è scomparso mario lunetta. l'autore romano ha lasciato un segno in ogni campo della scrittura
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è scomparso mario lunetta. l'autore romano ha lasciato un segno in ogni campo della scrittura

È scomparso lo scrittore e poeta Mario Lunetta, nato il 23 novembre 1934 a Roma nel quartiere Garbatella, dove ha sempre vissuto. Autore eclettico e versatile, ha declinato la sua passione per la scrittura in tutte le forme letterarie, dalla poesia alla narrativa, dalla saggistica al teatro, collaborando alla realizzazione di alcuni programmi culturali della Rai, e prestando la sua penna come critico letterario e d’arte a quotidiani e riviste italiane.

Iscritto alle sezioni Dor e Olaf di SIAE rispettivamente dal 1987 e dal 1990, Lunetta è stato anche Presidente del Sindacato Nazionale Scrittori.

Affiancata all’attività di romanziere e drammaturgo, c’è quella di curatore di antologie (Il surrealismo, Roma, Editori Riuniti, 1976; Poesia italiana oggi, 1981) e quella di saggista (La scrittura precaria, 1972; Sintassi dell’altrove, 1978; Le dimore di Narciso, 1997 fino a Invasione di campo: progetti, rifiuti, utopie del 2002 e al Liber Veritatis del 2007.

Molte le raccolte poetiche da lui pubblicate, dal 1970 di Tredici falchi al 2008 di Cartastraccia, passando per Lo stuzzicadenti di Jarry (1972), Flea market (Premio Pisa nel 1983), Catastrofette (1997) e Mappamondo & altri luoghi infrequentabili (2006).

Tra i suoi romanzi Comikaze (1972), I ratti d’Europa (finalista al Premio Strega nel 1977), Puzzle d’autunno (finalista allo Strega nell’’89); Soltanto insonnia (2000); Cani abbandonati (2003); Figure lunari (2004) e La notte gioca a dadi (Newton Compton, 2008). Questi invece alcuni titoli delle sue opere teatrali: La visitatrice della sera, Galateo, Antartide, Coca-Cola di Rienzo Story, Arkadia nonsense e Smash.

Nel 2006 gli è stato conferito il Premio Alessandro Tassoni alla carriera.

In un’intervista rilasciata nel 2010 sul tema Il poeta è un venditore? dichiarò: “Una poesia degna del nome è pensiero che si trasmuta in forme che inchiodano a una parete di ferro e d’aria questa o quella scheda filosofica e la lavorano con il lanciafiamme. Il lanciafiamme, ovviamente, può sviluppare una potenza di fuoco di varia entità. Ciò che importa è che il combustibile non sia truccato. Produrre buona poesia è coltivare l’arte laboriosa dell’improbabile come fosse il massimo del realismo”.

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