“JULIET, NAKED”: NON SI VEDONO NUDI DI DONNA MA CI SI DIVERTE INGLESI E AMERICANI, DUE POPOLI DIVISI DALLA STESSA LINGUA
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“JULIET, NAKED”: NON SI VEDONO NUDI DI DONNA MA CI SI DIVERTE INGLESI E AMERICANI, DUE POPOLI DIVISI DALLA STESSA LINGUA

Ci ha messo quasi dieci anni a diventare un film il romanzo di Nick Hornby Juliet, Naked, da noi Tutta un’altra musica (Guanda, 2009), ma ne è valsa la pena. Perché la commedia a sfondo musicale, forse memore di certe atmosfere di Alta fedeltà, è una riuscita: fa sorridere e pensare, maneggia le strettoie dell’esistenza e le giravolte dell’amore, dice anche qualcosa di pertinente su quelli che George Bernard Shaw definì «due popoli divisi dalla stessa lingua». Ovvero americani e inglesi. Peccato che la versione doppiata in italiano disperda proprio il gioco degli accenti e delle pronunce, non proprio marginale in una storia del genere.

Il regista statunitense Jesse Peretz, classe 1968, ex musicista, conduce il film, nelle sale dal 6 giugno targato Bim, con divertita e malinconica sapienza, ben sapendo di avere tra le mani una sceneggiatura di ferro, di quelle che dosano gli ingredienti e lievitano dolcemente.

Siamo nel paesino inglese di Sandcliff, affacciato sul mare, dove le giornate scorrono quiete, le persone sono gentili, si organizzano mostre-revival sul 1964 e un po’ ci si annoia. Si annoia soprattutto Annie, una giovane e gradevole donna che si sente sfiorire nel rapporto ormai esausto col marito insegnante Duncan. L’uomo, pedante e distratto, sembra avere un unico grande amore: Tucker Crowe, un dimenticato/leggendario musicista rock americano di cui da anni, peraltro, si sono perse le tracce.

Duncan l’ha idealizzato, dedicandogli un fanatico sito per “nostalgici”. Naturalmente Annie detesta Tucker, a partire dall’album Juliet di venticinque anni prima che il marito le propina a tutte le ore; ma il destino è in agguato: la donna risponde per caso a una e-mail del vero Tucker, il quale vive in un garage nella provincia americana, e comincia a chattare con lui, confessandosi liberamente. Scommettiamo che prima o poi i due si incontreranno dalle parti di Londra con tutto quel che ne consegue?

La trovata di Juliet, Naked - Tutta un’altra musica sta nel cocktail riuscito dei caratteri. Perché l’incasinato e già alcolista Tucker, padre di quattro figli, anzi cinque, avuti da donne diverse, ha appeso al chiodo da decenni la chitarra e si sente più o meno un sopravvissuto; mentre Annie, rigida e precisina, vorrebbe avere un figlio dall’uomo che non ama più e guarda allo yankee con un mix di timore e fascinazione. Non siamo troppi distanti da Notting Hill, anche se qui non c’è una star del cinema hollywoodiano inseguita dai paparazzi, bensì uno squattrinato ex musicista alle prese con il ridicolo feticismo di cui è fatto segno in terra straniera.

Punteggiato di omaggi garbati, da Il giorno della locusta dello scrittore Nathanael West alla morbida canzone dei Kinks Waterloo Sunset, il film perviene al finale aperto con tutti gli snodi d’obbligo; e certo gli interpreti si intonano alla partitura romantica: Ethan Hawke, pure cantante nella ricca colonna sonora originale, restituisce Tucker con spiegazzato disincanto; Rosie Byrne fa di Annie una donna in bilico, alle prese con una svolta cruciale; Chris O’Dowd incarna il tedioso/ossessivo Duncan, cioè il lato buffo della faccenda.

PS. Da gustare senza troppo pensare alle gaffe del presidente Trump nel corso della sua visita ufficiale a Londra. Ci sono americani e americani.

Michele Anselmi per Siae.it

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