella montatura bianca due occhi pieni di vita a raccontarci di noi, delle nostre debolezze, travolti da insoliti destini non sempre nell’azzurro mare d’agosto ma spesso senza approdi sicuri se non in quella quarta parete su cui i suoi occhi vividi hanno immaginato e scritto pagine gloriose, rendendo così fiero il nostro Cinema e così grati tutti noi.

Nell’ ottobre 2019 si è posata una nuova stella sulla Walk of Fame di Hollywood, è quella con il suo nome. SIAE ne ha sostenuto la consegna in doveroso omaggio a colei che ha fatto della macchina da presa uno strumento per elevare la settima arte a pura gioia di vita.