“NEVERMIND”: PUGLIELLI FA IL SURREALE E GIOCA COI FILM A EPISODI, IL MODELLO ISPIRATORE SAREBBE BUÑUEL (PAROLA DEL REGISTA)
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“NEVERMIND”: PUGLIELLI FA IL SURREALE E GIOCA COI FILM A EPISODI, IL MODELLO ISPIRATORE SAREBBE BUÑUEL (PAROLA DEL REGISTA)

Magari è un po’ troppo impegnativo il riferimento a quel film di Luis Buñuel intitolato Il fantasma della libertà (1974). Ma è lo stesso Eros Puglielli a citarlo come modello ispiratore del suo Nevermind, nelle sale da giovedì 1° agosto con Minerva Pictures. Trattasi infatti di film a episodi vagamente concatenati, secondo una sorta di struttura “a domino” in base alla quale un personaggio secondario di un capitolo diventa protagonista di quello successivo. Il tutto in un clima di sberleffo, di astrazione, anche di spiazzamento inquietante, nel quale le giravolte del destino determinano il presunto gioco satirico.

Del resto il titolo in inglese, ma i Nirvana non c’entrano, può essere tradotto suppergiù con “Non importa”o “Non preoccuparti”, come se il regista di Tutta la conoscenza del mondo, insieme ai suoi sceneggiatori Giulia Gianni e Antonio Muoio, si fosse divertito a escogitare situazioni buffe sul tema della condizione umana e del disordine emotivo, senza pretese di riflessione, in una chiave di puro non sense, s’intende politicamente scorretto. 

Un prologo, un epilogo e quattro episodi, per un totale di 115 minuti, scandiscono il catalogo delle assurdità. Ci sono, nell’ordine: un famoso psicologo/professore che non ci sta più con la testa dopo essere stato investito da un carro attrezzi lesto a svignarsela; un avvocato di successo che ha l’abitudine di “ravanare”, cioè di toccarsi perennemente le parti intime in ufficio tra un appuntamento e l’altro; una deliziosa baby sitter, sposata con un piccolo imprenditore squattrinato, che si ritrova a occuparsi di un bambino che non c’è, al suo posto un robottino aspirapolvere; un vecchio amico d’infanzia dal torbido presente sessuale e familiare; infine un aspirante cuoco da reality (Il trono di spiedi) che si ribella alle angherie di un collega incapace cominciando a cancellare, letteralmente, tutto quanto lo irrita e ossessiona.

Teorizzano gli autori: “Per quanto i fatti narrati possano sembrare a prima vista estremi, in qualche modo lo spettatore li troverà familiari e catartici, perché in realtà esplorano i lati  oscuri, scomodi e inconfessabili che si annidano nel nostro quotidiano”. Sarà. Girato in una quindicina di giorni, ma l’episodio sul “ravanatore” c’era già, Nevermind è un film magari povero ma non misero, a partire dagli effetti speciali visivi che funzionano a dovere. Certo bisogna molto lasciarsi andare al gusto espressivo degli episodi per apprezzarne il tono che si vorrebbe tra comico e corrosivo, pure la recitazione assai sopra le righe di alcuni dei tanti interpreti coinvolti. Tra i quali è d’obbligo menzionare i protagonisti Paolo Sassanelli, Alberto Molinari, Giulia Michelini, Massimo Poggio e Andrea Sartoretti (con orecchie a sventola aggiunte).

Michele Anselmi per SIAE

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