“QUEL CHE ACCADDE A JACK, JACK, JACK E JACK", DA OGGI A DOMENICA AL DUSE
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“QUEL CHE ACCADDE A JACK, JACK, JACK E JACK", DA OGGI A DOMENICA AL DUSE

Da oggi al 23 dicembre (oggi e domenica alle ore 18, sabato alle 20) al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma va in scena “Quel che accadde a Jack, Jack, Jack e Jack”, spettacolo dell’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio d'Amico” sostenuto da SIAE. Lo spettacolo è scritto e diretto da Francesco Petruzzelli (anche interprete con Giulia Gallone, Michele Lisi, Carlotta Mangione e Lorenzo Parrotto) e vincitore del Premio di Produzione Carmelo Rocca, con questa motivazione: “Il progetto presenta un convincente meccanismo teatrale con personaggi ben costruiti e molto diversi, dal poeta al terrorista, e che si desiderano conoscere di più anche per la situazione di profondo disagio che esprimono”.

Dopo il debutto in luglio 2018 al Teatrino delle Sei – Luca Ronconi, nell’ambito della 61° Edizione del Festival Internazionale di Spoleto, Quel che accadde a Jack, Jack, Jack e Jack va in scena al Duse.

Queste le parole dell’autore: “Nella cosiddetta “cultura pop”, il nome Jack ha acquisito ormai una valenza archetipica. In ogni film, in ogni libro anglosassone, perfino in ogni gioco di ruolo inventato dai bambini dell’epoca in cui viviamo, il nome Jack emerge per primo alla mente di chi debba assegnare il nome all’eroe della trama, per poi magari accantonarlo a vantaggio di scelte meno banali. Rimane il fatto che Jack, come un moderno Eracle o Teseo, diviene l’antonomasia dell’eroe contemporaneo e pertanto, nella storia che desideriamo raccontare, ogni personaggio, compresi quelli femminili, ne porta il nome, in quanto figura assoluta di ciò viene chiamato a rappresentare. Una scenografia essenziale, composta del minimo necessario per restituire l’idea dei luoghi definiti dal testo, ed una cifra stilistica di uniformità di costumi che, attraverso dettagli isolati e unici, indichino il carattere dei personaggi, mirano alla medesima finalità. L’elemento cardine che dovrà sostenere l’apparato fin qui descritto sarà l’interpretazione degli attori e la scrittura: battute elaborate e puntuali, scambi incalzanti e dialoghi al limite dell’assurdo che, con una tendenza all’ironia e al cinismo, fungono da chiave di volta del grottesco che si vuole esplorare, in accordo con quanto appreso da Maestri come Anna Marchesini, Arturo Cirillo e Luca Ronconi, per un teatro in cui la distanza dalla realtà è il modo di avvicinarsi ad essa”.

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