FACT-CHECKING SIAE In merito all’intervista a Davide D’Atri, “Fuga dalla SIAE”, sul blog di Beppe Grillo
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FACT-CHECKING SIAE In merito all’intervista a Davide D’Atri, “Fuga dalla SIAE”, sul blog di Beppe Grillo

In merito all’intervista a Davide D’Atri, “Fuga dalla SIAE”, pubblicata sul blog di Beppe Grillo, di seguito il fact-checking di SIAE

Davide D’Atri: Forse la cosa più sbagliata in assoluto, la cosa che ci fa arrabbiare è quando si dice che il monopolio aiuta i piccoli autori: è proprio il contrario.
Tre esempi su tutti: il 65% dei concertini su base nazionale, proprio quei concerti in cui il piccolo autore inizia a suonare, sono ripartiti in maniera forfettaria e non analitica. Ovvero, Siae incassa questi compensi a livello nazionale dai piccoli pub, dai piccoli bar dove i piccoli autori si esibiscono ma poi non ripartisce questi compensi incassati secondo ciò che è stato effettivamente suonato da questi piccoli autori, ma li ripartisce in base a criteri statistici, decisi dal Consiglio di gestione.

SIAE: FALSO

Occorre premettere che l’esclusiva di legge su alcune tipologie di diritti è fondamentale non solo per la sopravvivenza dei piccoli autori ma anche e soprattutto per la sopravvivenza dei repertori più fragili. SIAE infatti non intermedia solo i diritti degli autori della musica ma anche di quelli del teatro, della lirica, della danza, delle opere letterarie e delle arti figurative. Il principio della solidarietà dei repertori, fa sì che i repertori più forti, come appunto quelli della musica pop, sostengano anche la possibilità di amministrare repertori più deboli e gli autori più ‘piccoli’, ovvero quelli che per una società a scopo di lucro non sono profittevoli.

Falsi anche gli esempi: SIAE non opera ripartizioni a forfait ma ripartisce in analitico e solo in parte secondo metodi statistici basati peraltro sull’enorme volume dei dati relativi alle utilizzazioni del proprio repertorio.  

Peraltro, come probabilmente saprà anche il signor D’Atri, da oltre un anno (1 luglio 2016) SIAE ha introdotto il borderò digitale. Tale innovazione permette di rendere molto più veloce ed efficiente la lavorazione dei circa 1,5 milioni di borderò che SIAE lavora ogni anno, ma soprattutto garantisce una ripartizione analitica al 100% per ogni singolo borderò che viene riconsegnato. Ovviamente, SIAE garantisce il proprio servizio di raccolta e ripartizione anche per quegli utilizzatori che ancora preferiscono utilizzare il cartaceo.

Sarebbe interessante sapere dal Signor D’Atri quanti borderò gestisce Soundreef in un anno e se e come è in grado di operare su tutto il territorio nazionale.



 

Davide D’Atri:  Quindi questo penalizza moltissimo i piccoli autori.
La seconda cosa che ci piace sempre ricordare è una dichiarazione di un precedente Presidente Siae: il 65% degli iscritti Siae non recupera neanche la tassa d’iscrizione che paga. Questi piccoli autori pagano 120/130 euro l’anno per iscriversi al monopolio e non recuperano nemmeno quello.

È un numero molto importante: parliamo di 45mila autori, anche di più, che pagano questa tassa e non recuperano neanche quello. La terza cosa che ci piace sempre ricordare è che negli ultimi 18 mesi, 8mila autori italiani si sono iscritti a Soundreef e (di questi) la stragrande maggioranza sono piccoli autori. Sono proprio loro che hanno iniziato questa rivoluzione e sono proprio loro che di fatto hanno abbracciato prima di tutti quello che stiamo facendo ed è per loro che abbiamo cominciato a sviluppare tutti i servizi e che lavoriamo quotidianamente.

SIAE: FALSO

La dichiarazione a cui si riferisce D’Atri è del 2009 (Presidente di SIAE avvocato Giorgio Assumma). Peccato che il Signor D’Atri, evidentemente esperto e ben consigliato da abili disinformatori, citi solo una riga di una lunga intervista che il Presidente di SIAE rilasciò ad ALTROCONSUMO il 23 aprile del 2009. In quella lunga intervista, il Presidente allora in carica, ammetteva che il 50 o 60% degli associati incassavano meno del costo della quota associativa ma chiariva che questo ‘….avviene anche nelle altre società d’autori di tutto il mondo.’ Chiariva, inoltre, tra le tantissime altre cose che tutte le società di autori del mondo ‘….agiscono in ambito nazionale in regime di monopolio di fatto se non di diritto… se così non fosse, se ci fossero n. società gli utenti avrebbero molte difficoltà a fare n. contratti: per esempio una discoteca dovrebbe fare 10/20 contratti a tariffe diverse con altrettante società e quindi affrontare 20 contabilità diverse con tutto quello che ne consegue. Lo stesso dovrebbe fare un’emittente… la ragione della gestione collettiva ed unitaria consiste nel fatto che una società che opera per conto di tutti gli aventi diritto può garantire nei rapporti con gli utilizzatori un trattamento economico paritario sia per i repertori di grande successo che per quelli di nicchia o locali, che verrebbero fortemente penalizzati da un diverso tipo di organizzazione a vantaggio dei repertori multinazionali’.

Tutto questo vale ancora oggi e a ciò aggiungiamo che in questi 8 anni, in SIAE, sono cambiate moltissime cose che evidentemente il Signor D’Atri non sa, o finge di non sapere. In particolare rispetto alle quote associative (che il Signor D’Atri definisce impropriamente e con tono dispregiativo tasse), dal 1° gennaio 2015 gli autori dai 18 ai 31 anni non pagano la quota associativa e, come quelli che invece la pagano, usufruiscono di molteplici nuovi servizi digitali. Essere associati SIAE dà loro anche il diritto di partecipare alla vita sociale (elettorato attivo e passivo). Coloro che invece non ritengono di voler partecipare alla vita associativa, in luogo dell’associazione possono scegliere di conferire mandato alla Società; la quota è di 50 euro e la tutela dei loro diritti è la medesima che per gli associati. Ci sono certamente associati che non recuperano la quota associativa, ma sono quegli associati le cui opere, purtroppo, non vengono eseguite. Ci auguriamo che D’Atri sia in grado di dimostrare di avere gli 8.000 autori associati italiani che dichiara, ma al di là di questo, anche se la loro iscrizione a Soundreef non prevede il pagamento di una quota associativa le provvigioni sulle principali tipologie di utilizzazioni sono mediamente più alte di 4/5 punti percentuali rispetto a quelle praticate da SIAE (ad eccezione della diffusione di musica d’ambiente). Non per questo ci permettiamo di dire che quella percentuale in più che applicano rispetto a SIAE sia una ‘tassa’. Considerato che SIAE ha oltre 1.000 dipendenti e 500 agenti mandatari e opera controlli costosi e faticosi su tutto il territorio nazionale, mentre Soundreef ha un numero non ben definito di collaboratori, provvigioni così alte e ben al di sopra di quelle della media europea sono francamente incomprensibili se non considerando che Soundreef ha finalità di lucro. Peraltro mentre SIAE svolge solo attività di intermediazione di diritti degli autori, Soundreef è anche editore e provider. In particolare sulla musica d’ambiente ha un palese conflitto di interessi e non è dato sapere se fornisce tutto il repertorio di tutti i suoi associati oppure se privilegia quello dei suoi autori più importanti o quello di sua proprietà. Quindi nessuna ‘rivoluzione in favore degli autori’ ma solo business a finalità di lucro.

È quindi inaccettabile che il Signor D’Atri definisca ‘tassa’ la quota di associazione.



 

Davide D’Atri: Ho letto un articolo di BusinessInsider dove faceva questo riferimento ai piccoli autori che non ho compreso ma ci sono anche un altro paio di cose che mi hanno molto stupito. Un’inesattezza importante: l’articolo afferma che il monopolio è anche in Repubblica Ceca. No, purtroppo ci ha abbandonato anche la Repubblica Ceca, siamo rimasti da soli e quindi l’Italia è l’unico monopolio d’Europa. Poi dice in maniera molto strana: sì ma comunque negli altri Paesi c’è il monopolio di fatto. Beh! Il monopolio di fatto e il monopolio reale sono due cose molto diverse, soprattutto perché questa nuova rivoluzione nell’industria della musica sta avvenendo in questi anni e quindi vedremo un’ondata di società come Soundreef che entreranno in concorrenza con i grandi colossi. È proprio lì che si crea un humus competitivo e favorevole agli autori/editori.
La terza cosa che veramente mi ha molto stupito da un giornale che si chiama Business Insider e che dovrebbe fare informazione da un punto di vista di business, di economia e di start up: ha parlato dei nostri investitori come di biechi speculatori. Questo mi ha molto sorpreso perché si parla tanto di start up, di investimento su imprenditoria giovanile e noi siamo una vera start up che ha iniziato con 85mila euro, un gruppo di ragazzi che veramente si è costruito mattone dopo mattone, e abbiamo trovato degli investitori, italiani, lungimiranti che hanno voluto rischiare tanto su questa società mettendo dei loro capitali… c’è grande differenza tra investire e speculare!

SIAE: INESATTO E FALSO

In Europa i monopoli legali e/o le designazioni di esclusiva sono 8 (Italia, Austria, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Lituania, Lettonia) oltre alla Svizzera; 15 paesi hanno invece un monopolio di fatto senza fine di lucro (Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia, Danimarca, Finlandia, Polonia, Svezia, Bulgaria, Romania, Estonia, Slovenia, Norvegia, Ungheria); 3 paesi hanno un monopolio di fatto senza esclusione del fine di lucro (Germania, Regno Unito, Irlanda).

L’esclusiva di fatto e quella reale non sono due cose molto diverse; sono assolutamente la stessa cosa. Il Signor D’Atri tenta di spacciare per vero il verosimile: in tutte le società europee oltre il 95% degli autori che operano nei rispettivi paesi si associano in società di gestione collettiva sul modello di SIAE (no profit). Se tante società come Soundreef entrassero nel mercato ci potrebbe essere solo un danno per gli autori e per gli editori che vedrebbero irrimediabilmente scendere il compenso per le loro opere, ma soprattutto – come già detto- gli autori più piccoli e i repertori meno famosi sarebbero destinati a  morire. Il modello a cui D’Atri fa riferimento è quello americano, da cui evidentemente Soundreef ha tratto ispirazione. Infatti solo negli Stati Uniti esiste una vera liberalizzazione e una concorrenza che tuttavia avvantaggia solo ed esclusivamente gli autori ed i repertori più importanti, tant’è che alcune società si definiscono ‘invitation only’. Questo significa che certamente inviterebbero tra i propri associati il Maestro Ennio Morricone ma non il Signor Giuseppe Rossi.

Negli Stati Uniti, di fatto, le tariffe le stabilisce il giudice e - ad esclusione degli autori più noti e più importanti - quelli che non hanno la capacità e la fortuna di diventare importanti sono costretti di fatto a fare altri mestieri.

Start up? Una società fondata nel 2011 può essere ancora considerata una start up? È costituita da un gruppo di ragazzi? Nel report della DUN&BREDSTREET leggiamo che Soundreef LTD ha solo 2 dipendenti e che di fatto, tuttavia, è uno solo che svolge due ruoli: ‘mr. Francesco Danieli – carica: CEO; mr. Francesco Danieli – carica: segreteria di direzione’.  Ha cambiato indirizzo 4 volte negli ultimi cinque anni; ha effettuato n. 2 pagamenti negli ultimi 12 mesi per un totale di 400£ e ha tutti gli indici di bilancio degli ultimi due anni noti (2014 – 2015) in passivo.

Sull’investire e ‘speculare’ notiamo ancora che Soundreef LTD (che è la società operativa), che rivendica un presunto diritto ad operare nel nostro paese sulla base della nuova direttiva europea (ma quando si completerà il processo Brexit alla Soundreef LTD non si applicherà la direttiva europea perché sarà una società extra-comunitaria), è controllata da Soundreef Spa, e Soundreef Spa non è ‘un gruppo di ragazzi che veramente si è costruito mattone dopo mattone…’.

Soundreef Spa (fonte: Registro Imprese Camera di Commercio di Milano) è una società detenuta al 46% dalla VAM Investments SpA che è una società specializzata in investimenti di private equity.

Cosa fanno in concreto? Comprano quote di aziende, le valorizzano per rivenderle e legittimamente valorizzare il loro investimento, e questo lo fanno con l’obiettivo di realizzare plusvalenze a breve medio termine.

Tutto assolutamente legittimo ma è un’attività più vicina alla speculazione o all’investimento?

Ancora, leggiamo su internet, che gli ultimi investimenti della VAM, purtroppo, non sono stati di grandissimo successo. Due anni fa acquistano la società Yalla Yalla con un investimento certamente significativo e fanno roboanti dichiarazioni.

‘Sfideremo expedia’ …

Nel febbraio del 2017, sempre da quanto risulta da visure pubbliche, hanno aderito al concordato fallimentare presso il tribunale di Rimini (15.02.2017).  

Infine riproponiamo una domanda posta su facebook al Signor D’Atri dall’autrice La Ross (domanda che ha ricevuto solo una vaga promessa per il futuro): “Fermo restando che il patrimonio SIAE serve come tutela degli associati, essendo la sua un’azienda privata dovesse fare investimenti sbagliati e trovarsi in difficoltà, come sarebbero tutelati i proventi derivanti dal mio diritto d’autore?”



 

Davide D’Atri: Noi siamo inglesi perché a 19 anni io sono andato in Inghilterra dove sono rimasto per più di 10 anni. Ho studiato là e ho fondato la mia prima azienda. Soundreef è la seconda azienda che fondo e l’ho fondata nel 2011 quando ero ancora in Inghilterra. Quindi è normale che fossimo un’azienda inglese, però tengo a dire che nel 2015 ho voluto fare un’operazione al contrario: siamo ritornati in Italia e ho convinto i nostri investitori a fondare la Soundreef s.p.a che ha comprato il 100% dell’azienda inglese, quindi un vero e proprio ritorno in Italia di capitali, di menti, di risorse… pensando che in questo momento storico dobbiamo fare un pezzettino per la crescita in Italia e questo vuole essere il nostro pezzettino in piccolo. Purtroppo non sembra che, almeno un pezzo della politica, ci abbia bene accettati.

Di fatto esistono sia Siae che Soundreef eppure esiste una legge che dà l’esclusività di mandato a Siae. Facciamo un passo indietro. Nel 2014 la Commissione europea ha emanato questa direttiva, la direttiva Barnier che è una direttiva di liberalizzazione all’interno della Comunità europea. Dice che ogni autore/editore si può iscrivere alla società che preferisce e che ogni utilizzatore può comprare il servizio dove vuole in Europa. Questa direttiva doveva essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 2016 ma l’Italia non l’ha recepita fino a marzo 2017, quando di fatto il Ministro Franceschini ha voluto ribadire anche nella nuova legge che la Siae ha il monopolio nell’intermediazione. Provando a escluderci dal mercato. Questo si scontra e cozza con lo stato attuale del mercato, perché gli autori possono andare via dalla Siae ed è chiaro che l’iscrizione al monopolio Siae è facoltativa quindi 8mila autori italiani sono andati via e si sono iscritti a Soundreef, tantissimi piccoli ma anche alcuni importanti come Fedez, Rovazzi, Nesli, Maurizio Fabrizio D’Alessio… sulle opere di questi 8mila autori la Siae non ha più diritti, non può più erogare una licenza. Di fatto gli utilizzatori devono comprare una licenza anche da noi per utilizzare queste opere. È vero che c’è il monopolio, ma decine se non centina di migliaia di utilizzatori ogni mese comprano le licenze da noi, infrangendo lo stesso monopolio.

SIAE: SURREALE

Di fatto, D’Atri si autodenuncia ammettendo apertamente e manifestamente di operare in violazione di una legge dello stato italiano. Non riteniamo siano necessari ulteriori commenti.



 

Davide D’Atri: Ci dobbiamo anche aggiungere che il monopolio non si applica agli autori stranieri e infatti, già nel 2014, abbiamo vinto al Tribunale di Milano quando, in primo grado d’appello, è stato detto che le nostre attività erano lecite perché a quel tempo la stragrande maggioranza degli autori che intermediavamo era straniera. Il monopolio non si applica alle opere straniere, di fatto questa nuova legge è il peggio del peggio: vuole mantenere il monopolio ma non ci riesce. Quindi fa una legge che è mezza/mezza: da una parte cerca di proteggere questo monopolio, dall’altre lascia praterie sterminate non regolate. Vorrei anche ricordare che l’Antitrust ha recentemente aperto un’istruttoria durissima contro la Siae, con cinque o sei capi d’accusa, tra cui appropriazione indebita, concorrenza sleale… Veramente è una legge zoppa.

SIAE: FALSA E GRAVISSIMA

La causa del 2014 cui Soundreef si riferisce non era contro SIAE ma tra Soundreef e una autrice e artista interprete di brani musicali utilizzati per la musica d’ambiente nei centri commerciali. Il Signor D’Atri è ‘fuori tema’. È falso e gravissimo che il Signor D’Atri affermi che l’istruttoria aperta dall’autorità Antitrust contenga ‘capi d’accusa’ e men che meno ‘per appropriazione indebita e concorrenza sleale’. Le affermazioni del Signor D’Atri sono talmente false che non vale neppure la pena spendere qualche marca da bollo per querelarlo. Probabilmente sono gli effetti del caldo torrido e dei rilevanti investimenti che la sua società ha dovuto operare per fare ’campagna acquisti’ e provare a valorizzare in termini pubblicitari il proprio marchio e a legittimare il proprio operato, che al di là degli evidenti e insanabili conflitti di interessi, è allo stato dell’arte palesemente illegittimo anche sul fronte dei così detti diritti connessi (come argomentato peraltro da SIAE in un dettagliato esposto all’AGCOM).



 

Davide D’Atri: Il Ministro Franceschini durante l’audizione dell’aprile 2016 alla Commissione cultura dichiarò che aveva cambiato idea. Prima di questa audizione era a favore della liberalizzazione e ad aprile 2016 va in Commissione cultura affermando di aver girato l’Europa e capito che la Siae è una delle società migliori d’Europa e che va protetta e garantita. Società che è un gioiello commissariato più volte negli ultimi anni, che ripartisce compensi ad autori/editori con un ritardo fino a 18-24 mesi, che più volte ha avuto un bilancio in rosso, che gestisce 280 milioni di euro di immobili e non si comprende bene perché e quale sia la finalità di questa gestione. Che ha investito centinaia di milioni di euro di fondi di investimento anche all’estero e i proventi di questi immobili e di questi investimenti non è chiaro come vengono ripartiti. Se leggiamo le ordinanze di ripartizione di compensi a favore di autori/editori non troviamo traccia di meccanismi chiari di ripartizioni di proventi degli immobili e delle speculazioni finanziarie. Ci chiediamo se questi profitti e questo valore vengono redistribuiti con gli autori/editori. Non abbiamo mai trovato risposta rispetto a questo e parliamo di un flusso di soldi molto importante.

SIAE: FALSO

Spiace dover smentire il Ministro Franceschini ma la SIAE non è ‘una delle migliori Società d’Europa’, bensì la 7° società di collecting al mondo (fonte: società indipendente internazionale OVUM Londra).

Dal 2011 ha bilanci assolutamente positivi, verificati da ben tre autorità di vigilanza (MIBACT, PCM e MEF), che gestisce in maniera legittima e trasparentissima il proprio patrimonio immobiliare e i denari in attesa di ripartizione per il tramite di fondi immobiliari e fondi di investimenti vigilati dalle autorità pubbliche e che sono certamente investiti in maniera prudente e professionale e consentono di mantenere le provvigioni basse a vantaggio di tutti i propri associati e soprattutto a vantaggio degli associati e dei repertori più fragili. Segnaliamo inoltre al Signor D’Atri che tutto ciò che riguarda la nostra società è sul sito della stessa e proprio per questo ne può parlare. Di Soundreef non si sa nulla perché non sono obbligati a rendere pubblico nulla ma dalle citate visure camerali italiane ed estere si evince in maniera chiara che per ora sono in passivo e hanno indicatori di rischio di cessazione (sia per quanto riguarda la Spa italiana che la LTD) più alti della media.



 

Davide D’Atri: Le differenze tra Siae e Soundreef mi piace descriverle raccontando tre nostri valori principali Il primo valore è che tutte le ripartizioni devono essere analitiche al 100%. Non ha più senso da un punto di vista tecnico oggi, andare a ripartire in maniera statistica. Tutte le ripartizioni possono essere monitorate e noi possiamo pagare per ciò che è stato effettivamente suonato. Il criterio più democratico, più giusto, più etico in assoluto può essere implementato dal punto di vista tecnico. Abbiamo il dovere verso gli autori/editori di farlo. Il secondo valore è che le rendicontazioni e i pagamenti devono essere veloci. Voi accettereste di fare un lavoro oggi ed essere pagati dopo 24 mesi? Può succedere, ma la consideriamo un’ingiustizia nel nostro lavoro quotidiano. Bene! Noi crediamo che le rendicontazioni e i pagamenti possono e devono essere molto veloci. Faccio un esempio: nel live noi rendicontiamo entro 7 giorni dal concerto e paghiamo entro 90 giorni dal concerto. E il terzo valore è la tracciabilità. Al momento, secondo noi, l’autore/editore è avvolto dentro una nuvola nera di ignoranza. Quando sei dentro una nube nera di ignoranza al massimo ti puoi lamentare ma non puoi veramente andare a contestare fatti specifici. Perché non hai neanche la base dati per contestarla. Se tu ricevi a fine anno un assegno dove c’è scritto: 1000 euro. Hai guadagnato 500 euro dalla televisione e 500 euro dalla radio ma non c’è il dettaglio, non il singolo passaggio… in quel caso come fai a protestare che i soldi non sono giusti o non sono corretti? Per noi la tracciabilità è un valore fondamentale. L’autore in qualsiasi momento deve poter andare sul suo account online e deve poter vedere l’esatto passaggio.

Questi sono i tre valori principali per noi: analitico, rendicontazione e pagamenti veloci, tracciabilità.

Esiste la direttiva Barnier del 2014 per la liberalizzazione, esiste, prima ancora della direttiva Barnier, la libera circolazione dei beni e servizi in Europa. Esiste una lettera da parte della Commissione al Governo, ormai di mesi credo, che avverte che la legge voluta dal Ministro Franceschini non è in linea con i valori dell’Europa, con la circolazione dei beni e dei servizi e con la direttiva Barnier. Esiste il dato di fatto che 8 mila autori italiani si sono iscritti a un’altra società e devo dire che la cosa più strana in assoluto è che lo stesso Pd era pro liberalizzazione. Credo che la maggioranza dei deputati e senatori dello stesso Pd sia ancora pro liberalizzazione! Questa del monopolio ci è sembrata una posizione specifica, politica del Ministro. Credo che sia un suo preciso volere politico. Infatti prima che il Ministro Franceschini andasse in audizione, come ho raccontato prima, nell’aprile 2016, e raccontasse questo cambio di idea, lo stesso Pd aveva presentato due proposte di legge di liberalizzazione della Siae. Poi ritarati dopo l’intervento del Ministro. Ci sembra che ci sia anche un consenso trasversale attraverso i partiti politici verso la liberalizzazione, poi alcuni certamente si sono interessati di più di altri e li ringraziamo, però in generale questo sembra un arroccamento da parte del Ministro verso questo monopolio.

SIAE: DEMAGOGIA PURA

I tre valori principali tanto sbandierati dal Signor D’Atri sono ancora una volta emblema della assoluta demagogia che caratterizza da sempre i suoi interventi.

La ripartizione al 100% in analitico di un borderò consegnato digitalmente è un’operazione che uno studente di liceo può fare comodamente e in pochi secondi con carta e penna. Cosa ben diversa è gestire i milioni, ormai miliardi, di utilizzazioni che gestisce ogni anno SIAE. L’analiticità delle ripartizioni ha da sempre caratterizzato l’operato di SIAE, che, invece di fare spicciola demagogia, cerca ogni giorno di confrontarsi con una realtà fatta anche da tipologie di utilizzazioni che non possono essere ripartite in via analitica o non ha senso ripartire con questa metodologia, banalmente perché costerebbe troppo agli aventi diritto.

Parlando di rendicontazione e tracciabilità, il Signor D’Atri parla di una ‘nuvola nera di ignoranza’ che avvolge gli autori ed editori. Sinceramente non si capisce a cosa si riferisca. SIAE è sempre stata trasparente nei confronti dei suoi associati e, negli ultimi anni, ha compiuto enormi sforzi per rappresentare in maniera semplificata e intellegibile per tutti i suoi aventi diritto le informazioni che li riguardano. Il nuovo portale autori ed editori ne è l’esempio lampante. Se di ‘nuvola nera’ bisogna parlare, sarebbe interessante chiedere al Signor D’Atri qualche informazione in più sui denari che, come esplicitato nella Direttiva Barnier, non è in grado di distribuire. Il 100% di analitico non è fattibile e fa specie sentir parlare di opacità qualcuno che non ti dice in maniera trasparente come gestisce tutti i soldi degli autori suoi associati.

Sempre a proposito di trasparenza, magari il Signor D’Atri avrà voglia di dirci chi sono i soci della società fiduciaria (che non vuol dire società di cui ci si può fidare ma società di cui non si conoscono i soci) Vietri Management Ltd (socia della Soundreef Ltd dal 6.2.12 al 30.11.15) che ha ripianato negli anni le perdite del ‘gruppo di ragazzi’ capitanati dal Signor D’Atri.

Anche quando il Signor D’Atri parla di pagamenti veloci e ‘lavoro pagato dopo 24 mesi’ è in evidente malafede. Come già detto il paragone tra Soundreef e SIAE è azzardato quanto lo è quello tra una bicicletta e un airbus A380. È comunque noto che SIAE ripartisce la gran parte di quanto incassa entro 6-12 mesi dall’utilizzazione (ampiamente entro i termini previsti dalla Direttiva Barnier), garantendo al contempo a tutti i suoi associati la possibilità di richiedere anticipazioni riducendo così virtualmente il tempo di ripartizione a 0-6 mesi. Sarebbe interessante, sempre parlando di trasparenza e uguaglianza, sapere quali sono i criteri con i quali Soundreef sceglie quanto e a quali dei suoi associati erogare anticipi.

Per quanto attiene infine le insinuazioni e le valutazioni politiche del Signor D’Atri, che spiace dire sono irriguardose e quasi da Bar Sport, non crediamo opportuno fare altri commenti perché SIAE da sempre ha rispetto delle Istituzioni e soprattutto rispetta le leggi, sia quelle che le piacciono che quelle che non le piacciono.



 

Davide D’Atri: Gli interessi sono veramente molto importanti. Noi lottiamo in questo settore da quasi 6 anni. Siamo un gruppo di ragazzi che è partito con un investimento di 85 mila euro senza nessun padrone politico alle spalle e senza nessuna sponsorizzazione pesante alle spalle. Sono anni che provano a spazzarci via in qualsiasi maniera: lecita e meno lecita.

Il punto principale della vicenda è uno: se tu paghi gli autori/editori con un ritardo di 18-24 mesi hai una massa di soldi molto importante che puoi investire durante questo periodo. Tra l’altro investire senza grandi controlli per una serie di ragioni. Dopo decenni che fai questi investimenti hai accumulato effettivamente un patrimonio molto importante da un punto di vista di immobili, da un punto di vista finanziario e di liquidità che ormai ha una gestione separata rispetto la stessa società che gestisce il diritto d’autore. Questo patrimonio genera profitti ormai. Quindi di conseguenza cosa è successo nei decenni? Si è creata un’azienda parallela che di fatto è un’azienda finanziaria, che gestisce immobili e che fa profitti e che non è ben chiaro come sia ricollegata ad autori/editori e come autori/editori possano beneficiare di questa azienda parallela.

SIAE: PUBBLICITARIE e FALSE

 

Come già detto e come dimostrano 135 anni di storia, SIAE opera solo in maniera lecita. Evidentemente il Signor D’Atri si riferisce a se stesso e alla sua società che ormai da oltre 5 anni (e quindi ben prima della direttiva Barnier) opera illecitamente ed illegittimamente nel nostro paese.

Sulle altre insinuazioni relative alle gestione del patrimonio immobiliare e dei proventi finanziari possiamo solo ribadire che pubblico è il nostro bilancio, pubblica è la relazione di trasparenza e che, contrariamente a Soundreef, abbiamo un Ufficio di Controllo interno, un Organismo di Vigilanza presieduto da un magistrato della Corte dei Conti, siamo sottoposti alla vigilanza di tre ministeri (PCM, MIBACT, MEF).

Soundreef invece è controllata oltre che dai fondatori, da fondi di investimento e da altre società di capitali. Nel suo CDA non siede neppure uno dei suoi associati che nulla sanno e nulla decidono. In SIAE le decisioni sono assunte dagli Organi Sociali che sono espressione della base associativa.

 

Ci permettiamo infine, considerato che il Signor D’Atri ha sempre fatto vanto che la loro società è una ‘start up altamente tecnologica’ , di far rilevare una ‘chicca’ che si evince da quanto dichiarato dalla stessa Soundreef Spa nella visura ordinaria della Camera di Commercio di Milano: ‘attività prevalente esercitata dall’impresa - punto 4 – Soundreef Spa sta portando avanti la sperimentazione di un Software innovativo in grado di analizzare tutti i principali canali televisivi e radiofonici in Europa ed in USA. In pratica questo nuovissimo programma informatico risolve i problemi di rendicontazione… e consente di controllare che le ripartizioni siano corrette e trasparenti.’

Purtroppo, caro Signor D’Atri, dobbiamo comunicarle che questo software sperimentale non è né innovativo né nuovissimo: si tratta infatti di una tecnologia già disponibile che è in uso in SIAE da oltre 10 anni e che è stata recentemente implementata dalla società spagnola BMAT che è partner di SIAE.

È singolare, infine, che una società così tecnologica come Soundreef non operi ancora nel campo del mercato on line, dove non esiste alcuna esclusiva di legge in favore di nessuno, e dove invece SIAE è all’avanguardia a livello internazionale essendo tra i fondatori, con la francese SACEM e con la spagnola SGAE, dell’hub Armonia.

 

Siamo certi, peraltro, che al Signor D’Atri farà piacere sapere che SIAE ha autonomamente sviluppato un software realmente innovativo e all’avanguardia nell’ambito della gestione dei diritti on line, software che presenteremo nel prossimo autunno.

Saremo lieti di invitare il Signor D’Atri alla presentazione.

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