ANDREA GUERRA RISPONDE AD ANSELMI “NON ESISTE UN SOLO TIPO DI CINEMA, LA MIA ESPERIENZA”
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ANDREA GUERRA RISPONDE AD ANSELMI “NON ESISTE UN SOLO TIPO DI CINEMA, LA MIA ESPERIENZA”

Andrea Guerra, classe 1961, figlio del grande sceneggiatore e poeta Tonino Guerra, è un apprezzato compositore di musiche per il cinema. Infiniti gli autori per i quali ha lavorato: da Ozpetek a Muccino, da Faenza a Milani, da Verdone a Bechis. Guerra risponde qui alla “provocazione” di Michele Anselmi su una certa invadenza della musica nei film italiani.

 

 

Caro Michele,

è impossibile intervenire con poche parole. Ci sono sempre tanti argomenti in ogni specifica considerazione.
Nel tuo esaustivo commento sottolinei prevalentemente quanto l’invadenza della musica “edulcori" la chiarezza e la veridicità del dialogo e a riprova elenchi una serie di esempi negativi.
In linea di massima sono molto d’accordo con te, specialmente per quel che riguarda la ricerca della sobrietà, ovviamente non esemplificherei a: quando c'è il dialogo non ci deve essere la musica.

Lasciami tentare una difesa della categoria, segnalando che il linguaggio nuovo-neorealistico (non saprei come definire il prevalente stile italiano) dei nostri registi non conceda una grande varietà di commento musicale che per questo “impatta" centralmente e in stile sensibilmente antiquato. Nel cinema estero che citiamo di sfuggita, le varietà - azione, storico, giallo, catastrofico, combattimento, fantastico, romantico sentimentale, paranormale eccetera - offrono una sterminata gamma al compositore il quale riesce anche a nascondersi tra le pieghe della storia con qualsiasi minutaggio musicale.
Per questo motivo trovo eccessivamente emblematico il titolo del tuo post. Davvero è sempre troppa e “molesta” la musica mentre il silenzio fa bene alle parole?
Nel mio caso personale come prima analisi verifico sempre se il film stia raccontando per immagini o con le parole. Non è una banale differenza. Molti film televisivi finiscono ormai in sala e su questo non si sente invece proferire commento. Personalmente intenderei la sala come il luogo dove il film dovrebbe raccontare per immagini nella dominante dimensione dello schermo stimolando oltre al resto, esperienze sinestetiche e sognanti.
Direi insomma, che ragionando in modo ampio, tutto il discorso sulla musica prenderebbe altro spessore.

Qualche colonna sonora che mi viene in mente nell’immediato. Non sono troppe e fanno bene alla storia e alla parola:I girasoli, Il cacciatore, Schindler List, Amarcord, Decalogo, Blow Up ma anche Ovo sodo, Io non ho paura, La ricerca della felicità (per aggiungerne una mia con Gabriele Muccino sul panorama americano che in Italia avrei dovuto scrivere diversamente, non peggio o meglio, diversamente.)

Tutto questo è solo un punto di vista da musicista a musicista quale anche tu sei.

Un abbraccio 

Andrea Guerra

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