“SFIDA AL PRESIDENTE” (SKY): IL BEL MATCH TRA DANIELS E GLEESON. COSÌ TRUMP LICENZIÒ IL CAPO DELL’FBI: TROPPO ONESTO PER LUI
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“SFIDA AL PRESIDENTE” (SKY): IL BEL MATCH TRA DANIELS E GLEESON. COSÌ TRUMP LICENZIÒ IL CAPO DELL’FBI: TROPPO ONESTO PER LUI

In attesa di sapere se Bruce Springsteen ci ha preso, profetizzando in un’intervista che “Donald Trump perderà, Joe Biden vincerà e il lungo incubo americano finirà, magari non subito”, c’è da vedere su Sky una miniserie in due puntate, per un totale di 200 minuti, che cade a fagiolo, mancando una ventina di giorni alle elezioni del 3 novembre. 

Si chiama “Sfida al presidente – The Comey Rule”, l’ha scritta e diretta Billy Ray, già sceneggiatore per Clint Eastwood con “Richard Jewell”, ispirandosi al best-seller “A Higher Loyalty: Truth, Lies and Leadership” firmato proprio dal Comey evocato nel titolo. Cioè James Comey, classe 1960, che guidò il Federal Bureau of Investigation (Fbi) dal 4 settembre del 2013, quando fu nominato da Obama, al 9 maggio 2017, quando fu licenziato da Trump. Si badi bene: un repubblicano, molto stimato all’interno del Bureau, un direttore deciso a non farsi “manovrare” dalla Casa Bianca, chiunque fosse l’inquilino, perché solo così la cruciale istituzione avrebbe potuto mantenere autorevolezza e autonomia, provando a far dimenticare le stagioni di J. Edgar Hoover. 

Il direttore dell’Fbi resta in carica dieci anni. Ma Comey, interpretato con sobrio spirito americano da Jeff Daniels, capisce subito nei primi mesi del 2016 che le cose molto si complicheranno per lui. Prima le indagini legate alle e-mail di Hillary Clinton, ovvero il Segretario di Stato, spedite da server non protetti, col rischio di far intercettare documenti classificati, con effetti disastrosi sulla campagna elettorale dell’aspirante presidente democratico; poi l’affiorare di crescenti manovre russe a vantaggio di Trump da parte dei servizi segreti moscoviti, su indicazione, parrebbe, dello stesso presidente Putin. 

Comey si trova a muoversi sui carboni ardenti, deve dire in pubblico ciò che può dire, senza mentire, e naturalmente piovono su di lui i peggiori sospetti, da parte democratica, quando a pochi giorni dal voto rivela che altre migliaia di e-mail di Hillary Clinton, sfuggite al controllo statale, sono state ritrovate. 

Poteva fare altrimenti? No. Il che lo fa passare, ingiustamente, per filo-trumpiano. Durante un’ imbarazzante cena alla Casa Bianca, promette a Comey di lasciarlo al suo posto, in cambio di assoluta fedeltà. Una proposta irricevibile per un direttore del Bureau: infatti pochi mesi dopo…

È Brendan Gleeson, straordinario attore irlandese, a nascondersi sotto il pesante trucco che è stato necessario applicargli per farlo assomigliare a Trump. E tuttavia, specie nella versione originale in inglese, non ne esce solo una colorita imitazione: Gleeson interpreta il presidente con una certa finezza, di gesti, espressioni facciali, andatura, affondi verbali. 

Sentiamo dire a un certo punto da un repubblicano: “Sono tre gli impulsi che guidano le sue azioni: perfidia, perfidia, perfidia”. E contro quella tripla perfidia, esercitata ora con blandizie ora con minacce, Comey deve fare i conti per mesi, rifiutandosi – come dirà poi in una pubblica audizione in Senato – di onorare le richieste, meglio gli ordini insensati, provenienti del presidente. D’altro canto paragonato in privato, dallo stesso Comey, al boss Salvatore "Sammy the Bull" Gravano. 

“Sfida al presidente - The Comey Rule” è un political-drama che va dritto al sodo, con quel po’ di retorica che non guasta e rincuora. Facendo nomi e cognomi e ricostruendo con cura gli eventi, il film prodotto da ShowTime non racconta solo il confronto serrato tra due uomini così diversi, per stile e comportamenti, ma soprattutto l’incompatibilità radicale di Trump nei confronti di quel sistema di “checks and balances” che regola l'equilibrio tra i vari poteri all'interno dello Stato americano.

PS. Suppergiù sullo stesso tema, ma su fatti riguardanti lo scandalo Watergate, c’è un bel film del 2017 che si chiama “The Silent Man”, con Liam Neeson nei panni di Mark Felt, nel 1973 vicedirettore del Bureau.

 

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