“UN CIELO STELLATO SOPRA IL GHETTO DI ROMA” (RAIPLAY DAL 27) LA GIOVANE SOFIA E I SUOI AMICI: LA SHOAH COME UN’INDAGINE
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“UN CIELO STELLATO SOPRA IL GHETTO DI ROMA” (RAIPLAY DAL 27) LA GIOVANE SOFIA E I SUOI AMICI: LA SHOAH COME UN’INDAGINE

“Della Shoah non si parlerà mai abbastanza” scrive Giulio Base nelle note di regia. Ha ragione, purtroppo non è facile parlarne al cinema; soprattutto non è facile parlarne ai giovani, i quali spesso tutto o molto ignorano di quell’indicibile tragedia. Nasce così il progetto di “Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma”. Il film, scritto da Base insieme a Marco Beretta e lo scomparso Israel Cesare Moscati, arriva su RaiPlay il 27 gennaio, per il “Giorno della Memoria”; qualche tempo dopo, il 6 febbraio, passerà su Raiuno alle 22.50 (strano orario, perché non in prima serata?).

Sarà interessante scoprire chi lo vedrà e come lo vedrà. Perché il registro scelto è, come s’usa dire oggi, da “teen-drama”, adatto quindi, per stile, ritmo e recitazione, al pubblico, così difficile da raggiungere, degli adolescenti, benché la storia custodisca un nucleo nobile e universale, a suo modo straziante.

Il ghetto evocato (oggi meglio dire: ex ghetto) è quello ebraico, dove alle 5.15 del 16 ottobre 1943 le SS naziste, spalleggiate dai fascisti, rastrellarono 1.259 israeliti, tra i quali circa 200 bambini. L’incipit è in bianco e nero, duro e brutale, a evocare l’infamia di quel giorno, con un omaggio, forse, a “Roma città aperta”. Ma subito dopo, e qui sta la scelta azzeccata, ci si ritrova nella Roma odierna, a colori, e conosciamo Sofia, una bella ragazza scontrosa e viziatella, in rotta con la mamma e molto legata al papà famoso concertista.

Sofia dispone di tutto ciò che una sedicenne può desiderare, ma avverte come un vuoto dentro di sé; a colmarlo saranno una lettera ingiallita e una fotografia ritrovate in una vecchia valigia degli anni Quaranta comprata a un mercatino. La missiva è indirizzata, con devastato amore, a una certa Sarah Cohen. Chi era? Si salvò dal lager di Birkenau? È ancora viva? Dove?

Per Sofia e la sua amica Valentina è l’inizio di un’indagine serrata, a suo modo ossessiva, che porta le due ragazze prima alla Sinagoga, poi a un ruvido confronto con tre ebrei coetanei, Ruben, Ilan e Lea, infine a un convento di suore dove forse qualcuno molto anziano sa come andarono le cose.

La Shoah, nella prospettiva del film, diventa così lo spunto per una ricognizione nella mente e nel cuore di quei cinque adolescenti, e se ne aggiungeranno altri strada facendo, decisi a fare qualcosa, di buono e concreto, per ritrovare Sarah Cohen, sempre che sia ancora viva da qualche parte.

Base fa succedere molte cose, in un crescendo di confessioni, indizi e coincidenze, sposando la prospettiva dei ragazzi, s’intende più audaci e disinibiti dei loro genitori, siano essi cattolici o ebrei. Tutto, sul piano drammaturgico, è un po’ semplificato, enfatizzato, finalizzato alla costruzione della gran sorpresa finale; certo non si respira l’asprezza desolata di un film come il francese “La chiave di Sara” (quel nome ebraico torna sempre); ma è anche vero, come si diceva più sopra, che “Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma” punta dritto al pubblico dei giovani, con una certa freschezza e parecchia ingenuità, adoperando tiranti e richiami intonati a quell’età, senza per questo rinunciare a dire qualcosa di pertinente sul dialogo interreligioso. Un tema molto caro al regista, oggi cattolico praticante.

PS. Il fitto cast corale è composto da Bianca Panconi (Sofia), Emma Matilda Lió, Daniele Rampello, Irene Vetere, Francesco Rodrigo, Marco Todisco, Aurora Cancian, Alessandra Celi, con la partecipazione di Lucia Zotti e Domenico Fortunato e un cameo di Giulio Base.

 

Michele Anselmi per SIAE

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