ARRIVA OGGI SU NETFLIX “WASP NETWORK”, ERA A VENEZIA 2019 UNA STORIA (VERA) DI SPIE TRA CUBA E MIAMI. FIRMA ASSAYAS
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ARRIVA OGGI SU NETFLIX “WASP NETWORK”, ERA A VENEZIA 2019 UNA STORIA (VERA) DI SPIE TRA CUBA E MIAMI. FIRMA ASSAYAS

A Venezia 2019, dove era in concorso, fu stroncato dai critici e non piacque alla giuria; magari su Netflix, dove approda oggi venerdì 19 giugno, andrà meglio e troverà un suo pubblico ben disposto. Trattasi di “Wasp Network”, che pure porta la firma di Olivier Assayas, francese, cineasta di culto cinefilo, classe 1955, un altro che grazie a Dio non fa sempre lo stesso film. Nel 2018 era sempre al Lido con “Il gioco della coppie”, svelta commedia rohmeriana su amori & editoria; qui invece è coinvolto in un denso intrigo di spionaggio ambientato tra Cuba e Miami, nei primi anni Novanta: il “Wasp” del titolo significa “vespe”, non va inteso come acronimo di “white anglo-saxon protestant “. Alla base c’è un discusso libro del brasiliano Fernando Morais, il cui titolo, tradotto, recita “Gli ultimi soldati della Guerra Fredda. La storia dei Cuban Five”.

A dire troppo della vicenda si rischia di rovinare la sorpresa, che arriva quasi dopo un’ora di film, su due complessive. Siamo all’Avana, l'8 dicembre del 1990: un pilota istruttore saluta moglie e figlia, finge di volare sopra l’isola col suo monoelica, invece “defeziona” e atterra a Miami. Si chiama René Gonzáles, ha combattuto in Angola per Castro e la rivoluzione marxista, ma ora è stanco. “A Cuba manca tutto: cibo, elettricità, medicine” dice; vuole rifarsi una vita in America, e intanto comincia a lavorare per le organizzazioni anti-castriste che salvano i fuggitivi in mare e organizzano attentati contro le strutture turistiche cubane.

Il barbuto Édgar Ramirez, che fu già il terrorista “Carlos” sempre per Assayas, fa il pilota dissidente, ben accolto anche dagli americani; e tuttavia l’Fbi lo sta sorvegliando giorno e notte a Miami, perché qualcosa sembra non tornare nella sua storia e nei suoi comportamenti. Del resto non è l’unico tra i cubani suoi amici che ora si professano fieramente anti-castristi, pronti a schierarsi con gli Stati Uniti, tra un’operazione e l’altra contro Castro, facendo la bella vita a Miami.

Penélope Cruz e Gael García Bernal completano il cast di tutto rilievo, la ricostruzione d’ambiente è accurata, e giustamente si parla spagnolo e inglese in questo film di impianto narrativo classico (non è una parolaccia) che Assayas conduce con spirito libero, senso dello spettacolo e buon ritmo, “senza farsi ingannare dalle maschere dell’ideologia” ha detto, offrendo quindi onestamente le ragioni degli uni e degli altri in questo “spy-game” tratto da una storia vera nel quale, almeno fino a un certo punto, niente è come sembra.

Michele Anselmi per Siae.it

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