“NON ODIARE”, PARE FACILE. GASSMANN FA UN CHIRURGO EBREO CHE LASCIA MORIRE UN NAZISTA. IL SENSO DI COLPA FA IL RESTO
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“NON ODIARE”, PARE FACILE. GASSMANN FA UN CHIRURGO EBREO CHE LASCIA MORIRE UN NAZISTA. IL SENSO DI COLPA FA IL RESTO

“Non odiare”, pare facile nel mondo in cui “hater” è diventata una parola nota a tutti, pure a chi non conosce l’inglese, per ciò che indica ed evoca. Il film di Mauro Mancini è un’opera prima che giovedì 10 settembre arriva nelle sale in 220 copie con Notorious Pictures dopo l’anteprima alla veneziana Settimana della critica. Lette le entusiastiche recensioni dei colleghi, mi aspettavo francamente qualcosa di più; ma è anche vero che trattasi di un esordio, con tutte le insidie della prima volta, e di sicuro non sarà stato facile mettere insieme il progetto, frutto di una coproduzione italo-polacca, dato l’argomento spinoso.

Siamo a Trieste, anche se non si dice. Scivolando sul fiume in canoa, l’affermato chirurgo Simone Segre, s’intende ebreo ancorché non praticante, sente un fragore sulla strada accanto. Dentro un’auto sta agonizzando un cinquantenne. Il medico si appresta a soccorrerlo in attesa dell’ambulanza, ma aprendogli la camicia vede un vistoso tatuaggio sul petto, raffigurante una croce uncinata. Infischiandosene del giuramento di Ippocrate, Segre lascia morire il nazista, tanto nessuno potrà dimostrare il contrario.

La domanda è: potrà il ricco ebreo sottrarsi al senso di colpa per ciò che ha fatto? No, infatti si mette a pedinare i figli del morto, per saperne di più. Sono tre: la taciturna e fattiva Marica, il feroce naziskin Marcello, il più piccolo Paolo. L’idea è di aiutarli di nascosto, sicché assume Marica come donna delle pulizie, senza immaginare che il fratello antisemita, al grido “Lavori da un giudeo di merda”, si farà vivo per dargli una lezione. E siamo solo a un terzo del film: si annunciano sorprese a ripetizione, anche in chiave fortemente melodrammatica.

“Non odiare” ha un andamento meditabondo, sarà perché Alessandro Gassmann fa di quel chirurgo un uomo mesto e laconico, che vive da solo in un enorme appartamento di lusso, alle prese con la morte recente del padre collezionista compulsivo, mai amato davvero, che gli ha lasciato una casa in campagna e un cane lupo aggressivo. Sara Serraiocco è Marica, sospettosa, fiera e in fondo bisognosa d’affetto, mentre Luka Zunic è il fanatico razzista dalla testa rasata che organizza “bangla-tour” per pestare gli immigrati cingalesi.

Racchiuso tra un prologo in riva a un lago e il ritorno tanti anni dopo in quello stesso luogo, “Non odiare” si propone come una riflessione sui nostri tempi aggressivi e fetidi, pure sul rapporto tribolato coi padri. Nella sua prima metà il film custodisce un rigore stilistico e un senso della tragedia che fa ben sperare; poi, purtroppo, tutto precipita, gli eventi prendono una svolta inverosimile, diciamo ad alto tasso simbolico, pure in una prospettiva di accettabile (mezzo) lieto fine.

 

Michele Anselmi per SIAE

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