ARBORE TORNA SULLA RAI A 82 ANNI COL SUO “STRIMINZITIC SHOW”: CHIACCHIERE E RARITÀ IN CHIAVE POP, PER SORRIDERE UN PO’
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ARBORE TORNA SULLA RAI A 82 ANNI COL SUO “STRIMINZITIC SHOW”: CHIACCHIERE E RARITÀ IN CHIAVE POP, PER SORRIDERE UN PO’

Doveva durare due ore e dieci minuti, ma alla fine la prima puntata di “Striminzitic Show” è finita a un passo dalla mezzanotte. Ma credo che nessuno, o quasi, abbia guardato l’orologio. Da stasera, martedì 9 giugno, le puntate del nuovo programma televisivo di Renzo Arbore su Raidue andranno in onda in seconda serata, e immagino una pezzatura più corta; ma il debutto in prima serata di lunedì sera, con tutti gli onori e un lungo soffietto promozionale del Tg2, è stato una riuscita. A 82 anni, coi capelli sempre un po’ tinti, Arbore ha dimostrato di non essere arrugginito, complici i collaboratori di sempre: l’autore Ugo Porcelli in cabina di regia e il cantante/percussionista Gegé Telesforo accanto al mattatore, imprigionato in una specie di mega-seggiolone, in quella casa coloratissima, abilmente kitsch e ricolma di cose “rigorosamente inutili”.

“Striminzitic" è un maccheronico neologismo italo-inglese “alla” Arbore che sintetizza il senso dello show: non un evento televisivo kolossal, con luci, lustrini, balletti, orchestra e ragazze Coccodè, bensì un programmino a basso costo, diciamo “home made”, realizzato appunto nel salotto di casa Arbore, senza ospiti in carne e ossa, nel rispetto delle misure restrittive ancora in vigore. Sono 21 le puntate previste, come saprete: la prima, lunga, è servita per lanciare il programma, le altre 20 andranno in onda dal lunedì al venerdì.

Il tono generale è amabile, all’insegna della chiacchiera sciolta, con qualche siparietto comico tra i due animatori rigorosamente a distanza anti-Covid (circa 2 metri): in mezzo la statua in cartapesta quasi a grandezza naturale del clarinettista nero Jimmie Noone, caro ad Arbore, una sorta di padre putativo chiamato a benedire la faccenda.

In fondo “Striminzitic Show” è una scusa per aprire gli archivi “segreti” di Arbore, con qualche aiuto da parte delle Teche Rai: e proprio nei nastri rimasti in qualche cassetto, ben protetti, sta il cuore pulsante del programma. Penso alla commovente scena in cui un Vittorio Gassman, già avanti negli anni, canta teneramente “Maruzzella” in napoletano, con le pause e l’intonazione giusta, mentre Arbore l’accompagna alla chitarra e gli dà qualche indicazione sulla chiusura.

L’ottica è giustamente pop, l’idea è di far sorridere, con minimi riferimenti alla pandemia, se non in qualche scenetta storica ridoppiata ad hoc per alludere scherzosamente all’attualità. Ma le cose migliori non stanno, ovviamente lì, bensì nel mix di recuperi congegnato da Arbore & Telesforo, dove si mischiano “alto” e “basso”, dalla prodigiosa sequenza di ballo dal film “Helzapoppin’” alla birichina “Esperanza d’escobar” di Armando De Razza, per non dire del gustoso sketch con Carlo Verdone (non lo ricordavo) nei panni di un vecchio religioso, assistente del Camerlengo, intervistato sui retroscena buffi di un Conclave finito troppo presto.

Naturalmente Arbore si scioglierà strada facendo: sia pure improvvisatore nato, ogni debutto è per lui una piccola sfida, ma già nel corso della prima puntata l’estroso foggiano ha mostrato di non aver smarrito l’antica arte del “cazzeggio” gentile, sia pure temperata dall’età e dal desiderio di piacere a tutti. Non sarà sfuggita la scelta, in sottofinale, di ritirare fuori un frammento di un suo concerto con l’Orchestra Italiana davanti al Duomo di Milano, nel 2008: quando volle che Enzo Jannacci cantasse, nella notte gelida riscaldata da 50 mila astanti, “O mia bela Madunina” al suono dei mandolini napoletani. Un modo trasversale per dire la sua, da meridionale, sulla Lombardia, il contagio e le accuse forse un po’ ingiuste rivolte al popolo di quella regione.

Michele Anselmi per SIAE

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