CHURCHILL O DE ANDRÉ? OLDMAN O MARINELLI? DUE MODI DIVERSI DI “RIFARE” PERSONAGGI STORICI
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CHURCHILL O DE ANDRÉ? OLDMAN O MARINELLI? DUE MODI DIVERSI DI “RIFARE” PERSONAGGI STORICI

Domanda delle cento pistole: qual è il modo migliore per incarnare, sul piccolo o grande schermo, un personaggio storico davvero esistito, nitidamente infisso nella memoria del pubblico? Insomma: meglio un processo di mimesi assoluta, anche vocale oltre che fisica, o l’immedesimazione, per quanto rigorosa, permette licenze e deroghe?

Prendete i casi di Winston Churchill e Fabrizio De André. In L’ora più buia di Joe Wright, candidato a sei premi Oscar, Gary Oldman si seppellisce, letteralmente, sotto il trucco che lo fa diventare il grande/eccentrico statista inglese col sigarone sempre in bocca capace di risvegliare l’orgoglio britannico, nel cruciale maggio del 1940, evitando che Hitler si mangiasse in un boccone l’odiata isola.

Di Oldman si riconoscono soltanto gli occhi, come se l’attore si fosse annullato pur di somigliare totalmente al 66enne Churchill, colto, appunto, nella “darkest hour”, l’ora più buia della recente storia britannica. Il processo di messa a punto si perde molto nella versione italiana del film, perché la voce di Stefano De Sando, doppiatore peraltro sopraffino, inevitabilmente fatica a restituire le inflessioni, le sfumature ironiche, le risatine, il borbottio, le battute, anche il vaniloquio, il tono da “upper class” del Churchill in questione.

Al contrario, nella miniserie tv Fabrizio De André. Principe libero di Luca Facchini, uscita per due giorni al cinema il 23 e 24 gennaio, poi su Raiuno in prima serata il 13 e 14 febbraio, l’attore Luca Marinelli non si camuffa più di tanto da De André. Certo la somiglianza è a tratti impressionante, specie quando l’attore indossa gli occhiali da sole, il ciuffo a coprire l’occhio sinistro è lo stesso, anche le mosse sul palco sono ben studiate; ma di sicuro l’interprete, specializzato in ruoli da balordo romanesco, come ricorda chiunque abbia visto Lo chiamavano Jeeg Robot, non prova a rifare la tipica inflessione genovese del cantautore scomparso nel 1999, neanche ne imita la voce: forse temendo un calo di intensità sul piano della recitazione, o forse per evitare una specie di effetto-Noschese.

Immagino che a Genova si saranno lamentati in tanti, poco apprezzando un De André che ogni tanto sfodera una cadenza quasi romanesca; eppure il De André di Marinelli risulta comunque intenso, tormentato, ben piantato nell’irrequietezza anche alcolica e caratteriale dell’artista, sempre indocile, alla ricerca di una libertà anarchica (anarcoide) vissuta contro tutto e tutti, specie il padre ricco e imprenditore. D’altro canto, se il tono di voce nei dialoghi non corrisponde granché, si apprezza invece che Marinelli suoni bene la chitarra e canti dal vivo alcune delle ballate storiche di De André  senza sfigurare.

Naturalmente, laddove possibile, cioè in grandi città come Roma o Milano e in pochi altri cinema sparsi nella Penisola, consiglio di vedere L’ora più buia nella versione originale in inglese sottotitolata in italiano. Non fosse altro perché il film si chiude proprio con una battuta del conte di Halifax, nemico giurato di Churchill e convinto sostenitore della pace con Hitler, che recita: “Ha mobilitato la lingua inglese e l’ha spedita in battaglia”. Churchill ha appena finito di parlare alla Camera dei Lord, sostenuto dal re balbuziente Giorgio VI e tra gli applausi di conservatori e laburisti, chiamando il popolo britannico a resistere, resistere, resistere. Anche da soli, se l’America non fosse scesa in campo.

Detto questo, non si tratta d’essere puristi del cinema in lingua originale, so bene che il pubblico italiano, per antica consuetudine, poco sopporta i sottotitoli, ritenendoli fonte di distrazione e ardui da seguire. Non succede così altrove in Europa, ma il discorso ci porterebbe lontano. Si resta attaccati a De André, invece, dopo aver il film di Facchini che dura 200 minuti, cioè tre ore e venti minuti. E magari a qualcuno verrà voglia di recuperare dalle librerie cd antologici o impolverati vinili del cantautore, per riascoltare Via del Campo, Amore che vieni, amore che vai, Preghiera in gennaio, Boccadirosa o quello che vi pare. Vai a saperlo…

Michele Anselmi per SIAE  

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