“FUORI ERA PRIMAVERA” SU RAIPLAY: CARTOLINE DAL LOCKDOWN SALVATORES MONTA BENE, MA SUONA FUORI TEMPO MASSIMO
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“FUORI ERA PRIMAVERA” SU RAIPLAY: CARTOLINE DAL LOCKDOWN SALVATORES MONTA BENE, MA SUONA FUORI TEMPO MASSIMO

Un pipistrello minaccioso vola un po’ al rallentatore, sullo sfondo un cielo da apocalisse. Comincia così “Fuori era primavera”, sottotitolo “Viaggio nell’Italia del lockdown”, che Gabriele Salvatores ha realizzato cucendo insieme alcune delle migliaia di testimonianze video ricevute in redazione. Qualcosa del genere aveva fatto nel 2014 con “Italy in a Day”, solo che qui non si parla di un giorno, bensì del periodo che va, pressappoco, dal 24 marzo al 30 maggio. In tutto 75 minuti, come l’altro, e si può vederlo gratuitamente su RaiPlay dal 10 dicembre; poi andrà in prima serata su Raitre il 2 gennaio 2021.

Sostiene Salvatores: “Purtroppo noi italiani non abbiamo una storia di comunità; possiamo essere straordinari, inventivi, geniali, ma facciamo fatica a remare tutti nella stessa direzione. È un capitale che abbiamo sprecato e me ne accorgo anche nei miei comportamenti che sono cambiati dopo 50 giorni di isolamento da solo a Milano”. Il virus ha “visitato” anche lui, in forma leggera per fortuna, in questa seconda ondata che pare non finire.

Naturalmente quel pipistrello nell’incipit non va preso alla lettera: serve solo a introdurre, evocando una maledizione che sconvolge la vita del pianeta, il complesso montaggio di testimonianze che innerva “Fuori era primavera”. Una primavera calda e assolata, in buona misura vissuta all’interno delle mura domestiche, su terrazze e terrazzini, persino sui tetti.

Salvatores, aiutato dai montatori Massimo Fiocchi e Grazia Griziotti, sa scegliere bene, in modo da offrire un affresco più che una casistica. Ci sono, per dire: il frate che parla di “un microbo che ci ha messo tutti in ginocchio” e si chiede “Dio, Dio dov’è?”; la mamma anziana un po’ offuscata che alla domanda “Che cos’è il coronavirus?” risponde “Una preghiera”; il fesso giovanotto veneto che teorizza “Abbiamo l’alcol che ci protegge”; la ragazza che confessa “Faccio fatica ad alzarmi dal letto, a trovare un motivo per tirarmi su”; il “rider” disperato che ha guadagnato 4 euro in un’ora e ironizza “Anche oggi guadagniamo domani”; il medico ospedaliero con quattro malati e un solo ventilatore che si commuove pensando a quei tanti anziani morti senza nessuno accanto, “come svaniti, una sparizione all’improvviso”; la figlia che si sente in colpa per aver portato la mamma al Pio Albergo Trivulzio “Per fare un po’ di riabilitazione” e non è più tornata…

Per controbilanciare una certa cupezza intonata al tema ecco allora le più strane versioni di “Bella ciao”, le gustose invenzioni casalinghe, una mamma quasi partoriente con “l’autocertificazione” scritta sul pancione, i cibi buoni condivisi a Pasqua, i balletti dappertutto, chi gioca a tennis da una terrazza all’altra, soprattutto l’anziano che con la sua famiglia è approdato per tempo all’isola di Tavolara, in Sardegna, e lì ha vissuto benissimo, pescando e camminando durante tutta la clausura.

“Voglio vederti danzare” di Franco Battiato fa da sigillo al tutto, e certo i dervisci fanno simpatia, evocano una pace interiore e l’eleganza del gesto. Tuttavia mi chiedo a che cosa possa servire un film del genere, certo ben fatto e congegnato, nell’alternanza di sorrisi e lacrime, sollievi e dolori, canzoni e silenzi.

Sarà perché, come ammette lo stesso regista nella frase sopra riportata, quel lockdown totale appare così remoto, ormai, benché le cose non vadano affatto meglio, come si sa, sul fronte della pandemia. Lo spirito degli italiani, specie in vista del Natale, oggi appare così cambiato, forse più ulcerato e inacidito, sicché “Fuori era primavera” fotografa un’Italia, a suo modo fattiva e resistente, pure creativa, decisamente superata dai numeri luttuosi e dai comportamenti sconsiderati. Il lockdown come un evento irripetibile; forse, a questo punto, da dimenticare invece che da celebrare.

Michele Anselmi per Siae.it

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