“UCCIDETE IL MACELLAIO DI PRAGA”. CHI ERA REINHARD HEYDRICH. JASON CLARKE CATTIVO ALL’ENNESIMA POTENZA, IL FILM DELUDE
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“UCCIDETE IL MACELLAIO DI PRAGA”. CHI ERA REINHARD HEYDRICH. JASON CLARKE CATTIVO ALL’ENNESIMA POTENZA, IL FILM DELUDE

Voleva sterminare tra gli 11 e i 12 milioni di ebrei. Himmler si fidava di lui come di pochi altri, al punto da fargli elaborare i piani più segreti per la “soluzione finale”. Si chiamava Reinhard Heydrich, si sentiva invincibile, inattaccabile, inarrestabile; morì a Praga, per le conseguenze di un attentato avvenuto qualche giorno prima ad opera della resistenza cecoslovacca, il 4 giugno del 1942. Aveva 38 anni. Un film, L’uomo dal cuore di ferro, ne rievoca ora le atroci gesta, e certamente non è un caso che esca, targato Videa, giovedì 24 gennaio, in vista delle iniziative per il Giorno della Memoria (27).
Peccato che non sia un granché. Scritto e diretto dal marsigliese Cédric Jimenez, che si fece notare col suo bel poliziesco French Connection, il film custodisce due anime, due sceneggiature, due storie; sarà tutto voluto, peraltro c’è un libro importante alla base del progetto, HHhH - Il cervello di Himmler si chiama Heydrich (Einaudi) di Laurent Binet, e tuttavia molto non torna nelle due ore, anche perché non sai bene quale vicenda seguire nel lambiccato montaggio che zompa avanti e indietro nel tempo.
Dal 1942, con il fotogramma che si blocca un attimo prima dell’agguato, si passa infatti al 1929, per ricostruire i fatti che portarono un promettente ufficiale della Marina, appunto il tosto piccolo-borghese Heydrich, a diventare il futuro “macellaio di Praga”, noto anche come “la belva bionda” o appunto “l’uomo dal cuore di ferro”. L’espulsione ingiusta dall’Accademia militare, lenita in parte dall’incontro con Lina, un’ambiziosa aristocratica filonazista con buone conoscenze, lo mette in contatto con Himmler; e da allora la sua sarà una carriera ricolma di onori. Una mostruosa carriera, che lo porta infatti prima a pilotare la famigerata “conferenza di Wannsee” e poi, nel 1941, ad essere nominato da Hitler in persona governatore del Protettorato di Boemia e Moravia.
Naturalmente il nazistone biondissimo si commuove suonando il violino, è un padre premuroso, pure un marito vizioso facile all’ira; e intanto organizza lo sterminio degli ebrei, non senza aver preso di mira i “Tre Re” della Resistenza ceca.
E questo è un film, anche abbastanza prevedibile nella rappresentazione della furia, tanto lucida quanto bestiale, dell’alto papavero hitleriano. Poi c’è un altro film, che s’impone sullo schermo a poco a poco, ed è la storia dei due valorosi cecoslovacchi addestrati dagli inglesi, Jan Kubiš e Jozef Gabčik, incaricati di tornare a Praga clandestinamente per provare a uccidere Heydrich. Tutti sanno che la rappresaglia, in caso di successo, sarà sanguinosa, ma “il macellaio” è un simbolo, e i simboli vanno spenti.
«Il mondo è un organetto. Dio gira la manovella e tutti balliamo la sua musica» sentiamo dire a un certo punto del film. Che, appunto, conduce in parallelo le due storie senza riuscire a intrecciarle davvero, col risultato di spiazzare lo spettatore, anche di depistarlo sul fronte della partecipazione emotiva. La struttura della sceneggiatura sarà pure “caleidoscopica”, come leggiamo nelle note di regia, e tuttavia quel che ne esce è il ritratto di un cattivo a tutto tondo, da Male Assoluto, anche nell’incarnazione fisica, tra ripugnante e carismatica, che ne dà l’attore australiano Jason Clarke, opposto a quello dei due eroici partigiani-giustizieri interpretati da Jack O’Connell e Jack Reynor. Il versante femminile è invece coperto, senza troppa convinzione, da Rosamund Pike e Mia Wasikowska, l’una nei panni della moglie nazista, quasi un’anima nera, l’altra in quelli di una fidanzatina ceca.
Di sicuro L’uomo dal cuore di ferro non va tanto per il sottile, pur attenendosi scrupolosamente ai fatti, incluso l’episodio del mitra Sten che si inceppò nel momento cruciale. Per riassumere, la causa è buona, il film un po’ meno.

Michele Anselmi per SIAE
 

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