Addio a Franco Battiato, sperimentatore colto e rivoluzionario
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Addio a Franco Battiato, sperimentatore colto e rivoluzionario

Non è retorico definire incolmabile il vuoto che lascia nel mondo della musica la morte di Franco Battiato che si è spento oggi a 76 anni. Eclettico, innovatore, sperimentatore colto, rivoluzionario, nella sua carriera è riuscito come pochi ad approfondire vari stili e generi musicali, dal pop al rock progressivo fino alla musica d’autore.

Nel corso dei decenni Franco Battiato ha costruito un percorso davvero unico nel panorama italiano. Studioso dagli orizzonti amplissimi, grazie alla sua cultura ha saputo usare linguaggi e riferimenti diversissimi, sia in campo musicale che in altre forme di espressione artistica, come il cinema o la pittura.

I suoi primi passi nella musica risalgono a più di cinquant’anni fa, quando si trasferisce a Milano. Il primo contratto discografico lo ottiene grazie a Giorgio Gaber che, insieme a Caterina Caselli ospita, nel 1967, la sua prima apparizione in tv.

Negli anni Settanta inizia ad incidere brani di musica sperimentale per passare successivamente, con “L'era del cinghiale bianco”, all’ambito del formato canzone in cui trasferisce la sua sperimentazione colta.

Gli anni Ottanta vedono Battiato dedicarsi alla musica pop e scrivere alcune delle canzoni migliori del suo repertorio come “Centro di gravità permanente”, “Bandiera bianca” e “Voglio vederti danzare”, con cui ottiene una grande popolarità.

Arrivano poi altri brani di successo come “La cura”, “Il ballo del potere”, “No Time no Space”, anche se Franco Battiato non abbandona mai completamente la musica sperimentale, suo primo amore. Alla base del suo percorso c’è una ricerca che lo porta a pubblicare album che spaziano dal progressive rock all'avanguardia, dalla musica classica e sacra all'elettronica.

Attorno al 1990 il musicista inizia a ricercare altri campi espressivi, avvicinandosi alla pittura. I suoi quadri, firmati con lo pseudonimo di Suphan Barzani, vengono esposti in diverse mostre personali da Roma a Firenze, da Stoccolma a Miami.

Nel 2003 scrive, dirige e sceglie le musiche per il suo primo film, “Perduto amor”, in larga parte autobiografico, con il quale si aggiudica il Nastro d'Argento come miglior regista esordiente. Nel 2005 presenta alla Mostra del Cinema di Venezia il suo secondo film dal titolo “Musikanten”, imperniato sugli ultimi quattro anni di vita di Ludwig van Beethoven. Nel giugno precedente, alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, aveva annunciato il suo terzo film, “Niente è come sembra”, che, dopo essere stato presentato nel 2007 alla Festa del Cinema di Roma, esce direttamente in DVD il 31 ottobre dello stesso anno insieme al libro “In fondo sono contento di aver fatto la mia conoscenza”. Nello stesso anno firma la regia del docufilm dedicato alla vita e all'opera di Giuni Russo con il titolo “La sua figura”.

Nel 2014 gira “Attraversando il Bardo”, documentario dedicato al tema della morte nelle diverse tradizioni spirituali d'Oriente e d'Occidente. A proposito della sua passione cinematografica Battiato aveva detto: “Da ragazzo abitavo in una casa la cui terrazza era la tribuna naturale di un cinema all'aperto e, per sette anni d'estate, vedendoli o solo ascoltandoli, ho centrifugato centinaia di film di tutti i tipi. Ho imparato così, quasi senza accorgermene, a gustare il linguaggio del cinema in tutte le sue espressioni”.

Negli anni Ottanta Battiato compone anche la sua prima opera lirica, “Genesi”, che debutta al Teatro Regio di Parma nel 1987. È un collage di musiche sinfoniche e testi sacri cui si associa l’uso della musica elettronica e di video. Seguono “Gilgamesh”, andata in scena all’Opera di Roma nel 1992, “Il cavaliere dell’intelletto”, che ha avuto come palcoscenico la Cattedrale di Palermo nel 1994, e “Telesio”, rappresentata a Cosenza nel 2011.

“Il passaggio dalla vita a quella che chiamiamo morte è l’argomento rimosso dei nostri tempi – aveva detto Battiato – Ma in realtà la morte non è fine. Non è inizio, ma passaggio”.

 

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