BOLDI & DE SICA DI NUOVO INSIEME (E AMICI) TREDICI ANNI DOPO SORPRESA: IL CINEPANETTONE È FINALMENTE COMMESTIBILE
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BOLDI & DE SICA DI NUOVO INSIEME (E AMICI) TREDICI ANNI DOPO SORPRESA: IL CINEPANETTONE È FINALMENTE COMMESTIBILE

Sorpresa: un cinepanettone finalmente commestibile. Nessuno pensava, incluso il sottoscritto che molto aveva sfotticchiato, che la reunion di Massimo Boldi e Christian De Sica, tredici anni dopo l’orribile Natale a Miami che segnò la rottura della coppia,  potesse davvero funzionare. Invece Amici come prima, naturalmente dentro i “canoni” del genere comico-farsesco natalizio, si fa mangiare con tutti i canditi. Non sa di rancido.

Confesso però di aver temuto, vedendolo, che prima o poi, visto il tema en travesti, uno dei due protagonisti pronunciasse l’immortale battuta di A qualcuno piace caldo. Sì: «Nessuno è perfetto». Non succede, e questo è già un merito ascrivibile al film, nelle sale da mercoledì 19 dicembre con Medusa (coproduce Indiana) diretto dallo stesso De Sica, sia pure con l’aiuto del non citato figlio Brando.

Pace fatta, dunque, tra i due comici, pare grazie ai buoni auspici dell’amico comune Fausto Brizzi, il quale, uscito scagionato dalla nota vicenda dei sexy-provini, compare sui titoli di testa tra i cinque autori del soggetto, accanto ad Alessandro Bardani, Edoardo Falcone, Marco Martani e Christian De Sica.

 Si respira, insomma, una certa aria di famiglia, ma bisogna riconoscere che la ricongiunzione non suona patetica o stracca, come pura lasciavano intendere certe fotografie dal set; dietro le gag e gli affondi si sente una regia capace di organizzare il materiale comico magari non di prima mano; di sicuro non si rimpiangono i “cinepanettoni” della ditta Parenti & De Laurentiis, benché il film, a partire dal manifesto con i due mattatori nella neve, non neghi l’ascendenza merceologica.

Chi ha visto il trailer sa che Christian De Sica si camuffa da donna. Un classico della commedia impertinente, specie quando la vicenda richiede il travestimento per motivi di lavoro. Succedeva a Dustin Hoffman in Tootsie e a Robin Williams in Mrs. Doubtfire, tanto per citare due esempi tra i più noti; ma l’escamotage può nascere dalle esigenze più diverse: dal  Michel Serrault del Vizietto al Cary Grant di Ero uno sposo di guerra.

Come se la cava De Sica in abiti e movenze femminili? Bene, direi, come a soddisfare un antico sogno. Parruccone bianco in stile Il diavolo veste Prada, fard, trucco e rossetto, busto per assottigliare la vita, collant, tacchi alti e completi rosa, l’attore-regista alterna voce stridula e rudezze romanesche nei panni di Cesare Proietti, un ultra-sessantenne direttore d’albergo, il prestigioso Relais Colombo a Milano, che viene licenziato in tronco dalla figlia avida del proprietario.. Proietti ha classe, mestiere, parla dodici lingue, ma è considerato vecchio, un reperto del passato; quando scopre di essersi mangiato tutta la liquidazione per far fronte alle spese degli esosi moglie e figlio, non gli resta che mettere a fuoco il piano disperato. Travestirsi da donna agée, ma ancora piacente, e presentarsi al bisbetico e sempre infoiato Colombo che licenzia una badante dietro l’altra fingendo di non riuscire a muoversi dalla sedia a rotelle.

Se vi viene in testa il francese Quasi amici non sbagliate, anche se qui le dinamiche sono diverse, meno tragiche e profonde; e tuttavia torna una Maserati lanciata a tutta velocità, insieme all’idea di far sbocciare una forte complicità sbarazzina tra i due, lesti a frequentare un certo sottobosco trans, pure perché il vecchio milionario non sembra insensibile al fascino del donnone.

La cornice è da pochade, con entrate e uscite, frenetici cambi d’abito a una festa, equivoci sessuali e rovesciamenti morali; ma, rispetto al passato, Boldi e De Sica sembrano rinunciare al consueto pilota automatico, o forse sentono l’obbligo di introdurre elementi di asprigna tenerezza per far dimenticare certe sgradevolezze del passato. I tormentoni lessicali ci sono tutti, pure le parolacce, ma in una chiave più calibrata, diciamo pure meno volgarotta, tra un omaggio buffo a Titanic, la parodia di Marilyn Monroe che sussurra «Happy Birthday, Mr President»,  strizzatine d’occhio al passato, del tipo: «Ma non ci siamo già visti? Miami, India, Nilo…».

Magari il pubblico non se ne accorgerà, ma Amici come prima, racchiuso nella giusta durata di 85 minuti, offre qualcosa in più della solita zuppa anche sul piano dello stile: luci, ambienti, composizione dell’immagine, movimenti di macchina, scherzi da meta-cinema… Accanto ai due protagonisti si difendono bene i comprimari, che sono Regina Orioli, Maurizio Casagrande, Lunetta Savino e Francesco Bruni (omonimo del regista), rispettivamente nei ruoli della figlia avida, dell’amico gentile, della moglie frigida e del figlio omosessuale.

PS. Qualche giovane critico mi ha dato già dell’ubriacone ottenebrato, o peggio, per non aver stroncato Amici come prima. Sapevo di rischiare la pubblica riprovazione cinefila. Fa niente, mi piace spiazzare.    

 

Michele Anselmi per Siae.it

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