I diritti morali

I diritti morali sono i diritti esclusivi che la legge riconosce in favore dell’autore a tutela della sua personalità, e cioè il diritto di decidere se e quando pubblicare l’opera, di rivendicarne la paternità e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione e ad ogni atto a danno della stessa.

Questi diritti sono esercitabili quando possa configurarsi, con la loro violazione, un pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’autore.

Sono diritti inalienabili, imprescrittibili e irrinunciabili, cioè possono essere esercitati indipendentemente dai diritti patrimoniali derivanti dalla creazione dell’opera e anche nel caso in cui questi ultimi siano stati ceduti a terzi.

Sono, inoltre, illimitati nel tempo; dopo la morte dell'autore possono essere rivendicati dal coniuge, dai discendenti e ascendenti. Qualora le finalità pubbliche lo esigano, la relativa azione può essere esercitata dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

L'autore ha il diritto di essere pubblicamente indicato e riconosciuto come creatore della sua opera, di cui può rivendicare in qualunque momento la paternità (art. 20 L. d.A.).

Nell’ambito di questo diritto rientra anche la facoltà dell’autore di far circolare la propria opera in forma anonima o con uno pseudonimo, conservando il diritto di rivelarsi e di far riconoscere in giudizio, in qualsiasi momento, la sua qualità di autore (art. 21 Ld.A.).

L’autore può esercitare tale diritto sia rivendicando a sé la paternità della sua opera, sia con il pretendere che il proprio nome  sia apposto sugli esemplari dell’opera o indicato in occasione di ogni forma di utilizzazione e di comunicazione pubblica come l’esecuzione, la rappresentazione, la proiezione cinematografica, la diffusione radiofonica e televisiva, la recitazione e così via.

Solo l’autore può decidere se e quando pubblicare la sua opera, potendo anche lasciarla per sempre inedita od opporsi alla prima pubblicazione, recedendo da contratti che l’abbiano autorizzata.

Il diritto di inedito si esaurisce con la pubblicazione dell’opera.

Se l’autore ha espressamente vietato la pubblicazione di una sua opera, neppure gli eredi, alla sua morte, possono esercitare questo diritto (art. 24 L.d.A.), che può essere espropriato solo per ragioni di interesse dello Stato ( art. 112 L.d.A.).

E’ il diritto di ritirare l’opera dal commercio in caso di gravi ragioni morali (art. 142-143 L.d.A.), che possono comprendere sia motivi di ordine etico che intellettuale, politico e religioso, sia le ipotesi in cui l’opera contrasti con la mutata personalità dell’autore.

Questo diritto trova applicazione anche solo riguardo a particolari versioni dell’opera e nel caso di opere derivate dall’originale.

Il creatore dell’opera ha comunque l’obbligo di rimborsare le spese sostenute da coloro che abbiano acquistato i diritti di riproduzione, diffusione, escuzione o rappresentazione dell’opera.

L’autore ha il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modifica dell’opera che possa danneggiare la sua reputazione: chi crea un’opera ha il diritto di essere giudicato dal pubblico per l'opera così come l'ha concepita e di conservare la reputazione che deriva dalla corretta conoscenza della stessa.

Questo diritto tutela non solo le modifiche dell'opera ma anche qualsiasi modalità di comunicazione che ne possa cambiare la percezione e quindi il giudizio da parte del pubblico, come ad esempio l'utilizzazione dell'opera per la promozione o per la pubblicità di determinati prodotti.

La legge prevede espressamente i casi in cui l’autore non può opporsi alle modificazioni dell’opera (art. 2°, comma 2 L.d.A.), e cioè nelle opere dell'architettura, laddove le modificazioni si rendessero necessarie nel corso della realizzazione o quando l’opera sia stata già realizzata.

L’autore non può impedire l’esecuzione delle modifiche alla sua opera o chiederne la soppressione quando ne abbia avuto conoscenza e le abbia accettate (art. 22, comma 2 L.d.A.).