“PETRA” (DELICATO): LA VERSIONE FEMMINILE DI ROCCO SCHIAVONE, INDAGA PER SKY LA POLIZIOTTA CORTELLESI IN SALSA GENOVESE
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“PETRA” (DELICATO): LA VERSIONE FEMMINILE DI ROCCO SCHIAVONE, INDAGA PER SKY LA POLIZIOTTA CORTELLESI IN SALSA GENOVESE

Pare che sia andata molto bene su Sky, in termini di ascolti, la prima puntata di “Petra”, miniserie in quattro episodi tratta dai romanzi spagnoli di Alicia Giménez-Bartlett. “Riti di morte” risale al 1996 e segna il debutto della scorticata, a suo modo sexy, poliziotta di Barcellona e del suo collega Fermín Garzón, vedovo, calvo, più anziano di lei, amante della buona cucina. Nell'adattamento televisiva tutto è stato spostato a Genova, per ragioni comprensibili, anche di lingua e attori. Dicono che all’inizio la scrittrice non abbia apprezzato la scelta, poi, dopo un salto sul set nella città della Lanterna, s’è ricreduta; almeno così ha confessato in un’intervista promozionale.

In effetti la soluzione non stona. La regista Maria Sole Tognazzi ha trovato in Paola Cortellesi e Andrea Pennacchi due interpreti capaci di reinventare i rispettivi personaggi, adeguandoli al contesto italiano ma senza tradirne un certo spirito iberico. Diciamo che Petra Delicado, ora Delicato, è la versione femminile di Rocco Schiavone, e forse non è un caso che anche i romanzi polizieschi di Antonio Manzini siano editi da Sellerio. Gli omicidi contano, ci sono casi complicati da risolvere, spesso molto cruenti; ma in realtà è il “fattore umano” a sostanziare l’intreccio giallo, a svelare le psicologie, a innervare lo scontro caratteriale, pure esistenziale.

Petra, come saprete, è una ex avvocata con due matrimoni alle spalle. Ancora bella e desiderabile, la quarantenne s’è come murata viva nell’archivio in cui l’hanno sistemata. A casa non ha ancora aperto i cartoni con libri e oggetti, due anni dopo il trasloco. È scontrosa, burbera, respingente, sempre incazzata, naturalmente progressista, allergica a moralismi e banalità.

Grazie a un turno notturno, in mancanza del titolare, le affidano le indagini su uno stupratore seriale che marchia a sangue le sue vittime con una strana ghiera sistemata su un orologio. Una scocciatura per Petra, che vive al ribasso; però l’incontro col vice-ispettore Antonio Monte, triste e infelice come lei ma per altri motivi, la scuote dal torpore e rimette in moto il suo intuito.

La regista Tognazzi, complice la fotografia di Arnaldo Catinari, immerge il tutto in una Genova notturna, portuale, nei caruggi cari a De André. Evita per fortuna i bozzetti comici, ma sorprende un po’ che nessuno parli con accento genovese, nemmeno in Questura o per strada, ma sarà una questione di cast e di copertura nazionale (produce Cattleya con Bartleby e Sky).

Cortellesi, qui in chiave semi-drammatica, si intona al carattere musone della detective, all’inizio forse esagerando un po’: ma funziona, ci si affeziona presto a lei e quindi va benissimo in televisione. Pennacchi va sul sicuro: il suo Antonio (già Fermín) è costruito apposta perché il pubblico gli voglia subito bene.

Frase da ricordare, che forse era sulla pagina scritta: “I mariti sono come il grasso sulle mani. Non va mai via”.

PS. Esiste una serie tv spagnola su Petra Delicado. Risale al 1999, con Ana Belén e Santiago Segura nei panni dei due poliziotti. Tredici puntate trasmesse prima dalla piattaforma pay Vía Digital e in seguito da Telecinco. Sarebbe interessante fare un confronto.

Michele Anselmi per SIAE

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