“LORO 1”, BERLUSCONI PUÒ STAR SERENO: SORRENTINO LO VEDE COME UN SIMPATICO VITALISTA IN UNA FOLLA DI DONNINE NUDE
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“LORO 1”, BERLUSCONI PUÒ STAR SERENO: SORRENTINO LO VEDE COME UN SIMPATICO VITALISTA IN UNA FOLLA DI DONNINE NUDE

Loro 1 plana in centinaia di copie nelle sale italiane all’indomani della buona affermazione ottenuta da Forza Italia nelle elezioni regionali in Molise, ormai definito “l’Ohio d’Italia”. Berlusconi, per quanto appannato e “smandibolato”, per dirla con Crozza, ha di che essere soddisfatto; magari non si curerà troppo del film, che infatti non ha voluto vedere in anteprima, ma dal quale, almeno per quanto concerne questo primo capitolo, non esce affatto male, anzi ritratto con viva simpatia, pure con alcune sottolineature romantiche. Il 10 maggio sarà la volta di Loro 2 e vi sapremo dire come prosegue questo «racconto dell’uomo, innanzitutto, e in modo solo marginale del politico», secondo quanto scrive Paolo Sorrentino nelle note di regia.

Del resto, Lui appare dopo una settantina di minuti, addirittura conciato da odalisca, con tanto di veli e occhi bistrati. Un autentico coup de théâtre, alla maniera di Sorrentino. Siamo nell’estate del 2006, da circa due mesi il terzo governo Berlusconi, durato appena un anno, ha dovuto dimettersi; sicché il Cav, appena settantenne e ancora gagliardo nell’incarnazione virtuosistica di Toni Servillo, si aggira depresso e annoiato nella sua villona sarda. Canticchia in napoletano, incontra un calciatore che non si fa comprare, prova stancamente a rimettere insieme i cocci del matrimonio con Veronica Lario. Lei legge L’uomo duplicato di José Saramago e si cimenta con qualche piccola scultura, sentendosi come chiusa in gabbia in quel paradiso affacciato sul mare, forse già meditando il divorzio, nel ricordo della loro canzone preferita: Domenica bestiale di Fabio Concato (occhio a una sorpresa).
Sarà bene dimenticare Il Divo, che all’inizio fece molto arrabbiare Giulio Andreotti, salvo poi essere rivalutato con romana furbizia dall’ interessato. Lì Sorrentino faceva sul serio, addentrandosi nelle misteriose e quiete convulsioni - anche giudiziarie - del potere andreottiano; qui il tono è vistosamente grottesco, non moralista, perfino burlone se non goliardico, un po’ in linea con le atmosfere del televisivo The Young Pope.
A me sembra che Sorrentino, dopo La grande bellezza, probabilmente il suo film più intenso, arguto e corale, si sia un po’ perso per strada, smarrendo non solo la sapida qualità aforistica dei suoi dialoghi, pure una certa e ben calibrata potenza visiva. Magari mi sbaglio.

Loro 1 sembra talvolta strizzare l'occhio al Martin Scorsese di The Wolf of Wall Street, ma poco conta rispetto alle intenzioni del dittico, riassumibili nella seguente frase di Sorrentino: «Un uomo, per quanto, mi riguarda, è il risultato dei suoi sentimenti più che la somma biografica dei fatti». I fatti ci sono, più o meno rielaborati, come annuncia a mo’ di esergo una frase di Giorgio Manganelli piazzata sui titoli di testa: «Tutto documentato, tutto arbitrario».
Siccome s’è strologato a lungo attorno al titolo, appare evidente, vedendo il film, che “Loro” non sono solo “quelli che contano” ma anche quelli che vorrebbero entrare nel mondo che conta. La composita costellazione di tipi  rimanda in parte a persone reali, sia pure rivestite con nomi di fantasia o assonanti: da Lele Mora a Gianpaolo Tarantini, da Sabina Began a Marinella Brambilla, da Sandro Bondi a Stefano Ricucci, da Patrizia D’Addario a Noemi Letizia, da Mariano Apicella a Mike Bongiorno; più una serie di misteriosi personaggi, la cui identità appare ardua da decifrare, che si chiamano Dio, Crepuscolo, Cupa.

Sorrentino lo conoscete. Ama stupire lo spettatore, specie dopo l’Oscar, e quindi inzeppa il suo Loro 1, scritto con Umberto Contarello e prodotto da Indigo con Universal, di immagini a effetto, evocative, spiazzanti: un rinoceronte che corre nottetempo dalle parti dell’Eur, un topo che fa finire un camion dell’immondizia tra le rovine del Foro romano, una pecora perplessa stecchita dall’aria condizionata…
«Silvio ha cuore e prostata a pezzi, ma si ostina a usarli» sentiamo dire a un certo punto, e in effetti il Berlusconi di Servillo, volutamente quasi un mascherone da teatro kabuki, scalpita in questo primo episodio, che qualcuno ha definito “pre-BungaBunga”. Filosofeggia in mezzo al mare con la triste Veronica, istruisce il nipotino spiegandogli che «le apparenze ingannano solo i mediocri», dice di sé esibendo la mitica dentatura: «Un 25 per cento di me è gay, solo che è lesbica».
Del resto la carne è debole, specie la sua, e non sarà un caso se nella villa accanto un esercito di poppute e disponibili ragazze si prepara a dare l’assalto al cielo stuzzicando da lontano, al sole e con l’aiuto di qualche pasticca, quello che fu l’uomo più potente d’Italia.

Sono le anime di un purgatorio immaginario e moderno, ancorché archiviato nel giro di pochi anni, quelle che Sorrentino mette in fila adottando il presunto tono della tenerezza. In realtà, almeno in questo Loro 1, l’estenuante prologo ricolmo di amplessi svogliati, baccanali svaccati e pubi depilati finisce con il ritardare, inducendo un vago senso di tedio, l’ingresso del Mattatore. L’effetto non sarà “da Bagaglino”, benché il celebre locale di via Due Macelli sia citato, ma poco ci manca. Con un contorno di trovate e trovatine strappa-applauso.

Servillo pare divertirsi alquanto sotto quei capelli incatramati e il cerone arancione, Elena Sofia Ricci è brava, intensa, rassegnata quanto basta, nel ruolo della non più desiderata Veronica Lario; mentre il resto del cast, a partire da Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak passando per un Fabrizio Bentivoglio calvo, fatica a intonarsi al registro di sfatta commedia umana, tra ammirazione sincera, lusso esibito e tornaconto personale. Il tutto dura 104 minuti.

Michele Anselmi per SIAE

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